Recensione: La Guerra di Zakalwe / Review: Use of Weapons

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Autore: Iain M. Banks

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 1990

Note: nominato per il BSFA nel 1990. Terzo romanzo ambientato nell’universo della Cultura, può essere letto indipendentemente dagli altri. Ho letto la traduzione italiana di Gianluigi Zuddas della Nord (a parte qualche errorino qua e là non male).


La Cultura è una specie di società utopistica post-scarsità che comprende tanti pianeti e realtà differenti. La donna di nome Diziet Sma lavora per loro, e riceve un incarico per il quale prova scarso entusiasmo: c’è tanto da fare e viene mandata a recuperare Cheradenine Zakalwe, guerriero e stratega militare che aveva già lavorato per la Cultura in passato. Meno male che ad assisterla c’è il sarcastico robot/drone Skaffen-Amitskaw.
Diziet Sma sa cosa offrire a Zakalwe per convincerlo a tornare in pista. Il compito di Zakalwe sembra una cosa semplice, ma nella vita di Zakalwe la parola “semplice” non esiste.

E questo è uno dei due fili narrativi: segue il presente in ordine cronologico. L’altro, invece, ci racconta il passato di Zakalwe, mostrandoci vecchie missioni svolte per la cultura, rari momenti di pace, e episodi della sua giovinezza. I capitoli sono alternati: uno sul presente segue uno sul passato e così via. Tutto ciò serve a dipingerci un quadro dell’uomo chiamato Cheradenine Zakalwe: stress post-traumatico da vendere, sarcasmo, competenze e ossessioni. Cos’è la Staberinde? Perché Zakalwe non tollera la vista delle sedie? I misteri non mancano.

Non mi è facile esprimermi su questo romanzo. Sono rimasta deliziata dal finale, e ci sono certe parti delle avventure di Zakalwe (sia quelle del presente che del passato) che sono delle emozionanti storie-nelle-storie. I dialoghi che coinvolgono Zakalwe e Skaffen-Amitskaw sono spesso molto divertenti.

Eppure all’inizio ero tentata di abbandonare la nave e mollare tutto. Devo ammetterlo, le prime 100 pagine circa mi sono sembrate inutili, e sono servite solo ad alimentare la mia frustrazione. Non riuscivo a interessarmi del destino dei personaggi. Diziet Sma non era male, anche se niente di sconvolgente, ma mi aspettavo di appassionarmi al destino di Zakalwe fin da subito. Dopo un inizio potenzialmente interessante mi sono resa conto che non me ne fregava granché di lui. E ce ne vuole, perché come lettrice ho un debole per gli antieroi e i guerrieri tormentati. Considerando la vita di Zakalwe (addestramento militare speciale, lavora per una grande organizzazione) mi aspettavo una specie di Takeshi Kovacs, ma è qualcuno di molto diverso. Le cose diventano interessanti nella seconda metà del libro, il tutto fino a raggiungere un finale soddisfacente… ma non potete farmi aspettare 200 pagine!

Immagino che un libro del genere abbia richiesto molta progettazione, ed è una cosa che rispetto. Però non sono rimasta soddisfatta dello stile: troppi spiegoni (smetterò di lamentarmene quando smetteranno di metterli nei libri), e troppo raccontato invece di mostrato. Altro che show don’t tell. Quando leggo voglio dimenticarmi che sto leggendo e diventare tutt’uno con la storia, ma qui è stata dura. Quasi 400 pagine di azione interessante nascosta tra spiegoni e raccontato-non-mostrato, sembra di camminare col fango alle ginocchia… ed è un peccato perchè i capitoli più ricchi di azione, più al cardiopalma (il passato di Zakalwe, il finale) sono molto emozionanti! La storia ha del potenziale ma lo stile non l’aiuta.

Non posso non notare anche un’altra cosa: quando si parla della donna che Zakalwe amava ci sono righe e righe sulla sua bellezza (curve perfette e capelli perfetti, ovviamente), e sono quel tipo di descrizioni che mi fanno partire lo sbadiglio istantaneo… mentre invece quando entrano in ballo i partner di Diziet Sma (e ne ha parecchi, si intuisce), abbiamo sì e no una riga, se va bene, e non mi sembra molto equo.

Non mi pento di averlo letto, perchè contiene elementi molto interessanti (la storia dietro all’ossessione di Zakalwe per le sedie, ad esempio), ma ha anche i suoi difetti.


 

Author: Iain M. Banks

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1990

Notes: nominated for the BSFA in 1990. Third novel set in the Culture universe (you don’t need to read the others first). I have read the italian translation by Gianluigi Zuddas published by Nord.


The Culture is an utopian, post-scarcity society which encompasses a lot of planets and living beings. The woman named Diziet Sma works for it, and she is given a task she is not eager to perform: she has to retrieve the old warrior Cheradenine Zakalwe. For this she has the help of Skaffen-Amitskaw, a sarcastic robot.

Zakalwe has worked for the Culture before, and Diziet Sma knows what he will want in return. Zakalwe’s new task seems a simple job, but there’s no such thing as “simple” in Zakalwe’s life, apparently.

This is the narrative thread that follows a chronological order and the events of the present. Every chapter set in the present is followed by another chapter set in another time in Zakalwe’s life: we read of the many creative ways in which he risked his life for the Culture, we read of his rare moments of peace, and of his youth. All of this paints the reader a picture of the man called Cheradenine Zakalwe, a man with an undeniable PTSD and a bunch of obsessions. What is the Staberinde? And why is Zakalwe triggered by chairs? There’s a lot to discover.

I have mixed feelings about this novel. I was delighted by the ending, and there are certain sections in Zakalwe’s adventures which are chilling and interesting stories-within-the-story. Zakalwe’s irony is enjoyable, and the same can be said for Skaffen-Amitskaw’s.

And yet, I was tempted to abandon ship and quit reading. I have to say this, the first 100 pages or so felt pretty much useless, and they only managed to increase my frustration. I really did not care about the characters at all. Diziet Sma was interesting even if not groundbreaking, but I was expecting Zakalwe to be compelling from the start – and yet for the first 100 pages or so I really did not care about him at all. And I was surprised, because the I have a weakness for anti-heroes and tormented warriors. Considering his role (military man with special training who worked for a powerful organization) I almost expected some sort of Takeshi Kovacs, and I couldn’t be more wrong. From the second half of the book, things get very interesting, and all of this brings to an ending that’s bound to surprise you. I just hate waiting 200 pages for things to get juicy!

 

I can imagine the amount of planning that was necessary for such a novel and I respect that. And yet, I have issues with Banks’ style, because there’s infodumps – no I’ll never stop complaining about them, get used to it – and too much telling instead of showing. When I read I want to forget I am actually reading, I want to become one with the story, and yet here I had a hard time doing it. An almost 400-pages long book littered with infodumps and tell-don’t-show feels like walking knee-deep in mud, and I hate saying this, because the most intense sections, the best written ones (the chapter about Zakalwe’s past, the ending) were very compelling! I hate seeing potentially good stories ruined by a style I’d definitely not expect from such a famous name in sci-fi.

Then there’s the minor issue with the fact that we get words upon words about the beautiful woman Zakalwe loved, and I always yawn at these “perfect curves, perfect hair” moments… especially because Diziet Sma has quite a lot of partners, and in the chapters that follow her POV we never get paragraphs and paragraphs of descriptions of them. That’s just not fair.

Overall I do not regret reading this, and it has many interesting ideas (the whole story of Zakalwe’s obsession with chairs is just an example), but I can’t deny it has many flaws.

