Recensione: L’Apprendista Ammiraglio / Review: The Warrior’s Apprentice

Risultati immagini per l'apprendista ammiraglioAutore: Lois McMaster Bujold

Genere: Space opera

Anno: 1986

Note: Terzo libro della saga dei Vorkosigan, contiene piccoli spoiler sui libri precedenti


Avevamo lasciato il piccolo Miles Vorkosigan da bambino, debole e con le ossa fragili, a malapena in grado di camminare. Ora, a 17 anni, sta facendo del suo meglio per passare gli esami che lo ammetteranno all’accademia imperiale, ma è davvero difficile per lui. Non è solo il figlio di Aral Vorkosigan, geniale stratega e abile politico, ex reggente imperiale e consigliere fidato del giovane imperatore Greg Vorbarra… ma è anche disabile, molto basso e con ossa fragili. Non si vedono spesso persone con malformazioni congenite su Barrayar, perché vengono uccisi da bambini. Ma Miles vive e lotta disperatamente, il suo corpo sarà anche debole ma la sua mente lo porterà lontano… almeno finché non fallisce la prova fisica dei test d’accesso. Parte per Colonia Beta con il fido Bothari (e sua figlia Elena) in vacanza per riflettre sul suo futuro. I guai cominciano presto, appena Miles decided di aiutare una persona nei guai. Presto diventerà parte di qualcosa di molto più grande del previsto…

Riassunto super vago, lo so, ma è una lettura divertente e non voglio rovinarvi la sorpresa. Ho aspettato tanto per leggere questo libro perché ero insicura, avevo paura. Mi dicevano tutti che avrei adorato Miles Vorkosigan, eppure avevo amato così tanto Aral Vorkosigan e Cordelia Naismith… come poteva essere meglio di loro due? Temendo una delusione, ho esitato. Qualche giorno fa però ho trovato in una libreria dell’usato una copia del Gioco dei Vor, e l’ho presa subito. Sono tornata a casa e ho ordinato altri libri della serie (tra cui questo). La curiosità ha avuto la meglio e ne sono felice, perché le avventure di Miles sono un piacere.

È molto diverso dai suoi genitori, e sono lieta di poter apprezzare tutta la famiglia Vorkosigan. Miles ha una sua personalità realizzata in maniera efficace, e allo stesso tempo risente dell’influenza di cotali genitori. Sospetto che la sua personalità così sopra le righe sia dovuta, almeno in parte, alla sua piena necessità di mostrarsi capace agli occhi di tutti coloro che lo vedono come un mostro. Essere alto un metro e un barattolo e avere le ossa che si spezzano come grissini non prepara a una carriera standard in un pianeta come Barrayar, perciò va in cerca di guai. Non che sia solo un combinaguai, intendiamoci, ma è una contraddizione vivente che userà tutta la sua intelligenza per cavarsela dato che non può contare sulla forza, e sfruttando il fatto che in giro per la galassia tutti lo sottovalutano.

Le sue avventure, a volte esagerate, sono molto divertenti da leggere (ma sanno anche essere profonde). Per questo posso tapparmi il naso nei momenti di raccontato che sarebbe stato meglio mostrare o che “barano” non mostrando cose difficili. Lo stile non è perfetto ma l’empatia con Miles (e alcuni personaggi secondari) è alle stelle, quindi merita una possibilità.


Author: Lois McMaster Bujold

Genre: Space opera

Year: 1986

Notes: 3rd book of the Vorkosigan Saga, contains minor spoilers for the precedent books.

We left the little Miles Vorkosigan as a weak child with even weaker bones, barely capable of walking. Now he is 17, and he’s trying his best to pass the exams for the Imperial Academy. Things are especially hard for him. Not only is he the son of Aral Vorkosigan, ex imperial regent and close counsellor of the young emperor Greg Vorbarra, master strategist and political genius… but he’s disabled, with weak bones and very short. People born with malformations are very rare on Barrayar, as they’re usually killed as newborns. But Miles lives, and fights desperately for it, against prejudice and expectations. His body may be weak, but his brilliant mind will carry him very far… at least, until he fails the test due to his physical (and psychological) problems. He heads to Beta Colony, his mother’s homeland, with his trusted Bothari and his daughter Elena, expecting a quiet holiday as he thinks about what to do with his life. Troubles start pretty easily, as Miles decides to help someone in need. Soon, he’ll be part of something way bigger than he had expected…

Super vague plot summary but it’s a fun read and I don’t want to spoil anything. So, I waited so much to read this book because I was afraid. Everyone kept telling me I was going to love Miles Vorkosigan and yet I had loved Aral Vorkosigan and Cordelia Naismith so deeply… how could he be any better than Aral and Cordelia? No way. So I hesitated. Recently I found a copy of The Vor Game in a used books store and got it immediately. I headed home and decided to buy some of the books of the saga, because damn, curiosity was too great. I’m glad I did, because Miles’ adventures are a pleasure to read.

He is very different from his parents, and I’m glad I can appreciate the whole Vorkosigan family. Miles is clearly Aral and Cordelia’s son, and yet he’s got his own personality. And man, what a personality. Probably as a result of his constant need to prove himself worthy in the eyes oh, pretty much everyone who thinks his disability makes him worthless, he has a tendency to look for trouble. And when he doesn’t want any, usually trouble comes looking for him. But it would be unfair to consider him simply a troublemaker.
He embodies both old Vor aristocracy and the desire to please his grandfather’s (and his country’s) ideals and his father’s desire to bring the old, military-shaped and retrograde planet Barrayar on the same level of the other galactic civilizations. A living contradiction with a sense of honor who will use his brilliant mind to get out of trouble, since he can’t use his physical strength, and everyone all across the galaxy underestimates him…

His adventures, sometimes exaggerate, are a great fun to read (while being at the same time quite deep).
For these reasons I can overlook the “tell” used instead of “show” in many situations. The style is far from perfect but the levels of empathy a reader forms with Miles (and the side characters) are through the roof, so you should definitely give it a chance.

