Recensione: Laguna / Review: Lagoon

Autrice: Nnedi Okorafor

Genere: fantascienza / fantasy

Anno: 2014

Note: Ho letto la traduzione di Chiara Reali per Zona 42.


Gli alieni sono atterrati a Lagos, Nigeria. Prima incontrano le creature del mare, e poi uno di essi prende la forma di una donna umana. Aiutata dal soldato Agu, dalla biologa marina Adaora e dal musicista Anthony, farà da ambasciatrice per il suo popolo. L’arrivo degli alieni porta il caos a Lagos, e la cambierà per sempre, come vediamo dagli occhi dei tanti personaggi del romanzo. Ma è in questo caos che Agu, Anthony e Adaora devono muoversi per portare Ayodele – così accetta di essere chiamata l’aliena – fino al presidente della Nigeria, così che possa negoziare la situazione della sua gente. Ovviamente non sarà facile, considerando anche tutti gli altri problemi che già i tre protagonisti avevano.

La Okorafor ha scritto questo romanzo come risposta a District 9, ma ha poco a che vedere col film. Mi aspettavo una storia con una premessa simile, una cosa del tipo “una nave aliena in pessime condizioni arriva in Africa, succedono dei casini”, ma non c’è niente del genere. Gli alieni di Laguna sono potenti, sembra che possano fare qualunque cosa. Vengono in Nigeria a chiedere un posto dove vivere, ma non sembrano poveri migranti o creature in una situazione disperata. Probabilmente potrebbero uccidere tutti nel raggio di km e fare ciò che vogliono del Paese. Che insomma, non c’entra niente con District 9.

Non mi aspettavo un romanzo con così tanti elementi fantasy, ma ce ne sono parecchi e alcuni li ho trovati un po’ fuori posto. Lascia l’impressione che la Okorafor avesse troppe idee e avesse messo tutto nel libro anche se aggiungeva poco in termini di valore per la storia. Un problema simile lo si ha con la grande quantità di punti di vista. Di solito non mi dispiacciono i punti di vista usa e getta, ma il romanzo è già caotico e mi sembra che questi personaggi secondari o terziari non aggiungano granché alla storia principale.

Confesso che per me il narratore onnisciente è un problema, perché se tutti questi punti di vista usa e getta fossero stati casi di prima-persona-immersa-nella-storia forse me li sarei goduti di più. Forse la ragione di questa scelta sta nelle radici della Okorafor, ma il narratore onnisciente per me ha poco senso se non sei uno scrittore dell’Ottocento. Per farla breve, non so cosa pensare di questo romanzo. Da un lato, ha un sacco di dettagli interessanti e idee promettenti sparse qua e là, dall’altro ha dei problemi che mi hanno impedito di godermi la storia al meglio, e mi scoccia non poco: mi sembra di perdermi qualcosa di bello.

Parte del mio disappunto viene, credo, dalla mia aspettativa: mi aspettavo della fantascienza e non qualcosa di molto fantasy.

Riassumendo: se cercate una storia urban fantasy con anche gli alieni, leggetelo, probabilmente vi piacerà molto, ma se cercate una storia di fantascienza che risponda a District 9, questo non è il libro che state cercando.


 

Author: Nnedi Okorafor

Genre: sci-fi / fantasy

Year: 2014

Notes: I have read the italian translation by Chiara Reali published by Zona 42


Aliens have landed at Lagos, Nigeria. At first they meet the creatures of the sea and then one of them assumes the shape of a human woman. Helped by the soldier Agu, the marine biologist Adaora and the musician Anthony she will be an ambassador of the aliens. The aliens’ arrival brings chaos and changes Lagos forever, as we see from the eyes of the many characters this novel has… but it is in this chaos that Agu, Anthony and Adaora have to navigate to bring the alien “woman” (who agrees with being called Ayodele) to the president of Nigeria so that she can negotiate the alien’s situation. Many troubles ensue, since the three humans already have their own problems to deal with.

 

This novel was written in response to District 9, but it has very little in common to that movie. I was expecting a story with a similar premise, which is “an alien ship in poor conditions reaches Africa, troubles ensue”, but there is nothing like that. The Aliens in Lagoon are powerful, and it looks like they can do pretty much anything: they come to Nigeria asking for a place to live, but they don’t feel like poor immigrants or people in a desperate situation at all. They could probably kill all humans in a several kms radius and just use the country as they please. Which, you know, has nothing to do with District 9. So don’t expect a District 9 answer in that sense.

I also was not expecting a fantasy novel, but the story has many fantasy elements, some of which feel definitely out of place. It’s as if Okorafor had way too many ideas and just threw everything in, even if it doesn’t benefit the story at all. A similar problem can be seen with the huge amount of povs. I don’t mind disposable povs, but the novel is already chaotic and I felt like many of these side characters add nothing to the main narration. I also have issues with the omniscient narrator, because it all these disposable povs had at least been, you know, first-person-deep-within-the-story povs I would have enjoyed them far more. Maybe it’s tied to Okorafor’s roots or whatnot, but I really don’t understand using omniscient narrator unless you’re a XIX century author. In short, I’m not sure what to think of this novel. On one hand, it has a lot of interesting details and little ideas and themes scattered here and there, on the other it has issues that prevented me from enjoying the story completely and I’m really sorry for this, because I feel that I’m missing out something.