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Recensione / Review: Age of Pandora

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Cos’è: un programma fitness gratuito strutturato come un rpg, ambientato in un mondo post-apocalittico.

Autori: il team di Darebee.

Genere: fantascienza, post-apocalittico

Note: Uscito in due parti, questa è la recensione della seconda parte che copre gli ultimi 30 giorni del programma. Il programma si trova qui, potete scaricare il pdf o usare la app sul loro sito (cosa che consiglio). Ovviamente non mi intendo di fitness e valuterò principalmente la struttura della storia.


Torniamo a Pandora, mondo postapocalittico abitato da strani, pericolosissimi mostri e dove non ci si può fidare di nessuno… e dove, come prima, la storia si costruisce secondo le scelte del lettore / protagonista. Dopo gli avvenimenti della prima parte diventa palese che c’è bisogno di alleati. La Mietitura è vicina, ma forse per una volta potrà andare diversamente – e il lettore/protagonista è ben determinato a fare tutto il possibile. Non sarà facile difendere Pandora dall’orda di mostri in arrivo, e senza la fiducia e l’aiuto dei capi delle varie comunità sarà impossibile: solo uniti si può avere qualche speranza di resistere. Bisognerà convincere gli Uomini delle Montagne, i Messaggeri, i Costruttori, e così via, facendo di tutto per guadagnarsi la loro fiducia in varie missioni parallele.

E non dimentichiamo che a volte il numero di ripetizioni di un certo esercizio che si è in grado di fare può cambiare il risultato di una scena. Niente paura però, come la prima parte anche questa è accessibile a chi non è in formissima, e le scelte fatte dal personaggio / lettore continuano ad essere fondamentali: sembra di trovarsi di un videogioco della Telltale in effetti ( The Wolf Among Us, ecc), perchè non tutte le scelte saranno facili e ovvie, anzi. Qui l’inventario gioca una parte più ampia rispetto a Parte 1, perché per continuare la storia serviranno certi oggetti, oggetti che possono essere comprati al mercato in cambio di un certo numero di scraps, la valuta locale. Se non si hanno accumulato abbastanza scraps ci sono varie missioni parallele per farlo, che a un certo punto diventano necessarie. Si può cacciare o pescare, ma serve l’equipaggiamento necessario per farlo… e anche una bella dose di coraggio, visto che la fauna locale sembra una versione mostrificata degli animali che ben conosciamo. Ma la carne è sempre carne.

Come la Parte 1 a volte sembra più un fantasy che una storia di fantascienza, ma non fatevi illudere da spade e mostri, ci sono molti misteri e elementi fantascientifici dietro ai mostri… e all’identità del protagonista.

E ricordatevi che c’è una mappa, e che dovrete faticare per muovervi!

Programmi come questo rimangono una piccola manna secondo me: la storia tiene motivati ed è perfetto come sistema per chi non ha l’abitudine di fare esercizio tutti i giorni, abitudine che diventa facile da sviluppare con un programma così, che tra l’altro non richiede molto tempo nell’arco di una giornata (il più delle volte una mezz’ora basta e avanza). E diciamocelo, se bisogna fare delle flessioni in più meglio farle per sconfiggere mostri o salvare delle vite… anche se fittizie, ovviamente. L’importante è che dia soddisfazione.

Perciò su, gente, è ora di mettersi in forma, prima che arrivi un apocalisse vero.


 

What is it:  a free, no equipment 30 days fitness program that follows a storyline set in a post-apocalyptic world. Part 1 and part 2 united make it a 60 chapters/days program.

Author: The team at Darebee. Find the program (including also part 2) here. You can download it in pdf format or use their web app (I recommend this option if you can).

Genre: Sci-fi, post-apocalyptic

Notes: I am not a fitness professional, so I will give my evaluation solely as a user… and because I like to review everything that has an interesting storytelling, so why not. You can find my review of part 1 here.

The story goes on. We are back to the post-apocalyptic universe of Pandora, where monsters roam the land and you can’t trust anyone. After the events in the first part, you find yourself in desperate need of allies. The Harvest is coming, and you think you can make a difference – and you’re determined to do so. If you want to defend Pandora against the huge avalanche of monsters that will attack, devour and destroy everything, you need to gain the trust of both the common people and of their leaders. Only united you have a chance of winning. You will talk to the Mountain Men, to the Messengers, to the Builders, and so on. Everything to gain their trust and help. Which leads the player to many sidequests and hard work.

Every day of the program you will have to perform a certain workout: sometimes the number of sets you can perform will make the difference. But don’t get scared away, because like the first chapter, it is perfectly suitable for beginners. The biggest difference isn’t made by your skill, but by your choices: the lovechild of a gym and of a Telltale videogame, it will force you to make really hard choices which will shape the story. The inventory, already present in part 1, here plays a bigger part, because you’ll need certain items to continue your story, to enter certain places and so on. Items can be bought at markets using scraps, the game currency. You can gain scraps by doing jobs: again, small workouts such as 500 half-jacks, not necessarily non stop. The harder the workout the more you gain, of course. At a certain point you will be forced to do some side missions as you will be in need of scraps. You can also hunt or fish, but you need the equipment to access those areas. The fauna you’ll meet looks like a crazy, monster-ized version of our common animals, but the meat is good and you aren’t too afraid of them. Again, like part 1, sometimes it will feel a bit more of a fantasy than of a sci-fi work, but certain important sci-fi themes are still very present, under the swords and monsters. Like the creatures you fight, or who you are.

There is a bit too much cardio for my taste, since I am more of a strength training person. Especially if you take into account that you have a map on which you move, that requires a certain number of reps to be performed. Still totally worth it. I find that this sort of programs are very good in keeping me motivated in working out, because I want to see how the story goes on, which is why it would be very helpful for a beginner who hasn’t developed discipline or habit yet. And even if you have, hey, it’s fun. I’d rather do some extra push-ups knowing it will save a life, even if fictional, rather than just doing it because I have to. It’s not even that time consuming as a program, either. I did everything at level 2 or 1 and it rarely took me more than half an hour, sometimes even less. If you want to push yourself further and level 3 isn’t enough, you can always perform sidequests. I can’t recommend their programs enough.

So yeah, get in shape. The apocalypse is coming.

Recensione / Review: Nessun Uomo è Mio Fratello

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Autore: Clelia Farris

Genere: fantascienza, distopia

Anno: 2008

Note: vincitore del Premio Odissea nel 2009.


Enki Tath Min è il figlio di un agricoltore in un Indonesia futuristica. Nasce e cresce in campagna, dove aiuta suo padre a coltivare il riso e dove passa del tempo coi suoi amici, ragazzini della sua età. Col tempo tutti loro sembrano trovare la loro strada facilmente, anche con un discreto successo, e Enki è ancora lì alla fattoria, a occuparsi di un padre testardo e violento. E come se non bastasse, Enki è una Vittima. In questo futuro con l’adolescenza emerge sui corpi di tutti un simbolo, una C o una V. C per Carnefice, V per Vittima. Questi segni possono essere di varie dimensioni, e di solito vengono celati coi vestiti o tramite cosmetici: sono considerati una cosa molto privata, e per un buon motivo: ogni Vittima ha il suo Carnefice, e se i segni corrispondono il Carnefice può uccidere la Vittima senza ripercussioni. Ciò finisce per dividere la gente in due gruppi, influenzando lo sviluppo della società: le Vittime tendono a essere timide, e a evitare la violenza anche se ciò significa subire, mentre i Carnefici sono nel migliore dei casi sicuri di sé, nel peggiore dei veri e propri tiranni. La percezione del proprio marchio cambia il carattere di una persona… o è il contrario? Tanti scienziati studiano il ruolo sociale e medico dei marchi. Ma Enki ha altro a cui pensare, ed è la seconda parte del romanzo che ci porta con Enki in città, un mondo dai risvolti quasi noir, dove Enki trova un lavoro particolare che lo porterà a scoprire spiacevoli verità.