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Recensione: I Figli del Tempo / Review: Children of Time

Autore: Adrian Tchaikovsky

Genere: fantascienza

Anno: 2016

Note: Vincitore del premio Clarke nel 2016


 

L’umanità ha conquistato le stelle, colonizzato lo spazio, terraformato pianeti… il solito. Un esperimento scientifico di evoluzione accelerata grazie a un nanovirus non va come progettato e la scienziata a capo del progetto, Avrana Kern, si mette in criostasi in attesa che qualcuno venga a soccorrerla. Passano centinaia di anni, l’umanità sulla Terra collassa e intanto su quel pianetino un’altra civiltà sorge, che nulla ha a che vedere con le scimmie che si sarebbero dovute evolvere con il virus. Un’altra specie, un’altra evoluzione, un nuovo viaggio verso la coscienza e la civiltà. Nel frattempo l’umanità è messa maluccio. La nave arca Gilgamesh sveglia alcuni dei suoi passeggeri perchè ha rilevato un segnale, una richiesta d’aiuto… il classicista Holsten Mason deve decifrare il segnale, dal momento che ha studiato la civiltà che lo invia: l’antica, gloriosa cilità terrestre. Potrebbe condurli a una trappola, a tecnologia dal valore inestimabile, o chissà cosa…
Per quanto riguarda la trama mi fermo qui, ci sarebbe molto da dire ma vorrei evitare spoiler eccessivi.

La storia è interessante, anche se potrebbe essere un romanzo degli anni ’50 per tema e ambientazione. Non è necessariamente una cosa malvagia, ma mi sembra sensato farlo notare. Non c’è nessuna tecnologia “nuova” a livello di sense of wonder, il lettore di fantascienza medio conosce bene la realtà del sonno criogenico, delle navi-arca, della terraformazione, ecc. Va un po’ meglio sul pianeta di Avrana Kern, visto che è interessante vedere come un animale terrestre che viene normalmente considerato disgustoso sviluppa una sua storia e civiltà, passando attraverso una specie di medioevo, rinascimento, guerre sconvolgenti, rischiando l’estinzione, ecc. Sulla nave-arca l’umanità affronta un percorso simile, attraversando una specie di nuovo medioevo, come vediamo attraverso gli occhi di Mason, tirato dentro e fuori dal sonno criogenico a seconda delle necessità… concetto tutto sommato interessante.

Anche se gli altri personaggi della nave arca riescono a essere interessanti, come Lain o Guyen, devo ammettere che Mason è.. vuoto. Sappiamo che è un classicista, e poco altro. Non è un vero personaggio ma un guscio per l’autore/lettore da indossare nella lettura. Non ha di certo un difetto fatale o un arco del personaggio, per dire. Vorrei tanto che questo fosse il problema più grande del libro. Sinceramente mi chiedo come possa aver vinto un premio come il Clarke, perché anche se la storia è interessante e ha un bel messaggio (ma comunque niente di innovativo), la scrittura è deludente, non posso non dirlo. Il narratore è onnisciente, invadente e sempre lì a dirci cose sui personaggi che loro non possono sapere, spezzando i punti di vista dei personaggi in continuazione. C’è una quantità imbarazzante di raccontato invece di mostrato, che raggiunge il suo peggio proprio sul finale, che viene riassunto invece di mostrato. Non solo l’autore non ci mostra le cose interessanti, ma ci ripete in continuazione cose che il personaggio non ripeterebbe / sui cui non rifletterebbe e che sono state già fatte notare altre volte, spesso usando poi il narratore invadente per farlo (allungando inutilmente il brodo). Immergersi nella storia è faticosissimo, ed è una cosa che odio, perché la trama ha elementi interessanti, ma sono sepolti sotto una brutta scrittura.
Sospetto che abbia vinto per via del messaggio, ma un buon messaggio non basta a rendere un libro bello.

Esempio qui sotto in bianco, evidenziate per leggere (attenzione, piccoli spoiler):

A un certo punto Mason e i suoi capiscono che quella che avevano incontrato in precedenza rispondendo alla richiesta d’aiuto di Avrana Kern non era una IA, ma una vera coscienza umana di una persona appartenuta al vecchio impero terrestre, o perlomeno ciò che ne resta dopo secoli di sonno criogenico e caricamento computerizzato. Questa rivelazione non ha nessun effetto sul lettore, perché tanto lo sa già. Il lettore avrebbe potuto, assieme alla Gilgamesh, farsi domande su quella voce (IA? Umana? Chi può dirlo) e scoprire solo dopo che sì, era davvero umana almeno in parte. Il libro è strapieno di occasioni sprecate come questa.

