Recensione: Morte dell’Erba / Review: The Death of Grass

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Autore: John Christopher

Genere: fantascienza apocalittica

Anno: 1956

Note: Ho letto la traduzione italiana di Marco Galli.


Quando il virus Chung-Li colpisce, inizia dalla lontana Cina. Tutte le piante di riso marciscono, e la carestia colpisce duramente. Arrivano gli aiuti dall’estero, sì, ma non bastano a salvare tutta l’Asia. Il virus migra e muta.
John, moglie e figli vivono in Inghilterra e parlano di queste catastrofi bevendo té, scambiandosi opinioni molto diverse con i loro amici. David, il fratello agricoltore di John, ha un brutto presentimento. E quando il virus comincia ad attaccare il grano e le altre graminacee, è chiaro che il mondo come lo conoscono è al collasso. Così John cerca di salvare la famiglia, di raggiungere la fattoria di David, situata in una valle ben protetta. Che ci riesca o no, alla fine sarà un uomo molto diverso, e anche la sua famiglia sarà cambiata.
Anche se ricorda Il Giorno dei Trifidi e simili storie categorizzate come “cosy catastrophes”, non c’è niente di comodo o piacevole nel mondo di Morte dell’Erba… che comunque piacerà di sicuro a chi sono piaciute le opere di Wyndham. Anche qui dopotutto c’è una famiglia inglese che cerca di sopravvivere a un evento apocalittico.
John comincia da inglese medio e man mano diventa sempre più… spiacevole. Più antipatico, ecco, soprattutto se confrontato con i classici protagonisti di Wyndham. Sorprende la sua freddezza nel compiere certi gesti, al punto che un lettore potrebbe essere tentato dal pensare che abbia nascosto tutti quegli istinti primordiali in lui per tutta la sua vita. Ora che la società civile non esiste più, ed è diventato il capo di quel piccolo gruppo… chi può fermarlo?

Certo, ha le sue buone ragioni per agire in certi modi, e vediamo altri che sono molto peggio, ma c’era davvero bisogno di fare certe cose? Leggendo ci si chiede di continuo come agiremmo noi al suo posto, cosa che rende Morte dell’Erba un romanzo apocalittico molto efficace.
I personaggi secondari, alcuni dei quali sono costantemente in bilico tra eroe e mostro, a volte finiscono per rubare la scena al protagonista e a superarlo in carisma. Non è necessariamente un male, anzi, il gruppo che viene a crearsi intorno a John con tutti i conflitti che ne conseguono è degno di una serie tv moderna ben fatta.

Anche se è un romanzo vecchio – si vede dal livello tecnologico e dal sessismo – è ancora godibile e interessante, perché le carestie non stanno di certo per passare di moda. Avvengono tuttora, e siamo abituati a sentire e vedere queste tragedie lontane proprio come John e la sua famiglia all’inizio della storia, cosa che facilita l’immedesimazione. Ci dispiace per loro, mandiamo degli aiuti, ma lo facciamo protetti dal senso che “non può accadere qui”. Ma potrebbe accadere, e forse accadrà. Forse non per via di un virus, ma come conseguenza del riscaldamento globale. Se e quando succederà, che genere di persone saremo? Faremo piani a sangue freddo come Pirrie, prenderemo il comando come John o difenderemo ciò che abbiamo come David? O saremo qualcuno di completamente diverso?

 


 

Author: John Christopher

Genre: apocalyptic sci-fi

Year: 1956

Notes: I have read the italian translation by Mario Galli.


When the Chung-Li virus strikes first, it is very far away, in distant China. All rice plants start to rot and famine ensues. Foreign aid comes, yes, but never enough to save Asia. And as the virus migrates, it also mutates.
John, his wife and kids live in England and discuss this ongoing tragedy over tea, sharing very different opinions with their friends. John’s brother, David, who is a farmer, has a bad feeling about the virus… and as the virus starts attacking grain as well it’s pretty clear that society as they know it is going to crumble. And so John tries to save his family, to reach David’s farm which is in a well-protected valley. Whether he reaches his goal or not, he will be a different man at the end, and his family will have changed too.

While it is indeed reminiscent of The Day of The Triffids and similar “cosy catastrophe” stories, there is very little cosiness in The Death of Grass. A lover of Wyndham’s stories will definitely like this novel, because again it features an English family trying to survive an apocalyptic event.
John starts as your average Englishman of the time and becomes quite unpleasant. More than your average Wyndham character, that’s for sure. He is suspiciously cold in performing certain actions, to the point that a reader may be tempted to think he had been hiding all those primal instinct in his self all his life. Now that civilization has collapsed, and he has become the leader of that small group… who is going to stop him?
He has his reasons to behave in certain ways, and we see others who are way worse, but did he really have to do these things? The readers constantly asks themselves how they would have acted in his place, and it makes The Death of Grass a very effective apocalyptic novel.
The secondary characters, some of which constantly walk on the thin line between hero and monster, end up stealing the scene more than once. This isn’t a bad thing per se, in fact, the group of people around John wouldn’t look out of place in a modern tv series.
Despite being an old novel – and it shows mostly in tech and sexism levels – it is still relevant and enjoyable today, because famines don’t look like they’re about to go out of fashion. They’re happening today somewhere, and we are used to hear and see of distant catastrophes just like John and his family at the beginning at the novel. We feel sorry for those people, we even send help, but we are constantly sheltered by that feeling that it can’t happen here. Except that it can, and it probably will. Maybe it will not be a virus, but a consequence of global warming. When/If it happens, what kind of people will we be? Will we be the stone-cold planners like Pirrie, the leaders like John, or the defenders like David? Or someone else entirely?

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