 

Questo è il primo romanzo di Clelia Farris che leggo, dopo tanti consigli e raccomandazioni di amici. Non posso certo dirmi insoddisfatta: lo stile è semplice (inteso come complimento) e scorrevole, il che garantisce una lettura piacevole e una buona immersione nella storia. Adoro la fantascienza che gira intorno ai risvolti sociali delle cose: come lettrice non voglio sapere come funziona la tecnologia per i viaggi spaziali, voglio sapere come influenzano la società e la vita delle persone… perciò sono rimasta soddisfatta da questo romanzo. La mia parte preferita è senza dubbio la seconda, quando si trasferisce in città e le cose si fanno davvero interessanti. In proporzione la parte in campagna mi è piaciuta un po’ meno, perché anche lui è un personaggio meno interessante… il che non spiega, per me, come finisca sempre per sedurre a destra e a manca, soprattutto perchè ho avuto l’impressione che queste scene non servissero alla trama, servivano giusto ad annoiarmi appena arrivava la prossima bella ragazza dalle labbra turgide, i fianchi seducenti o che so io. Sì, lo so, questa è una questione di gusti personali. Però come lettrice mi annoio nel vedere che tutti i personaggi femminili ricadono nella categoria “ci va a letto o fantastica sul farlo”. Intuiamo che Enki sia un bel ragazzo/bell’uomo, ma non posso farci niente, mi annoiano profondamente queste scene.

A parte questo, i pregi di questo romanzo ne superano i difetti, e rimane un romanzo che consiglierei. Ci sono un sacco di temi che trovo interessanti, come autodeterminazione, libertà di scelta e di creazione del proprio destino… sì, c’è decisamente abbastanza materiale per tenere un lettore di fantascienza incollato alla pagina.


 

Author: Clelia Farris

Genre: sci-fi, dystopia

Year: 2008

Notes: winner of the Odissea Award in 2009. The title literally means: “no man is my brother”. No english translation is available.


Enki Tath Min is the son of a rice farmer in a futuristic Indonesia. He grows up in the country helping his father and spending time with his friends. He doesn’t have a good relationship with his father, and as they grow all his friends seem to find their own path easily, all while Enki is stuck with his violent, stubborn father. To make things worse, he’s a Victim.

In this future, everyone gains a mark on their skin as they grow up, either a C or a V. V is for vittima, C is for carnefice. Victim and Executioner. Marks are usually kept hidden with clothes or cosmetics, and are seen as something incredibly private: after all, every Victim has their own Executioner, and if their marks match the Executioner can kill their victim without repercussions. This division of the population in these two categories has a special influence on society: Victims tend to be meek and to stay away from violence, even at the cost of suffering, while Executioners are self-confident at best and bullies or oppressors at worst. The perception of one’s mark changes a person’s character, or maybe it is the marks that simply determines it? Many scientists conduct studies of the social and medical role of marks. But Enki has much else on his mind, and it’s the second half of the novel which becomes interesting, as it takes almost a hard-boiled vibe. Enki finds a special job, one that leads him to many unexpected discoveries.

 

This was my first Clelia Farris novel, read after so many friends had recommended me her work. I can’t say I’m disappointed: her style is incredibly simple (in the best sense of the word) and fresh, guaranteeing a pleasurable read that will help your immersion in the story. I really loved they way she choose to deal with the Victim/Executioner binary, and how it influences society. I really love when sci-fi is focused on the impact on society: as a reader I’m not really interested in knowing how space travel is possible, but I want to know everything about how it changes society and everyone’s daily life. This is why enjoyed the second part of the novel far more than the first, since he moves to a big city and we get see much more different types of mark-bearers. I honestly did not enjoy the section set in the country as much, especially because he is, as a character, just less interesting. Which is why I have to admit I was a bit disappointed by how many women he manages to seduce, I felt like it added nothing to the plot except boredom at the umpteenth description of a beautiful, seductive woman with rosy lips and whatnot. Yes, this falls at least in part within the realm of personal tastes, but come on, there isn’t a female character he doesn’t have sex with (or he doesn’t dream about it). Sure, we get hints that he is good looking, but I felt it was most unnecessary. Or maybe I’m just easily bored by this kind of scenes, especially when they are present in a very good book like this one.

That being said, the positive traits of this book outnumber the negative ones, and the second part makes the book a very compelling read. The interesting themes abound: self-determination, freedom of choice and how can a person craft their own destiny are just examples (no spoilers!) and there’s more than enough to keep the sci-fi fan glued to the page.

Recensione / Review: Age of Pandora

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Cos’è: un programma fitness gratuito strutturato come un rpg, ambientato in un mondo post-apocalittico.

Autori: il team di Darebee.

Genere: fantascienza, post-apocalittico

Note: Uscito in due parti, questa è la recensione della prima parte che copre i primi 30 giorni del programma. Il programma si trova qui, potete scaricare il pdf o usare la app sul loro sito (cosa che consiglio). Ovviamente non mi intendo di fitness e valuterò principalmente la struttura della storia.


Vi svegliate al suono di una sirena e scoprite di essere prigionieri di un contenitore di vetro e metallo. Vi liberate e correte via nel buio. Non sapete chi siete, o cosa ci fate lì, ma potete intuire di essere in grave pericolo.

Ed è così che cominciano le vostre avventure nel mondo di Pandora. Mano a mano che vi muoverete attraverso la mappa scoprirete sempre di più del mondo che ci circonda, aiutando persone e seguendo le quest del programma. Scoprirete che è difficile vivere in un mondo dove gli uomini sono pericolosi e le creature misteriose che lo abitano sono a dir poco letali.

Age of Pandora ricorda molto un videogioco: c’è un inventario, una mappa, delle missioni extra che si possono fare per ottenere gli scraps, la moneta del gioco, da usare per comprare beni al mercato. Successivamente è stata aggiunta l’opzione per cacciare e pescare. Ma come funziona? Più facile a leggersi che a spiegarsi. Ma in parole povere, ogni cosa che volete fare, dal muoversi sulla mappa al salvare una persona da uno scorpione gigante, ha un “costo” in termine di esercizio fisico. A seconda di quanti set o quante ripetizioni di un certo esercizio riuscite a fare, spesso cambia il risultato vero e proprio della storia. Essendoci tre “livelli di gioco” non è necessario essere un assiduo frequentatore di palestre per farcela, anzi, il programma può essere tranquillamente completato a livello 1. Se invece volete delle sfide extra, potete sempre darvi alle side quest.

Ma non è solo quello a influenzare la storia: molto spesso vi troverete a compiere scelte, scelte che possono mettervi in pericolo, procurarvi un alleato, salvare delle vite innocenti o mettervi nei guai fino al collo.

Anche se la storia per certi aspetti potrebbe passare per un fantasy, non fatevi ingannare, rimane alla fine una storia post-apocalittica con una struttura narrativa interessante. Ci sono sorprese, colpi di scena, e risultati inaspettati. Il protagonista, però, siete voi… come in un videogioco, dove però dovete muovere – letteralmente – voi stessi e non il personaggio.

Darebee aveva già fatto un programma marcatamente fantasy di questo genere, il Viaggio dell’Eroe (Hero’s Journey), e a gennaio uscirà il loro prossimo programma rpg, a tema space opera.