 


 

Author: Adrian Tchaikovsky

Genre: sci-fi

Year: 2016

Notes: Winner of the Clarke Award in 2016

Humanity has conquered the stars, colonized space, terraformed… the usual. A scientific experiment of accelerated evolution though a nanovirus doesn’t go as planned, and the scientist behind it, Avrana Kern, goes into cryostasis waiting for help. Hundreds of years pass: humanity collapses, and another civilization arises thanks to the nanovirus on the terraformed planet. Only it’s not the monkeys Kern had planned: another species picks up the virus and starts its personal journey through evolution and civilization. Meanwhile, humanity’s future looks grim. The ark ship Gilgamesh awakens some of its occupants: the classicist Holsten Mason is needed, since they have picked up a signal from afar, a signal from the old empire of the Earth. It could be valuable tech, it could be a deadly trap, or something else entirely…

It’s hard to convey everything without giving away too much, so I’ll stop here with the plot.
The story is interesting, even though it could be a novel from the 50s for theme and spirit. Not necessarily a bad thing, but be warned. There isn’t a great amount of sense of wonder either, everything that appears is familiar to the average sf reader (cryostasis, arc ships, terraforming, etc). There’s a bit more sense of wonder in the chapters that follow the evolution on the terraformed planet, as it is definitely interesting to see an animal of the Earth a lot of people find disgusting create its own civilization and history, going through moments similar to ours (they form a religion, go through a sort of Middle Ages and Renaissance, risk extinction due to a big war, etc). On the ark ship humanity lives a new history, going through what feels like a new Middle Ages, and so on. We see this from the eyes of Holsten Mason, taken in and out of cryostasis in various occasions and for various reasons.

While other ark ship characters manage to be interesting (like Lain or Guyen), it’s worth mentioning that Mason is… empty. He’s a classicist, and that’s pretty much what we know about him. He’s not a real character, but an empty shell for the reader (and, I suppose, the author) to wear. He certainly has no clear fatal flaw or character arc.
I wish this was the book’s biggest problem. No, the truth is that I am baffled about how could it have won a prize like the Clarke… because while the story is interesting (though not groundbreaking and, to me, not prize-worthy) the writing is awful, there’s no other way to put it. There’s an embarrassing amount of omniscient / invasive narrator, which constantly breaks the pov of the character in question to tell us things the character doesn’t know.
The amount tell instead of show is noteworthy and not in a good sense, coming at its worst at the novel’s ending, which is summarized to us instead of, well, shown. Not only the author doesn’t show us stuff, but he constantly repeats things that the pov of the chapter already knows and that have been said countless times. Immersion in the story is nearly impossible, and I hate it, because the plot has some elements that are good and fascinating… buried under bad writing.

Example here, written in white (highlight to read) (minor spoilers ahead)

At a certain point Mason realizes that, in their encounter with Avrana Kern’s distress beacon they had not talked to an AI, but to a real person – or what remains of her – belonging to the old empire’s civilization. That revelation has no effect on the reader, but it could have had a tremendous effect if we hadn’t had a chapter with Avrana’s pov. The reader could have wondered, together with the Gilgamesh’s crew, if that thing was human or AI… and later, found out that there was something human within that voice. This book is full of wasted occasions like these.

Recensione Flash / Flash Review: The Battle of Candle Arc

Autore: Yoon Ha Lee

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 2012

Lunghezza: 7973 parole

Dove trovarlo: Clarkesworld numero 73


Ambientato nello stesso universo di Ninefox Gambit ma diversi anni prima, questo racconto ci mostra il famoso/famigerato generale Shuos Jedao. Viene al comando di un gruppetto di moths (=astronavi, lett. falene) e costretto a occuparsi dei Lanterners, un gruppo di eretici potenti che minacciano la stabilità del calendario dell’Esarcato e con esso, il potere politico. Essendo scampato di recente a un tentativo di assassinio non è proprio lucidissimo, ma Jedao non si arrende, nemmeno se i Kel, la fazione militare, sono demoralizzati dalla recente sconfitta. Jedao non ha mai perso una battaglia e non intende cominciare oggi…

Se avete già letto Ninefox Gambit vi risulterà familiare, altrimenti vi dico che in questo racconto c’è tutto lo spirito del romanzo in formato tascabile, per così dire. Impossibile odiare Jedao, carismatico e particolare, e la battaglia con gli eretici ha un che di emozionante, scoprirete il perché. Come tutte le vere battaglie, ci sono conseguenze politiche e pratiche… Certo, ci sono alcuni infodump qua e là perché l’ambientazione è molto complessa. Non li giustifico perché sono sempre e comunque il male, ma mi tappo il naso in questo caso visto che servono a spiegare concetti completamente nuovi e la storia è interessante comunque. Lo consiglio nonostante i suoi difetti, anzi, potrebbe essere un buon punto d’inizio per scoprire se Ninefox Gambit fa per voi.


 

Author: Yoon Ha Lee

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2012

Length: 7973 words

Where to find it: Clarkesworld issue 73


Set in the same universe of Ninefox Gambit (several years before), it revolves around the (in)famous Shuos Jedao, here seen in command of a small number of moths (=spaceships) and having to deal with Lanterners, a powerful group of heretics who threaten the stability of the Hexarchate’s calendar and, therefore, political power.

Jedao has recently survived an assassination attempt and is still feeling ill, and the Kels (military faction) aren’t in a good mood after their recent defeat. But Jedao has never lost a battle and he doesn’t intend to start just today.

Easier to understand and to fall in love with its characters if you have already read Ninefox Gambit, this short story packs much of the spirit behind Ninefox Gambit but in a compact form. It’s impossible to dislike the charismatic Jedao, and the story is an exciting account of a space battle, with all its political and practical consequences.

Granted, there’s some small infodumps scattered here and there because the setting is incredibly complex, infodumps are still an awful thing but at least they’re used to explain things you couldn’t have known before (unless you had read Ninefox Gambit, that is). Definitely recommended despite its faults, it could be a good way to see if you’re ready to commit to Ninefox Gambit.

 

Recensione: Sintetizzatori Umani / Review: Synners

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Autrice: Pat Cadigan

Genere: sci-fi, cyberpunk

Anno: 1991

Note: Ho letto la traduzione italiana di Giuliana Giobbi.