Il bello di questi programmi è che, anche grazie alla app, creano un’esperienza in cui è facile immergersi. Non richiedono molto tempo in una giornata, e il desiderio di sapere come andrà a finire vi terrà motivati e vi invoglierà a proseguire giorno per giorno per scoprire quale sarà il destino di Pandora… e il vostro.


 

What is it:  a free, no equipment 30 days fitness program that follows a storyline set in a post-apocalyptic world. Part 1 and part 2 united make it a 60 chapters/days program.

Author: The team at Darebee

Find the program (including also part 2) here. You can download it in pdf format or use their web app (I recommend this option if you can).

Genre: Sci-fi, post-apocalyptic

Notes: I am not a fitness professional, so I will give my evaluation solely as a user.  I will write another review for Part 2, since I plan to start it as long as I finish the current program I am doing.

You wake up to the sound of a siren, trapped in a container of metal and glass. You set yourself free and run away in the dark, you don’t remember who you are but can understand you’re in great danger.

This is how your adventure in the world of Pandora begins. You’ll learn more and more about it as you move through the map trying to understand the world around you, helping people and following quests. Most importantly, surviving in a world where men are dangerous, but the strange creatures that inhabit it are far worse. Age of Pandora reminds me a lot of a videogame: you have an inventory, a map, you can do side quests to earn scraps to exchange for goods at the market. One of the latest additions has been hunting and fishing. Darebee defines it as a fitness quest, and that is what it is: your workouts, your capability to do a certain number of reps of a certain exercise, your resistance in the fighting pits will change the outcome of the story. You gain allies not only by your ability, but by your choices: will you save a person in danger, putting in danger yourself too? Your choice changes the story and the workouts you’ll have to perform for that day. The map serves a purpose, too: to reach places you need to perform an exercise, half jacks or high knees, in a certain number according to your fitness level.

What I love mostly is the story, even if it feels more like fantasy than post-apocalyptic sometimes, it’s also nicely structured from a specifically narrative point of view. There are surprises, plot twists and it has nothing to envy to other post-apocalyptic stories in different medias. The only difference is that you become the main character. Like in videogames, right? But here you move yourself, not the character…

As every program on Darebee there are three difficulty settings, so you can follow it according to your personal fitness level, and it is indicated as suited for beginners and it truly is. If you feel the need to make it extra challenging, that’s what subquests are for. You can even do two chapters in one day, if it suits you. There’s videos of the various exercises if you’ve doubts about how to do something, and a forum of nice, helpful people. It’s not the first program like this they make, the Hero’s Journey is structured in a very similar way, but Pandora feels even more immersive due to all the additions and the web app.

It’s a great way to start working out, especially if you’re a geek. It keeps you motivated and curious, and you’ll develop a routine before realizing it. It will only take around half an hour of your day, sometimes more and sometimes less, but I can assure you, it’s worth it.

The vote refers not only to the story, which is well written, but to the whole program per se: the structure, the way it keeps you motivated..

Recensione / Review: Stranger Things 2

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Creato da: Matt & Ross Duffer

Genere: fantascienza/horror/soprannaturale

Anno: 2016

Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, etc.

Stagioni: 2, la prima l’ho recensita qui.

Note: disponibile su Netflix. Ci sarà qualche piccolo spoiler per la stagione 1 in questa recensione.

 

Ormai è passato un anno dagli avvenimenti della prima stagione. Will ha ancora visioni del Sottosopra, ma gli scienziati del Laboratorio li considerano flashback, visto che è quasi passato un anno dagli eventi traumatici che avevano coinvolto Will. Sembra una teoria credibile per Hopper, che ha ben altro a cui pensare: un giornalista cospirazionista che cerca una ragazzina con la testa rasata da lui considerata una spia russa, e i campi di zucche sembrano tutti in pessime condizioni, affetti da qualche strano morbo.

Nancy visita spesso i genitori di Barbara, i quali sono ancora alla ricerca della loro figlia scomparsa. Nancy vorrebbe dire loro la verità, ma non può farlo, e la pressione di dover sembrare un’adolescente come gli altri dopo quello che ha visto e vissuto le rende tutto molto difficile.

I ragazzini vivono le loro vite come sempre, tenendo d’occhio Will, il quale odia essere trattato come se fosse di cristallo. E hanno un problema: qualcuno sta superando tutti i loro punteggi in sala giochi, qualcuno con il soprannome Mad Max. Chi è Mad Max? Perché le zucche stanno morendo? Che segreti nasconde ancora il laboratorio in cima alla collina?

Le loro avventure sono appena ricominciate… e il Sottosopra è ancora un pericolo.

 

Come per la prima stagione abbiamo qui un’attenta miscela di elementi nostalgici (la sala giochi, la musica, le auto, e così via) e una trama intricata e moderna. Sembra ci siano tre trame principali, una per gli adulti, una per gli adolescenti e una per i ragazzini, ma ognuna di queste è iperframmentata e collegata ad altre, dando a ogni personaggio uno suo sviluppo mentre lo vediamo nascondere segreti o creare nuove alleanze.

Alcune verità vengono rivelate, legami si formano o si distruggono. Vecchi personaggi tornano alla ribalta e nuovi personaggi si fanno strada, lasciando diverse porte aperte per trame che verranno esplorate nelle stagioni successive. Ma il nemico principale di questa stagione – lo avete visto nel trailer, è quella strana ombra rossa nel cielo – non sarà facile da sconfiggere. Il collegamento di Will con il Sottosopra è sfruttato in maniera interessante, e ancora una volta dovranno unire tutti le forse per battere un nemico ancora più temibile del demogorgone.

Temevo che questa stagione sarebbe sembrata inutile, o non all’altezza della precedente, ma ammetto che hanno fatto un buon lavoro. Certo, non è come la prima stagione, dove tutto sembra nuovo ed è difficile prevedere cosa accadrà. Forse è per questo che mi ha fatto meno paura della stagione 1, non che non ci siano misteri o orrori, ma ci sono meno momenti che facciano saltare sulla sedia, almeno per me, e la cosa non mi dispiace affatto.

Almeno nessuno si comporta in quella maniera stupida da film, quando i personaggi fanno cose apparentemente senza un buon motivo… con un’eccezione.

Anche questa stagione, con le sue atmosfere da videogioco (capirete a cosa mi riferisco) e da Piccolo Brividi, è degna di essere guardata tutta e subito.

Recensione / Review: Snowpiercer

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Genere: fantascienza, post-apocalisse

Anno: 2014

Diretto da: Bong Joon-ho

Cast: Chris Evans, Song Kang-ho, Tilda Swinton, Jaime Bell, etc

Note:  Basato sulla prima storia del graphic novel francese Snowpiercer, recensito qui.


Anche se si basa su quella prima storia, ci sono davvero tante differenze, ma lo spirito rimane. Dopo un tentativo di combattere il riscaldamento globale, la Terra è prigioniera di una nuova era glaciale dove la vita è impossibile, fatta eccezione per chi vive sullo Snowpiercer, il treno creato da un milionario di nome Wilford. Il treno è autosufficiente e dotato di un motore a moto perpetuo che gli consente di circumnavigare il globo senza mai fermarsi. Fuori dai suoi finestrini imperversano solo freddo e morte. Come nel fumetto, la coda del treno è abitata da persone poverissime, e man mano si risale fino alla locomotiva man mano che migliorano le condizioni di vita, fino ad arrivare al lusso immorale dei vagoni di testa.