In un mondo in cui i video musicali sono dove la tecnologia più all’avanguardia viene utilizzata e dove alcune persone – ravers, tatuatori, hacker, creatori di video musicali – vivono al confine della società e lottano contro megacorporazioni malvagie, una nuova tecnologia si affaccia sulla scena. Delle prese sistemate alla base del collo permettono a una persona di collegarsi alla rete e immergersi in video musicali, film e tanto altro in una maniera unica rispetto alla realtà virtuale standard. Ma ci sarà un prezzo da pagare… come ci rendiamo conto seguendo le vite di tanti personaggi. C’è Sam, una giovane hacker. C’è suo padre, Gabe Ludovic, che passa troppo tempo nella realtà virtuale per sfuggire a un matrimonio di merda e un lavoro di cui non gliene frega granchè. C’è Visual Mark, un videomaker il cui cervello è sovrasviluppato nelle aree che creano immagini. C’è Gina, videomaker e ragazza di Mark (relazione complicata).  Ah e poi c’è l’hacker Keely, il pezzo grosso della megacorp Manny Rivera, il musicista Valjean con il suo fighissimo mantello a ologrammi, un hacker più anziano chiamato Fez… sì, ci sono un sacco di personaggi. Forse un po’ troppi, ma ho visto altri scrittori gestire anche meno personaggi molto peggio di così, perciò non me ne preoccupo troppo, non è il problema più grave.

No, il problema più grave del romanzo è che, come Neuromante, è un mix di concetti invecchiati malino, idee fighe e personaggi interessanti. E come con Neuromante, non ho idea di cosa ho appena letto. Ho letto più volte Neuromante sia in italiano che in inglese, cosa che mi è stata di grande aiuto, e posso dire di capirlo ormai. Capisco tutto di Sintetizzatori Umani? Non credo, e non me la sento di incolpare la traduzione perché non è male.
Succedono un sacco di cose in questo romanzo, eppure soprattutto all’inizio ho l’impressione che non succeda niente. Non è facile rendersi conto del perché è importante che la megacorp malvagia compri la piccola azienda di Visual Mark, e così via. L’azione nel senso stretto del termine comincia dopo.

La salvezza di Sintetizzatori Umani è data dai suoi personaggi, alcuni dei quali possono essere davvero visti come protagonisti, come Gina, Sam e Gabe e anche Visual Mark in un certo senso. I loro conflitto interiori e le loro fatiche sono ben progettati e interessanti. La realtà virtuale è strana come il cyberspazio di Neuromante, ma ci sono un sacco di concetti interessanti come l’identità dell’hacker Dr. Fish, il sistema di guida GridLid e la tecnologia delle prese. La realtà virtuale prima delle prese sembra simile a quella che abbiamo adesso, e l’ossessione per i canali tv chiamati pornoqualcosa (pornocibo, pornodisastro, pornopovertà, ecc) è molto realistica. Certo, al giorno d’oggi non succederebbero tutti questi casini per girare video musicali e ciò contribuisce a far invecchiare il romanzo.
Rimane comunque una lettura interessante per un appassionato di cyberpunk, ma vi consiglio di leggerla almeno a 40-50 pagine a sessione di lettura, io l’ho dovuto leggere a 10-20 pagine alla volta e non mi ha aiutato.


 

Author: Pat Cadigan

Genre: sci-fi, cyberpunk

Year: 1991

Notes: I have read the italian translation by Giuliana Giobbi.


In this world where music videos are where the cutting edge tech is employed and where people – ravers, tattoo artists, hackers, videomakers – live on the edge and fight against powerful megacorps, a new technology is invented. These sockets, placed on the back of the neck, can connect a person to the net and allow them to create videos, movies and to experience content in a way that the current virtual reality would never allow. But they come at a price… as we discover following the lives of many characters. There’s Sam, a young hacker. There’s her father, Gabe Ludovic, who spends way too much time in his virtual reality to escape a shitty marriage and a job he has no interest in doing. There’s Visual Mark, a videomaker with a brain whose image-creating sections are overdeveloped. There’s Gina, video maker and Mark’s girlfriend (relationship status: complicated). And then there’s the hacker Keely, the evil megacorp guy Manny Rivera, the musician Valjean with his super cool holographic cape, a older hacker named Fez… so yes, many many characters. Perhaps a bit too many, but I’ve seen other writers handle such an amount characters far worse that at this point it’s not even the novel’s biggest problem.

No, the novel’s biggest problem is that, just like Neuromancer, it’s a mixture of badly aged concepts, cool ideas and interesting characters. And just like Neuromancer, I have no idea what the hell I have just read. I have read Neuromancer multiple times, both in italian and english, and that helped me tremendously, and now I can say I am fairly certain I understand it. Do I understand everything about Synners? No, I don’t think so, and I can’t blame the translation, it seems fairly good.

Plenty of things happen in Synners, and yet I have the feeling nothing is really happening, especially in the beginning. It’s hard to pinpoint immediately why is it crucial that the evil megacorp is buying Visual Mark’s small company, and so on. “Action” in the traditional sense of the world also starts late in the novel.

This novel’s saving grace lies in its characters, some of which can really be seen as main characters, like Gina, Sam and Gabe – and, to a certain extent, Visual Mark. The characters’ internal conflicts and struggles are well designed and interesting. Virtual reality is a mindfuck place exactly like Neuromancer’s, but the technology we see in Synners comes with interesting concepts such as the identity of the hacker Dr. Fish, the GridLid driving system and the sockets technology itself. Virtual reality is quite similar to today’s virtual reality, and the obsession for tv channels called [something] porn feels incredibly real (like disaster porn, food porn, sickness porn etc). Sure, today no one would cause such a mess to make music videos, and this is one of the reasons why this novel hasn’t aged really well in every aspect. Definitely an interesting read if you’re into cyberpunk, but try to read at least 40-50 pages everytime (not 10-20 pages every day like I had to).