Curtis vive nelle carrozze di coda, e vuole andarsene. La vita lì è terribile, anche se mai come nel fumetto, visto che viene loro fornito del cibo (barre di proteine), ma c’è comunque la ministra Mason e le guardie, che ogni tanto appaiono per punire chi si ribella e per portare via uno o due bambini. La situazione si fa insostenibile e Curtis, assieme a degli amici e con l’aiuto del vecchio Gilliam, progetta una ribellione. Accompagnato dall’addetto alla sicurezza Namgoong Minsu e da sua figlia Yona, il gruppetto di ribelli si dirigerà verso le carrozze di testa, tra scontri e verità scoperte.

Già si vedono le differenze con la graphic novel, considerando che qui non c’è solo un protagonista che sfugge a una vita terribile il cui unico scopo è “non morire”, ma c’è un intero gruppo di ribelli con un piano ben specifico. Potrebbe essere una storia diversa su un treno diverso, in un certo senso, e ciò contribuisce a renderlo affascinante. Dopotutto è una storia francese trasformata in film da un regista coreano: siamo lontani dai blockbuster americani classici. La storia scorre bene, gli attori sono bravi (e non dispiace vedere Chris Evans nei panni di un antieroe). Non è una storia “comoda”, perché esattamente come la graphic novel fa riflettere, e i messaggi non mancano, anzi riesce a creare una distopia credibile senza sembrare finta o esagerata. Il treno è una sorta di incubo del pendolare medio, con tanto di sacrifici necessari per un bene superiore. Il finale però è molto diverso da quello del fumetto, e non è necessariamente un male perché lascia una scintilla di speranza. Visivamente parlando è un gioiellino, e non mi riferisco solo a come hanno gestito le diverse sezioni del treno o a certi personaggi, penso alla scena del ponte o a una Tilda Swinton irriconoscibile nei panni di Mason. Per certi aspetti mi ha fatto pensare a Mad Max: Fury Road. Potrei dirvi molto su come certi personaggi secondari si rivelano interessanti, ma quasi sarebbe un peccato definire secondari personaggi come Tanya, Namgoong Minsu e Yona. E che dire della morale grigia che pervade il film… no, non è quel genere di film che si rende prevedibile facilmente, ed è un piacere. Sì, alcune scene sono strane, ma meglio quello della noia, no? A volte l’inaspettato è ciò che ci vuole.


Genre: sci-fi, post-apocalyptic

Year: 2014

Directed by: Bong Joon-ho

Cast: Chris Evans, Song Kang-ho, Tilda Swinton, Jaime Bell, etc

Notes: based on the first story from the French graphic novel with the same title (review here).


Although it is based on the first story, there are many differences, enough that I could say that it is “loosely based” on it. And yet the spirit remains. After an effort to fight global warming, the Earth is trapped into a new ice age. Life is impossible except on a special train. The train has been created by a tycoon named Wilford. The Rattling Ark – this is the train’s name – is self-sufficient and its perpetual motion engine allows it to circumnavigate the globe. Outside, only ice and death. Just like in the graphic novel, the tail is inhabited only by the scum, and the further you go towards the engine, the better the living conditions get, until you reach the absurd luxury of the front cars.

We have a man, this time named Curtis, who wants to leave the last carriages. We get to see how life is that part of the train, not remotely as horrible as in the graphic novel but still terrible. They are given food (gelatinous protein bars), but they’re kept in check by Wilford’s guards and by Minister Mason, who sometimes takes one or two children away. Terrible enough that Curtis and his friends, helped by the old Gilliam, are planning a rebellion. With the help of security expert Namgoong Minsu and his daughter Yona, the small group of rebels is determined to reach the front carriages, as fighting ensues and truths get revealed.

As you can see, there is already a big difference from the graphic novel: it’s not just a man tired of a horrible life, with no agenda except for “not dying”. It’s a whole group of rebels with a specific goal. So it’s like a different story set on a similar train, in the end. And that’s what makes it fascinating. A French story made into film by a korean director, the result is nothing like you would expect. This is not your standard american blockbuster, far from it. The story develops beautifully, just maybe not how you would expect it to do. The actors’ performances are all noteworthy, and it’s refreshing to see Chris Evans play a real antihero. It’s not a comfortable story, because it still draws from the philosophy of the graphic novel: the order should not be disrupted, no matter how unfair it seems. And yet it still manages to be a functional dystopian narrative without sounding fake or “too dark”. The train is a commuter’s nightmare made real, where sacrifices are necessary for a “greater good”. The ending is radically different from the graphic novel, and it’s not necessarily a bad thing. In all the horror, in fact, it even leaves a beacon of hope. Visually speaking, it’s a little jewel of a movie, and I am not referring just to how they handled the different parts of the train (or to the unrecognisable Tilda Swinton as Minister Mason). The bridge scene is an example of this, and it’s truly chilling. For certain aspects, it reminded me of Mad Max: Fury Road. There’s a lot more I could tell you: how amazing the “secondary” characters are (can we consider characters like Tanya, Namgoong Minsu and his daughter Yona really “secondary?), how interesting the ending is and how it wonderfully showcases a world that is never black and white. There’s a lot of gray areas…

Snowpiercer is not a film that makes you sit in the cinema and already know what’s going to happen, and that’s what makes it beautiful. Some scenes may appear weird, but i’d take weirdness over perdictability at any time. Because sometimes the unexpected is all you need in a good story.

Nuovi piani, nuove storie / New plans, new stories

Circa un anno fa mi sono messa in testa l’idea di pubblicare un raccontino a settimana, non sapendo se ci sarei davvero riuscita. Sono riuscita a raggiungere le 49 storie, in teoria sarebbero di meno se si conta che alcune storie sono a puntate, ma per me rimangono 49 in termini di lavoro. Sono felice di aver passato questo anno a cercare di scrivere queste storie, perchè credo di aver imparato molto ed essere migliorata. Certo, ho ancora tantissimo da imparare, ma sono soddisfatta del mio esperimento e lo consiglierei a tutti. Senza questo esperimento non avrei mai scritto di guardie di confini virtuali, di tecnici di laboratorio stacanovisti, di arti cibernetici con effetti collaterali imprevisti… e non mi sarei mai messa a lavorare su un’idea che era rimasta a sedimentarmi nella mente per anni.

Parlo della storia di Kel-2698, che per me è stato bello scrivere e che i miei lettori, soprattutto su Tumblr, hanno apprezzato più di quanto mi sarei aspettata, con mia somma gioia. Dato che ho voglia di tentare qualcosa di nuovo, interromperò i racconti del martedì fino a nuovo ordine per scrivere la storia completa di Kel-2698 e Aline.

Avete incontrato Kel-2698 come soldato distopico il cui mondo va in pezzi quando il suo stesso casco va in pezzi, e lo abbiamo lasciato con il nuovo casco in mano, tentato ma incerto. Avete incontrato Aline, giovane membro della resistenza che scopre qualcosa di inaspettato sui suoi nemici, e l’abbiamo lasciata lì sul più bello appena scopre la verità.

Volete sapere se Kel-2698 si rimetterà il casco e cosa farà Aline con la sua scoperta? Aspettate e lo scoprirete!

Cercherò di fare una cosa tipo NaNoWriMo (National Novel Writing Month): anche se il mio obiettivo è di scrivere meno di 50k parole cercherò lo stesso di stendere una prima stesura nel mese di novembre, scrivendo tutto in italiano prima e in inglese dopo… e vi terrò aggiornati su come procede!


About a year ago I set on a quest to write and post one short story per week, and I have reached a total of 49 short stories. Theoretically less if you take into account the stories divided in two or three parts, but to me they still count as 49.