 

Flash Review / Recensione Flash: Not Now

Autore: Chelsea Muzar

Genere: sci-fi,

Anno: 2018

Lunghezza: 4425 parole

Dove trovarlo: Clarkesworld numero 140


La nostra protagonista è una ragazzina con un bel problema: una mano robot gigantesca è caduta dal cielo sulla loro casa, lasciando un buco nella parete di camera sua e distruggendo il suo letto e alcune cose a cui teneva. E i giornalisti e curiosi di varia natura non sembrano intenzionati a lasciarli in pace, il governo ancora non ha riparato il buco, e c’è chi si comporta male con chi, come lei e la sua famiglia, non sono apertamente contro i robot. C’è chi sostiene che la mano caduta dal cielo sia una sorta di punizione, che se lo meritino per essere a favore dei robot e così via…

All’inizio ero curiosa: è chiaro fin da subito di chi si parla e che problema ha, e ci sono parecchi ostacoli da affrontare. Eppure… non so, fatico a chiamarla storia perché mancano gli aspetti che rendono una storia una storia. La protagonista non cambia, non risolve problemi (né fallisce nel farlo per via di un difetto fatale), semplicemente… ha un problema, le cose peggiorano, fine. Un vero peccato perché l’inizio era molto promettente e ci sono dei dettagli davvero ben gestiti, anche se un po’ più di mostrato-non-raccontato avrebbe giovato ho letto cose di gran lunga scritte peggio. Come scena è carina, ma non è una storia breve.


 

Author: Chelsea Muzar

Genre: sci-fi,

Year: 2018

Length: 4425 words

Where to find it: Clarkesworld issue 140


Our main character is an unnamed teenager with a big problem: a giant robot hand falling from space has created a hole in her bedroom wall, destroying her bed and her most prized possessions. On top of this, journalists just won’t leave her family alone, the government still hasn’t repaired their house and people are mean to those who, like her and her family, are pro-robots. Surely the big robot hand falling from the sky must be some sort of punishment, maybe it’s what they deserve for being pro-robots, and so on.

At first I was quite curious. You clearly have a character with a problem that needs fixing, and plenty of forces working against her. And yet… eh, I’m hesitant to call this a story, because it’s lacking what makes a story well, a story. The main character doesn’t change at all, she doesn’t solve her problems or fails horribly at so because of a fatal flaw or anything, she just… has a problem, and things become worse for external reasons, and that’s it. This is really a pity, because the setup was promising and a lot of things were well-handled, even if it could use more show don’t tell the situation is not that critical compared to other stuff I have read. It’s a nicely executed scene, but not a short story.

 

 

 

Recensione / Review: Contact

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/7/75/Contact_ver2.jpg

Genere: fantascienza

Anno: 1997

Diretto da: Robert Zemeckis

Cast: Jodie Foster, Matthew McConaughey, James Woods, John Hurt, Tom Skerritt, Angela Bassett

Note: basato sul libro di Carl Sagan con lo stesso titolo.


Ellie Arroway è sempre stata ossessionata dall’idea di trovare vita su altri pianeti. Cresce e diventa una scienziata del SETI, e passa il tempo ad ascoltare le stelle e cercare un suono – qualunque suono, una trasmissione, qualcosa. Nonostante le difficoltà per ottenere fondi e il fatto che ben pochi la prendono sul serio, continua ad ascoltare. Finché lei e la sua squadra non registrano qualcosa. Non c’è dubbio che sia un messaggio. Un messaggio che ha viaggiato per 26 anni da Vega e ha raggiunto ora la Terra. Ellie lotta duramente per mantenere il controllo delle operazioni, visto che le stesse persone che prima deridevano le sue aspirazioni ora fanno del loro meglio per prendersi i meriti e il controllo e farsi belli alla Casa Bianca. Il messaggio viene decodificato, e qualcosa di grandioso viene costruito…

Interessante messa in scena del tema del primo contatto, e non mancano alcune idee davvero intriganti, come la natura stessa del messaggio che ricevono dagli alieni e la sottotrama collegata al miliardario eccentrico Hadden, che finanzia Ellie quando è disperata e riesce a essere un personaggio interessante e controverso. Ellie non è male come protagonista, e per certi aspetti mi ha fatto pensare alla linguista di Arrival. Il problema con Ellie è che non ha un difetto fatale o qualcosa di personale che la impedisce di raggiungere il suo obiettivo, tutti i suoi problemi sono esterni e collegati a cause come la mancanza di fondi, colleghi stronzi, persone che vogliono manipolarla, ecc. La sottotrama romantica sembra strana e inutile, quando non è del tutto inquietante: in una situazione realistica lei lo avrebbe mandato a quel paese, visto che non fa altro che interferire con ciò che per lei conta di più perché è un egoista antipatico che crede di saperne di più di lei. Ciò ci porta alla cosa più strana del film: la religione e la fede in Dio giocano una parte enorme nel film, non ci sono solo i soliti quattro pirla che fondano una nuova religione quando si scoprono gli alieni ( ci sta ): l’esistenza degli alieni viene trattata come una minaccia per la fede in Dio e c’è chi si chiede se gli scienziati abbiano fatto bene ad ascoltare il messaggio e a impicciarsi con creature di altri pianeti. La religione gioca anche una parte enorme nella politica. Non sono americana, ma è la prima volta che vedo queste cose in un film ambientato negli USA: persino in Italia, dove religione e politica sono spesso connesse, una cosa del genere sembrerebbe eccessiva. Contribuisce a far sembrare il film più un dibattito filosofico che una storia vera e propria, anche se ovviamente una storia c’è. Però è per questo che alcuni personaggi e i rapporti tra loro sembrano un po’ piatti, sono delle sagome di cartone che portano avanti questo o quel punto di vista su fede scienza. Nonostante tutto però è un film particolare, che consiglio, diverso da molte storie di primo contatto incentrate tutte sull’azione.


 

Genre: sci-fi

Year: 1997

Directed by: Robert Zemeckis

Cast: Jodie Foster, Matthew McConaughey, James Woods, John Hurt, Tom Skerritt, Angela Bassett

Notes: based on Carl Sagan’s book with the same title.

 

Ellie Arroway has always been obsessed with finding life on other planets. She grows up to be a SETI scientist, and she spends her time listening to the stars and hoping to record something – a transmission, a sound, anything. Despite the struggles for funding and the fact that no one takes her idea seriously, she keeps listening. Until she records something with her team. It is, no doubt, a message. A message that travelled for 26 years from Vega to reach Earth. Ellie struggles to keep control of her team and operations, when the very same people who make fun of her aspiration now do their best to snatch everything away from her and to look good at the White House. The message is decoded, and the construction of something great begins.

 

An interesting take on the first contact theme, Contact employs some intriguing ideas, like the nature of the message they receive from the aliens, and the subplot about the eccentric billionaire Hadden, who finances Ellie when she needs funding the most and manages to be an interesting yet controversial figure. Ellie is an interesting character to follow and she made me think of Arrival’s main character. The problem with Ellie is that she doesn’t have a fatal flaw or something personal that prevents her from achieving her goal, all her problems are external and due to causes like lack of funding, asshole colleagues, manipulative people, etc. The romantic subplot felt weird and unnecessary, if not outright creepy: in a realistic situation she would have told the guy to fuck off, since he keeps interfering with what matters most to her because he is, in the end, an egoistic asshole who thinks he know better. This brings us to the movie’s weirdest part: religion and faith in God plays a huge role in the story, it’s not just a couple of weirdos who form new religions when proof of alien life is found ( understandable) no: this proof is treated as a threat to those who believe in God and many argue humans shouldn’t meddle with things from other planets. Faith seems to play a huge part in politics as well. I’m not american, but it’s pretty much the first time I see something like this in a movie set in the USA. I live in a country where religion plays a HUGE part (Italy) and can’t seem to stay out of politics and yet it still felt excessive to me. The whole movie feels more like a philosophical debate ( science vs faith and so on) than like a proper story, even if it obviously has a story. This is why some of the characters and the dynamics between them doesn’t feel as deep: they behave like cardboard cutouts representing a certain stance on faith, science and so on. Despite that, it’s still a nicely entertaining movie that I recommend. It’s definitely different from many other “classic” first contact stories.

 

 

Recensione Flash: Il Catalogo delle Vergini / Flash Review: The Catalogue of Virgins

Autore: Nicoletta Vallorani

Genere: fantascienza

Anno: pubblicato per la prima volta nel 2014

Lunghezza: 2723 parole

Dove trovarlo: Numero 134 di Clarkesworld, pubblicato in italiano anche da Future Fiction


Nigredo è una donna che vive in uno strano mondo distopico. Scappa da un vero sotterraneo delle torture, dove era andata in cerca di qualcosa, e cerca di raggiungere l’amico Yuri senza essere seguita… hanno un piano, stanno cercando un assassino, un moderno Barbablù che ha ucciso molte donne. L’azione è inframmezzata da piccoli voci da un “catalogo” di donne, donne portate nella cosiddetta “Walled City” e vendute a uomini potenti…

Come storia è molto strana, ma è innegabilmente interessante, sembra una specie di versione moderna e distopica della fiaba di Barbablù. Almeno ho finalmente sottomano una storia dove il lettore non viene imboccato con terribili infodump, cosa che mi capita troppo spesso di leggere. Certo, avrei voluto saperne di più su molte cose, e se fosse stato l’inizio di un romanzo sarei stata decisamente incuriosita a proseguire nella lettura.


Author: Nicoletta Vallorani

Genre: sci-fi

Year: 2017, originally published in 2014

Length: 2723

Where to find it: Clarkesworld issue 134


Nigredo is a woman living in a strange, dystopian situation. She is running away from a torture dungeon, where she had been looking for something, and she struggles to reach her friend Yuri… they have a plan, they are looking for a murderer, a modern-day Bluebeard who killed many young women. A veritable catalog of women interrupts the story every now and then, telling us the story of various women who were taken to the so-called Walled City and sold to powerful men.

This is a weird story, but overall an interesting read, it feels like a modern, dystopian version of Bluebeard. And at least I am finally dealing with a story where I haven’t been spoonfed info, a thing that happens too many times when I read. Granted, I would have loved to know more about everything, and if this had been the beginning of a novel I would have been intrigued to know more.

 

Recensione: Gli Dei di Pegana / Review: The Gods of Pegana

Gods of pegana.jpg

Autore: Lord Dunsany

Genere: mitologia/fantasy

Anno: 1905

Note: Ho letto la traduzione italiana di Roberto de Angelis. Lo so, non è fantascienza in senso stretto, ma chissene.