Overall, I am glad I spent the year writing these short stories, because I feel they have helped me immensely in terms of improvement. True, I still have much to learn, but I’m still satisfied of what I have done and it’s an experiment I’d definitely recommend. Without this experiment I would have never written of virtual border patrol guards, of workaholic lab technicians, of cybernetic arms with unexpected side effect… and I would have never tried to write a concept I’ve been toying with in my mind for years. The concept of Kel-2698’s story, which I loved and that my followers on Tumblr appreciated it more than I would have expected, bringing me great joy and excitement.

This is why I will interrupt the regular tuesday short stories for a while. I want to do something new, I want to tell you the full story of Kel-2698 and Aline.

You have met Kel-2698 as a dystopian enforcer whose world shatters as its helmet shatters too, and we have left him with his new helmet in his hands, tempted and doubtful. You have met Aline as a young resistance member who discovers something unexpected about her enemies, and we have left her at the moment of this discovery.

Do you want to know if Kel-2698 will wear his helmet again, and what will Aline do with her discovery? Wait and you’ll see!

My plan is to do something akin to NaNoWriMo: even if my goal is to write less than 50k words I will still try to write a first draft during the month of november. I will write the story in italian first and translate it into english later, and I will keep you updated about the progress of the story.

Recensione / Review: Stranger Things (stagione 1)

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Creato da: Matt & Ross Duffer

Genere: fantascienza/horror/soprannaturale

Anno: 2016

Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, etc.

Stagioni: 2, la seconda uscirà questo weekend.

Note: disponibile su Netflix


Siamo negli anni ‘80 nella cittadina rurale fittizia di Hawkins, in Indiana. In un laboratorio all’interno di un edificio governativo vicino al paese uno scienziato viene attaccato da qualcosa di misterioso. Quattro ragazzini nerd – Mike, Will, Duncan e Lucas stanno tornando a casa in bici dopo una sessione di D&D, ma uno di loro, Will, scompare. Letteralmente.

Il paese è sconvolto da questo mistero, e dovrà presto vedersela con altri fatti misteriosi. Ma ciò non fermerà Mike, Duncan e Lucas nella loro missione: decidono di trovare e salvare il loro amico, a tutti i costi. E avranno un alleato inaspettato ma molto importante: Eleven (Undici). Poco dopo la sparizione di Will fa la sua comparsa Eleven, una ragazzina/bambina in abiti da ospedale e testa rasata dotata di poteri misteriosi che si offre di guidarli nella loro ricerca, visto che può percepire la presenza di Will..

C’è qualcosa di strano in giro, qualcosa di strano che coinvolge l’edificio del governo… e non tutti hanno buone intenzioni. Joyce Byers, la madre di Will, mostrerà grande determinazione e tenacia, ottenendo l’aiuto di Jim Hopper, il capo della polizia locale ancora devastato da una tragedia familiare. Ci sono molti ostacoli e nemici, ma il mistero della sparizione di WIll sarà svelato…

 

Data la sua fama è probabile che abbiate già visto Stranger Things. Ma se non è questo il caso, sono qui per consigliarvelo. Halloween si avvicina e se volete qualcosa da brivido, ecco la cosa giusta.

All’inizio ero un po’ diffidente, aspettandomi l’ennesimo esempio di “far cassa sulla nostalgia anni ‘80”, aspettandomi di non trovare niente una volta grattata la patina al neon. Sono lieta di dire che mi sbagliavo. Non che non si ispiri ai classici dell’epoca: lo fa eccome, e in modi molto diversi, dai temi ai personaggi alle inquadrature… ma riesce anche a tirar fuori una storia convincente. Certo, ha degli elementi riconoscibili, ma non si basa solo sulla nostalgia. Magari la usa per attirare uno spettatore, ma non è il suo unico punto di forza. E anche se non si conoscono le fonti delle citazioni, ci si gode il telefilm lo stesso. Riesce anche a evitare certi cliché: i ragazzini cercano di fare i detective, ma senza l’aiuto di Eleven non riuscirebbero a ottenere granché: adulti, adolescenti e ragazzini devono diventare alleati se vogliono farcela contri i loro nemici.

La trama è di quelle da maratona: mi sono guardata la prima puntata dopo che un’amica me ne aveva parlato bene, avvertendomi che avrei voluto guardare subito quella successiva… e aveva ragione. L’insieme di personaggi ben delineati (alcuni dei quali con uno sviluppo sorprendente), l’equilibrio tra l’azione dei ragazzini, degli adolescenti e degli adulti (non tutti gli adulti sono antagonisti, ma alcuni sì) e l’uso ponderato della nostalgia lo rendono un telefilm davvero godibile. Non sono un’amante degli horror e per me è stato abbastanza spaventoso (ma mi spavento con un nonnulla io), perciò se non vi piacciono le storie con momenti spaventosi forse non fa al caso vostro. In caso contrario potrebbe essere il momento buono di capire se è davvero una bella serie come dicono tutti.


 

Created by: The Duffer Brothers

Genre: sci-fi/supernatural/horror

Year: 2016

Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, etc.

Seasons: 2, the second one will be released this weekend.

Notes: available on Netflix

 

The story is set in the 80s in the fictional rural town of Hawkins, Indiana. In the Department of Energy building, a scientist is attacked by something mysterious. Four geek kids – Mike, Will, Duncan and Lucas – bycicle back home after a D&D session, but one of them, Will, disappears. Literally. The town is shocked by this mystery, and will soon learn that more weird facts are bound to happen. But this is not going to stop Mike, Duncan and Lucas in their mission to find and save their friend. And they find and unexpected but powerful ally in their quest: right after Will’s disappearance, a new kid appears in town. A girl with a hospital gown, a shaved head and mysterious powers who says she can feel Will’s presence.

It’s clear that there is something wrong in the city, something wrong in the Department of Energy building… and that not everyone is there to help. Joyce Byers, Will’s mom, will show great determination and stubbornness, and she will gain an ally in Jim Hopper, the local police chief turned alcoholic after a family tragedy. There are many enemies on many sides, but the mystery of Will’s disappearance will be unveiled…

 

Chances are, you have already watched Stranger Things, since it gained a huge fanbase pretty quickly. But if you haven’t, well, I’m going to recommend it that to you. Halloween is close, and if you want a thrilling experience, this series will be perfect.

I was a bit doubtful of ST at first, expecting the umpteenth experiment in cashing on the 80s nostalgia, fearing an empty shell with a cool neon effect and nothing more. I’m quite happy to say I was wrong. Not that it doesn’t take inspiration from the classics of that era: it does, and in many different ways, from themes to characters to settings… but it manages to make a convincing story out of it. Surely, it has tropes you can recognize, but it does not rely on nostalgia alone. It may lurk you with that, but it’s not its driving force. And even if you don’t know many of the sources of the tropes, you will still be able to enjoy everything.

It also avoids certain clichés: kids can try their hand at being detectives, but without Eleven’s help they wouldn’t accomplish much, and adults, teenagers and kids have to become allies if they want to fight against their multiple enemies.

The plot is binge watching worthy: I watched the first episode after a friend recommended it to me, warning that I would have felt the need to continue watching immediately. She was right. The careful mixture of well-drawn characters (I loved the kind of character development some of them got), the balance between the actions of the kids, of the teenagers and the adults (not all adults are villains, though some of them are) and the careful use of nostalgia make it a very enjoying watch. I’m not a fan of horror and it was quite scary for me (I get scared by my own shadow, mind you), so if you really, really don’t like anything scary maybe skip this one.  Otherwise, it’s your time to find out if it’s really as good as your friends told you.

Recensione / Review: Brazil

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Genere: fantascienza, distopia

Anno: 1985

Diretto da: Terry Gilliam

Cast: Jonathan Pryce, Robert De Niro, Kim Greists, Michael Palin, etc.