 

MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ è il primo dio mai esistito, prima di ogni altro dio da noi conosciuto e adorato venne lui. Creò gli altri dei e cadde in un sonno profondo. Il suo sonno è accompagnato dal tamburo di Skarl, e finché Skarl suonerà il tamburo MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ dormirà. Un giorno il tamburo tacerà, e MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ  si sveglierà, e allora tutto – dagli dei ai mondi che essi hanno creato – cesserà di esistere e verrà sostituito da nuovi dei e nuovi mondi. Gli umani erigono templi per onorare gli dei che conoscono, ma a nessuno è concesso di pregare MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ, solo gli dei possono farlo. Leggiamo di antiche statue poste dopo il settimo di sette deserti che nessun umano riuscirebbe ad attraversare, della Cosa che non è nè uomo nè dio ma siede al polo sud girando pagine di un grande libro, di un sacerdote terrorizzato dalla morte e di un uomo che deride Mung, il dio dei morti, e viene punito in maniera atroce.

Tenete presente che non è un romanzo, ma una specie di testo sacro fantasy. Non che la cosa lo renda meno interessante.
C’è molto da scoprire su Lord Dunsany (questo video riassume tutto divinamente) e gli Dei di Pegana mi ha subito messo curiosità. Probabilmente non avremmo il Silmarillion di Tolkien senza questo libro, e Dunsany fu forse il primo autore moderno occidentale a inventare il suo pantheon e la sua mitologia. Dunsany è famoso soprattutto per aver ispirato Lovecraft, e in effetti certe immagini di deserti desolati, cose che non sono né divinità né umani e sono incomprensibili, e uomini maledetti fanno sicuramente pensare a Lovecraft. Certi elementi mi fanno pensare anche a Dune. Se vi interessa la cosiddetta speculative fiction, vi consiglio di darci un’occhiata, è breve – la mia edizione è lunga circa 100 pagine – e si trova gratuitamente su internet in inglese visto che è un libro vecchio. Vi consiglio comunque di cercare le illustrazioni originali, sono adattissime.

 


 

Author: Lord Dunsany

Genre: mythology/fantasy

Year: 1905

Notes: I’ve read the italian translation by Roberto de Angelis. I know it’s not sci-fi, but bear with me.


MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ is the first god who ever came into being, long before any god we know and praise today. He created the other gods, and then fell asleep. He sleeps accompanied by the sound of Skarl’s drum, as long as Skarl beats his drum MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ will sleep. When his drumming will cease and MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ will wake up, everything – from the gods to the worlds they have created – will be destroyed and replaced by new gods and new worlds. Temples are built by humans to honor the gods they know, but no one is allowed to pray MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ, only the other gods can. We learn of ancient statues placed after seven deserts which no one can travel through, of the Thing who is neither man nor god but sits at the south pole and turns the pages of a great book… we learn of the rivers’ rebellion and of man’s interaction with the gods, from a priest scared of death to a man who mocks Mung, the god of death, and receives a terrible punishment.

I feel I should warn you that this is not a novel, but a cosmology/fantasy text. Luckily that doesn’t make it any less interesting.
There is much to learn about Lord Dunsany ( I can’t recommend this video enough), and I was intrigued to find out about Gods of Pegana. Tolkien’s Silmarillion probably wouldn’t exist without Gods of Pegana, and Dunsany was probably the first modern author to invent his own pantheon and mythology. This work is also famous for having inspired Lovecraft: truly, some images of barren deserts, of things that are neither gods nor humans and are impossible for us to understand, and cursed men can be recognized as sources of inspiration for Lovecraft. I even detect echoes of Dune.
If you have an interest in speculative fiction, I definitely suggest you to check this out. It’s rather short – my edition is barely 100 pages long – and can be found for free in english around the internet, since it’s quite old.

Recensione Flash / Flash Review: Prasetyo Plastics

Autore: D.A. Xiaolin Spires

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Parole: 5204

Dove trovarlo: numero 134 di Clarkesworld


Ali Prasetyo è un esperto di plastica e lavora nell’industria delle stampe 3D e della plastica da sempre. Grazie all’industria della plastica ha fatto i soldi, ha trovato moglie ed è diventato un nome importante nel settore, ignorando le lettere d’odio che riceveva spesso. Ma un giorno trova qualcosa di particolare nell’oceano, qualcosa che potrebbe cambiare la sua vita e distruggere il suo impero per sempre…

Mi piace molto l’idea di base della storia, e apprezzo sempre quando si parla di plastica e/o stampa 3D, temi sottovalutati ma con gran potenziale. Però lo stile non facilita la lettura: troppo raccontato al posto del mostrato, al punto che a volte sembra quasi un riassunto più che un vero racconto. Formare un legame con Ali è difficile, un po’ a causa dell’eccessivo raccontato, un po’ perché è uno stronzo. Sarebbe stato carino farne una figura un po’ controversa o più caratterizzata, per permetterci di vedere lontano un miglio che problemi avrà, problemi da cui viene soffocato perché cieco di fronte a certe cose. Idea carina, ma necessita di uno stile più fluido.


 

Author: D.A. Xiaolin Spires

Genre: sci-fi

Year: 2018

Word: 5204

Where to find it: Clarkesworld issue 134


Ali Prasetyo is a plastic expert, and he has been working with plastic and 3D printing since he was a child. Thanks to the plastic industry he made money, found his wife and became a huge name, all while ignoring the hate mail. But one day he finds something unusual in the ocean, something that might shatter his worldview and his empire forever…

I really like the idea behind it and I genuinely enjoy stories that involve plastic and/or 3D printing, which are crucial and yet too often ignore as themes. However, I have issues with the style. There is way too much tell instead of show, and sometimes it reads more like a summary than an actual story. It’s also hard to form any bond with Ali, due to the whole tell-instead-of-show and the fact that he is, essentially, an asshole. It would have been nice to have him as a controversial figure, or at least as a more in deep character so that we can see a mile away how he’s ignoring dangers and being suffocated by them. So, interesting theme and idea, but could have used a more flowing style.

 

Recensione: Laguna / Review: Lagoon

Autrice: Nnedi Okorafor

Genere: fantascienza / fantasy

Anno: 2014

Note: Ho letto la traduzione di Chiara Reali per Zona 42.


Gli alieni sono atterrati a Lagos, Nigeria. Prima incontrano le creature del mare, e poi uno di essi prende la forma di una donna umana. Aiutata dal soldato Agu, dalla biologa marina Adaora e dal musicista Anthony, farà da ambasciatrice per il suo popolo. L’arrivo degli alieni porta il caos a Lagos, e la cambierà per sempre, come vediamo dagli occhi dei tanti personaggi del romanzo. Ma è in questo caos che Agu, Anthony e Adaora devono muoversi per portare Ayodele – così accetta di essere chiamata l’aliena – fino al presidente della Nigeria, così che possa negoziare la situazione della sua gente. Ovviamente non sarà facile, considerando anche tutti gli altri problemi che già i tre protagonisti avevano.

La Okorafor ha scritto questo romanzo come risposta a District 9, ma ha poco a che vedere col film. Mi aspettavo una storia con una premessa simile, una cosa del tipo “una nave aliena in pessime condizioni arriva in Africa, succedono dei casini”, ma non c’è niente del genere. Gli alieni di Laguna sono potenti, sembra che possano fare qualunque cosa. Vengono in Nigeria a chiedere un posto dove vivere, ma non sembrano poveri migranti o creature in una situazione disperata. Probabilmente potrebbero uccidere tutti nel raggio di km e fare ciò che vogliono del Paese. Che insomma, non c’entra niente con District 9.

Non mi aspettavo un romanzo con così tanti elementi fantasy, ma ce ne sono parecchi e alcuni li ho trovati un po’ fuori posto. Lascia l’impressione che la Okorafor avesse troppe idee e avesse messo tutto nel libro anche se aggiungeva poco in termini di valore per la storia. Un problema simile lo si ha con la grande quantità di punti di vista. Di solito non mi dispiacciono i punti di vista usa e getta, ma il romanzo è già caotico e mi sembra che questi personaggi secondari o terziari non aggiungano granché alla storia principale.

Confesso che per me il narratore onnisciente è un problema, perché se tutti questi punti di vista usa e getta fossero stati casi di prima-persona-immersa-nella-storia forse me li sarei goduti di più. Forse la ragione di questa scelta sta nelle radici della Okorafor, ma il narratore onnisciente per me ha poco senso se non sei uno scrittore dell’Ottocento. Per farla breve, non so cosa pensare di questo romanzo. Da un lato, ha un sacco di dettagli interessanti e idee promettenti sparse qua e là, dall’altro ha dei problemi che mi hanno impedito di godermi la storia al meglio, e mi scoccia non poco: mi sembra di perdermi qualcosa di bello.

Parte del mio disappunto viene, credo, dalla mia aspettativa: mi aspettavo della fantascienza e non qualcosa di molto fantasy.

Riassumendo: se cercate una storia urban fantasy con anche gli alieni, leggetelo, probabilmente vi piacerà molto, ma se cercate una storia di fantascienza che risponda a District 9, questo non è il libro che state cercando.


 

Author: Nnedi Okorafor

Genre: sci-fi / fantasy

Year: 2014

Notes: I have read the italian translation by Chiara Reali published by Zona 42


Aliens have landed at Lagos, Nigeria. At first they meet the creatures of the sea and then one of them assumes the shape of a human woman. Helped by the soldier Agu, the marine biologist Adaora and the musician Anthony she will be an ambassador of the aliens. The aliens’ arrival brings chaos and changes Lagos forever, as we see from the eyes of the many characters this novel has… but it is in this chaos that Agu, Anthony and Adaora have to navigate to bring the alien “woman” (who agrees with being called Ayodele) to the president of Nigeria so that she can negotiate the alien’s situation. Many troubles ensue, since the three humans already have their own problems to deal with.

 

This novel was written in response to District 9, but it has very little in common to that movie. I was expecting a story with a similar premise, which is “an alien ship in poor conditions reaches Africa, troubles ensue”, but there is nothing like that. The Aliens in Lagoon are powerful, and it looks like they can do pretty much anything: they come to Nigeria asking for a place to live, but they don’t feel like poor immigrants or people in a desperate situation at all. They could probably kill all humans in a several kms radius and just use the country as they please. Which, you know, has nothing to do with District 9. So don’t expect a District 9 answer in that sense.

I also was not expecting a fantasy novel, but the story has many fantasy elements, some of which feel definitely out of place. It’s as if Okorafor had way too many ideas and just threw everything in, even if it doesn’t benefit the story at all. A similar problem can be seen with the huge amount of povs. I don’t mind disposable povs, but the novel is already chaotic and I felt like many of these side characters add nothing to the main narration. I also have issues with the omniscient narrator, because it all these disposable povs had at least been, you know, first-person-deep-within-the-story povs I would have enjoyed them far more. Maybe it’s tied to Okorafor’s roots or whatnot, but I really don’t understand using omniscient narrator unless you’re a XIX century author. In short, I’m not sure what to think of this novel. On one hand, it has a lot of interesting details and little ideas and themes scattered here and there, on the other it has issues that prevented me from enjoying the story completely and I’m really sorry for this, because I feel that I’m missing out something.

Maybe most of my disappointment comes from expecting a “traditional” sci-fi story, I really wasn’t ready for a fantasy one.

To summarize, if you’re looking for an urban fantasy story which happens to have aliens, go for it, maybe you’re gonna love it, but if you are looking for a sci-fi story answering to District 9, this isn’t the book you are looking for.