Nel mondo di Brazil la burocrazia ha raggiunto un livello distopico e assurdo. Il protagonista, Sam Lowry, lavora per il governo ma sogna di incontrare e salvare una bellissima ragazza.

Per via di un errore di stampa viene arrestato e ucciso l’uomo sbagliato, e Lowry deve andare dalla vedova a parlarle… ma nello stesso edificio incrocia Jill, che è identica alla ragazza dei suoi sogni. Diventa subito un’ossessione, e accetta persino una promozione al lavoro – che aveva sempre rifiutato – solo per acquisire accesso ai file su Jill e scoprire di più sul suo conto.

Un film divertente quanto deprimente, Brazil fa pieno uso degli standard della distopia per mostrare le sue assurdità e ricordarci quanto di solito le cose divertenti sono anche tragiche, e viceversa, un po’ come il Dottor Stranamore. Il mondo che rappresenta sembra quello di 1984, con una burocrazia terribile e un regime spietato che controlla i cittadini in ogni aspetto delle loro vite. Ci sono molti punti in comune col romanzo, ma anche delle differenze importanti. Il film regge perché mantiene un sottotesto comico, non rischiando di diventare uno di quei film super cupi che si prendono troppo sul serio diventando ridicoli, o che sono fatti così bene nel riflettere la loro atroce realtà da far venire incubi per una settimana.

Non che Brazil non faccia riflettere, anzi, ma rimane nella mente dello spettatore grazie ai vari strati di significato. Per prima cosa si ride, perché non si può non ridere scoprendo che il pericoloso terrorista Archibald Tuttle è in realtà un idraulico che ripara il riscaldamento nelle case delle persone senza preparare la documentazione necessaria. Si ride all’ossessione della madre di Lowry per la chirurgia plastica e l’essere sempre giovane, e al fatto che l’ufficio nuovo di Lowry è così piccolo che condivide la scrivania con qualcuno – letteralmente, dato che la scrivania attraversa il muro – e se la litiga con l’impiegato dell’ufficio di fianco come una coppia che si ruba le lenzuola la notte.

Si ride ai suoi sogni in cui appare come un baldo cavaliere in armatura che salva la donzella in pericolo con in sottofondo la musica “Aquarela do Brazil” (da cui il titolo) finché non ci si rende conto che lo facciamo tutti. Tutti sogniamo qualcosa di diverso, di più bello, di speciale nelle nostre vite noiose.

Con un’estetica retrofuturistica che ricorda Metropolis e le luci drammatiche del cinema dell’espressionismo tedesco, l’ambientazione di Brazil è ormai iconica e parte del suo successo. Un mai più senza se vi interessate di distopie.


 

Genre: sci-fi, dystopia

Year: 1985

Directed by: Terry Gilliam

Cast: Jonathan Pryce, Robert De Niro, Kim Greists, Michael Palin, etc.

The story is set in a dystopian where bureaucracy has reached absurd level. The main character, Sam Lowry, is a government employee who daydreams of saving a beautiful girl. A misprint causes the arrest and death of the wrong person, a man accused of terrorism, and Lowry goes to the widow to talk to her. In the same building, he meets the beautiful Jill, who looks exactly like the girl in his dreams. He becomes obsessed by her, and accepts a promotion at work (that he had refused at first) only because it will allow him to peer through Jill’s records and find out more about her.

A bleak and funny movie, Brazil takes a classical dystopian setting, and reveals all its absurdities, in a perfect example of why funny things are usually also tragic, and vice-versa. The strategy isn’t much to the Dr. Strangelove one. The world is that of Nineteen Eighty-Four, the bureaucracy is terrible and so is the ruthless regime of control that government has on its citizens. There are many similarities between the two, and some very important differences as well. But the reason why this movie works so perfectly is that in being hilarious, it doesn’t risk becoming one of those hyper-bleak edgy movies that require a certain mindset to be seen, and that leave the audience with their stomachs tangled. Or worse, they try too much and become a parody of themselves. Oh, Brazil will tangle your stomachs, of course, but only as an afterthought. The absurdities of this movie will make you laugh – how can you not laugh when you find out that the dangerous terrorist Archibald Tuttle is actually a rogue engineer who repairs the heating in the people’s houses without doing the necessary paperwork? You’ll laugh at Lowry’s mother’s obsession for plastic surgery and looking young, or at the fact that his new office is so small he actually shares his desk with someone – literally, the desk goes through the wall and the two end up stealing each other a part of the desk like a sleeping couple bickering for the bedsheets. You’ll laugh at his dreams in which he’s a shining knight saving his damsel in distress to the tune of “Aquarela do Brazil” (hence the title), until you realize how we all do this, daydreaming trying to survive the day.

A retro-futuristic aesthetic that pays homage to Metropolis and to the dramatic lightning of the 1920s German Expressionism movies, the setting of Brazil is now iconic and part of his success. Overall, a must watch if you’re into dystopias – especially because it’s not the classical kind of dystopia.

Racconto breve: Un Mondo In Rosso – Aline / Short story: A World in Red – Aline

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Storia ambientata nello stesso universo di Un Mondo In Rosso. Non è necessario leggere prima quella.

Aline si immerse nell’odore di pioggia e cemento bagnato, perfettamente immobile. Era convinta che se fosse rimasta così ancora per un po’ si sarebbe direttamente fusa con il grigio del tetto, come una delle statue antiche del tempio in piazza. Dalla sua posizione le intravedeva. Le erano sempre piaciute fin da bambina, e aveva sperato di crescere e diventare bella e sicura di sé come loro. Era cresciuta, e ora era su un tetto come loro, eppure non si era mai sentita così diversa: era sporca, sudata, stanca, e le faceva ancora male la gamba dall’ultima missione. Ma non voleva tirarsi indietro, non quando aveva uno scopo che la faceva sentire utile e viva, e che la stancava abbastanza da dormire senza fare sogni.

Era per quello che aveva accettato di piazzare le bombe sul ponte e aspettare che arrivassero i delzad per finirli col suo fucile.

Odio aspettare qui da sola, però. Sarà meglio che Lioah torni presto.

Fece scorrere le dita sudate sul detonatore.

 

Si era quasi assopita, cullata dal silenzio e dalla calma data dalla fine della pioggia, quando sentì il rumore di un veicolo. Lioah non era ancora tornata. Il mirino del fucile le mostrò un veicolo delzad proveniente dalla strada del tempio, e il cuore le batté all’impazzata. Erano in anticipo. Aline ripensò alle parole del consiglio e agli ordini di Lioah, e prese il detonatore. Nessun delzad deve sopravvivere e andare oltre al ponte. Sparate da lontano e non avvicinatevi a loro, o potrebbero esplodere. Sono solo androidi, sparate senza pietà.

Aline fissò la striscia rossa che contrassegnava il veicolo e trattenne il respiro, ripensando alla striscia rossa che attraversava le facce nere degli androidi. Il veicolo era sulla prima arcata del ponte, e il ronzio del motore cominciava a farsi sempre più forte.

Seconda arcata. Aline si aggiustò le cuffie, mise il dito sul pulsante e premette.

Per alcuni interminabili secondi non accadde nulla. Dove ho sbagliato? Che fine ha fatto Lioah? E se non–

I suoi pensieri furono interrotti dal fragore dell’esplosione. Seguì le istruzioni di Lioah e, nonostante la tentazione di alzarsi subito dal suo riparo e verificare l’esito dell’esplosione, attese. La polvere era ancora in aria, ma era diminuita abbastanza da permetterle di vedere. Il veicolo semidistrutto emergeva dall’acqua grigio acciaio del fiume assieme ai resti del ponte e dai corpi di alcuni delzad.

Ce l’ho fatta! Non ho fatto casino! Cioè, l’ho fatto, ma era quello il mio obiettivo!

La polvere finì di posarsi e intravide tre delzad trascinarsi sulla parte del ponte rimasta intatta verso di lei. Forse erano stati sbalzati fuori dal veicolo. Uno di loro crollò a terra prima che Aline gli potesse sparare, e non si mosse più.

Anche se sapeva che erano solo androidi, le faceva sempre un effetto strano ammazzarli. Poi si ricordava cosa avevano fatto alla sua gente e alla sua famiglia – rivide le rovine di casa sua, il bel giardino con fontana che suo padre adorava e curava ridotto in macerie – e si faceva meno problemi. Sparò al secondo delzad, che crollò in una pozza di liquido nero.

Sparò due colpi al terzo e ultimo delzad rimasto, ma riuscì a evitarli. Si sentì come se il delzad la stesse guardando, ma non c’era che una striscia rossa e luminosa dove ci sarebbero dovuti essere gli occhi, e non ne era certa. Il delzad sparò mancandola  clamorosamente, ma costringendola ad allontanarsi. Quando si affacciò nuovamente dal tetto, il delzad era sparito.

Oh no, no, no… scese le scale in fretta e furia, brandendo la pistola. Devo assolutamente ucciderlo prima che si nasconda…

Da una finestra al piano terra lo vide arrancare lungo la strada, e si rese conto che non ne aveva mai visto uno così da vicino. Un androide di metallo nero che si trascinava lentamente, camminando quasi a scatti. Non sembrava averla vista, né sembrava cercarla. Si chiese cosa gli passasse per la testa, ammesso che fosse sopravvissuto qualcosa della sua programmazione originale.

Aline sparò al petto del delzad, che crollò in ginocchio guardandosi il torace. Il proiettile doveva essersi conficcato nello strato esterno, perchè il liquido nero che avevano al posto del sangue non si vedeva da nessuna parte. Eppure non si rialzava.

Aline si rese conto che le tremava la mano.

Perché ti fai scrupoli?

Sparò, ma la mano tremante le deviò il colpo e la testa del delzad venne colpita solo di striscio. Di colpo, Aline uscì dal nascondiglio e fece qualche passo verso il delzad.

No, non è possibile.

“Ti prego… non…”

Il delzad le stava parlando. La sua voce non era piatta e metallica come l’aveva sempre sentita. Sotto ai resti di quello che doveva essere stato un casco c’era il viso di una persona. Un viso umano, uno vero, quello di un ragazzo della sua età, anche se pallido, quasi grigio.

Sono solo androidi, sparate senza pietà.

Aline levò la pistola ed esitò.

Una lacrima apparve sul viso del ragazzo.

Un colpo centrò il delzad in volto, e il ragazzo crollò, la faccia una poltiglia di sangue nero.

Aline si voltò e vide Lioah dietro di lei. La donna si rimise la pistola alla cintura e si avvicinò ad Aline.

“Tutto bene? Sei ferita?”

“No, ma… mi avevate detto che non erano umani! Tutti mi avevano detto che non erano umani. Anche al consiglio! ”

“Dopo quello che hanno fatto, lo sono ancora? Forza, andiamo.”


 

Aline immersed herself in the smell of rain and wet cement, perfectly still. She was convinced that if she’d remained like that for some more time, she would have become one with the grey of the roof, like one of the ancient statues of the temple in the square. From her position, she could see them. She always liked them since she was a kid, and she had hoped to grow up as beautiful and self-confident as them. She had grown up, sure, and she was on a roof just like them, yet she had never felt more different: she felt dirty, sweaty, tired, and her leg still hurt from her last mission. But she didn’t want to back off, not when she could have a purpose, something that made her feel useful and alive, and that exhausted her enough to grant her a dreamless sleep.

That was the reason why Aline had agreed to help Lioah place the bombs on the bridge and wait for the delzad to come and finish them with her rifle.

I hate waiting here all by myself, though. I hope Lioah comes back soon.

She let her sweaty fingers slide on the trigger.

 

She dozed off for a few minutes, the silence and the end of the rain as a lullaby, when she heard a vehicle. Lioah wasn’t back yet. Her rifle’s scope showed her a delzad vehicle coming from the temple road, and her heart skipped a beat. They were early. Aline thought about the council’s words, about Lioah’s orders, and took the trigger. No delzad has to survive and go past the bridge. Shoot them from afar and don’t get close, they could explode. Remember, they’re just androids, you can shoot without mercy.

Aline stared at the red stripe that marked the vehicle, and held her breath remembering the similar red stripe on the android’s metallic black faces.

It was on the first arch of the bridge now, and the engine’s hum was getting closer and louder. Second arch. Aline adjusted her ear protection, placed a finger on the trigger and pressed the button. For a few endless moments nothing happened. What did I do wrong? Where the hell is Lioah? And if I didn’t–

Her thoughts were interrupted by the explosion. According to Lioah’s instructions, and despite her temptation to emerge from her hiding spot to check the explosion’s result, she waited. Dust still impregnated the air, but she could see enough. The torn-in-half vehicle barely emerged from the steel colored water, together with parts of the bridge and a few delzad bodies.

I did it! I didn’t make a mess! I mean, I did make a mess, but that was totally the point!

Dust settled and she distinguished the shapes of three delzad, still dragging themselves on the portion of the bridge that had survived the explosion. She guessed they had been hurled away by the explosion. One of them fell on the ground before Aline could shoot him, and didn’t move. Even if she knew they were just androids, it always felt weird for her to kill them at first. Then she would remember what they had done to her people and her family – she saw the ruins of her house, the beautiful garden with the fountain that her father loved and cared for, reduced to a pile of ruins – and killing them would become less problematic. She shot the second delzad, and it fell on a puddle of black liquid.

She shot the third and last delzad twice, but it avoided her bullets. She felt as if the delzad was watching her, but she couldn’t exactly tell, considering the red stripe they sported where a human would have eyes.

The delzad shot back, missing her easily but forcing her to retreat. When she came back on the roof’s edge, the delzad had disappeared.

Oh no, no, no… she ran down the stairs in a hurry, her gun ready. I need to find it before he gets into hiding…

From a window at the ground floor she saw it hobbling along the street. A black, metallic figure that dragged itself slowly, its limbs twitching as it walked. It didn’t seem to care for her. She wondered what was going on its brain, proving that something of its original programming had survived the explosion.

Aline shot the delzad, and it fell looking down at its chest. The bullet had gotten stuck in its external armor, because that black liquid they spilled instead of blood was nowhere to be seen. And yet it didn’t get back up.

Aline realized her hand was trembling.

Why are you hesitating?

She shot, but her trembling hand made her miss, and she barely scraped the delzad’s head. Suddenly, Aline left her hiding spot and cautiously walked towards the delzad.

This… can’t be.

“Please… don’t…”

The delzad was speaking. Its voice wasn’t toneless and metallic as she had always heard it. Under the remains of what had been only a helmet there was the face of a person. A human, a real one, a young man about her age, but strangely pale and greyish.

Remember, they’re just androids, you can shoot without mercy.

Aline raised her gun, but hesitated.

A tear appeared on the young man’s face.

A bullet hit him in his face, and he fell down, his face a mess of black blood.

Aline turned back to see Lioah behind her. The woman put her pistol back at her belt and came closer.

“Are you okay? Are you wounded?”

“No, but… you told me they weren’t humans! Everyone told me they weren’t humans, even the council!”

“After what they have agreed to become and do, do they look like humans to you? Come on, let’s go.”