Maybe most of my disappointment comes from expecting a “traditional” sci-fi story, I really wasn’t ready for a fantasy one.

To summarize, if you’re looking for an urban fantasy story which happens to have aliens, go for it, maybe you’re gonna love it, but if you are looking for a sci-fi story answering to District 9, this isn’t the book you are looking for.

 

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Recensione flash / Flash Review: Fifth: You Shall Not Waste

Autore: Piero Schiavo Campo
Genere: sci-fi, solarpunk vibes
Anno: 2018
Parole: 713

Dove trovarlo: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/

In questa storiellina breve Piero Schiavo Campo ci mostra un ragazzo che fatica ad affrontare il dolore della perdita del nonno. Ma l’umanità è cambiata, e presto riuscirà ad abituarsi all’idea.

Anche se si tratta di una storia davvero breve, è un’interessante visione sul futuro dell’umanità e sulle scelte che potremmo trovarci a fare.


Author: Piero Schiavo Campo
Genre: sci-fi, solarpunk vibes
Year: 2018
Word: 713
Where to find it: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/


In this super short story by Piero Schiavo Campo we see a young man struggling with the death of his beloved grandfather. But humanity has changed, and he will come to terms with his feelings.

Although very short, it is an interesting piece about the future of humanity and the choices we may face in out future.

 

 

 

 

 

Recensione: Morte dell’Erba / Review: The Death of Grass

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Autore: John Christopher

Genere: fantascienza apocalittica

Anno: 1956

Note: Ho letto la traduzione italiana di Marco Galli.


Quando il virus Chung-Li colpisce, inizia dalla lontana Cina. Tutte le piante di riso marciscono, e la carestia colpisce duramente. Arrivano gli aiuti dall’estero, sì, ma non bastano a salvare tutta l’Asia. Il virus migra e muta.
John, moglie e figli vivono in Inghilterra e parlano di queste catastrofi bevendo té, scambiandosi opinioni molto diverse con i loro amici. David, il fratello agricoltore di John, ha un brutto presentimento. E quando il virus comincia ad attaccare il grano e le altre graminacee, è chiaro che il mondo come lo conoscono è al collasso. Così John cerca di salvare la famiglia, di raggiungere la fattoria di David, situata in una valle ben protetta. Che ci riesca o no, alla fine sarà un uomo molto diverso, e anche la sua famiglia sarà cambiata.
Anche se ricorda Il Giorno dei Trifidi e simili storie categorizzate come “cosy catastrophes”, non c’è niente di comodo o piacevole nel mondo di Morte dell’Erba… che comunque piacerà di sicuro a chi sono piaciute le opere di Wyndham. Anche qui dopotutto c’è una famiglia inglese che cerca di sopravvivere a un evento apocalittico.
John comincia da inglese medio e man mano diventa sempre più… spiacevole. Più antipatico, ecco, soprattutto se confrontato con i classici protagonisti di Wyndham. Sorprende la sua freddezza nel compiere certi gesti, al punto che un lettore potrebbe essere tentato dal pensare che abbia nascosto tutti quegli istinti primordiali in lui per tutta la sua vita. Ora che la società civile non esiste più, ed è diventato il capo di quel piccolo gruppo… chi può fermarlo?

Certo, ha le sue buone ragioni per agire in certi modi, e vediamo altri che sono molto peggio, ma c’era davvero bisogno di fare certe cose? Leggendo ci si chiede di continuo come agiremmo noi al suo posto, cosa che rende Morte dell’Erba un romanzo apocalittico molto efficace.
I personaggi secondari, alcuni dei quali sono costantemente in bilico tra eroe e mostro, a volte finiscono per rubare la scena al protagonista e a superarlo in carisma. Non è necessariamente un male, anzi, il gruppo che viene a crearsi intorno a John con tutti i conflitti che ne conseguono è degno di una serie tv moderna ben fatta.

Anche se è un romanzo vecchio – si vede dal livello tecnologico e dal sessismo – è ancora godibile e interessante, perché le carestie non stanno di certo per passare di moda. Avvengono tuttora, e siamo abituati a sentire e vedere queste tragedie lontane proprio come John e la sua famiglia all’inizio della storia, cosa che facilita l’immedesimazione. Ci dispiace per loro, mandiamo degli aiuti, ma lo facciamo protetti dal senso che “non può accadere qui”. Ma potrebbe accadere, e forse accadrà. Forse non per via di un virus, ma come conseguenza del riscaldamento globale. Se e quando succederà, che genere di persone saremo? Faremo piani a sangue freddo come Pirrie, prenderemo il comando come John o difenderemo ciò che abbiamo come David? O saremo qualcuno di completamente diverso?

 


 

Author: John Christopher

Genre: apocalyptic sci-fi

Year: 1956

Notes: I have read the italian translation by Mario Galli.


When the Chung-Li virus strikes first, it is very far away, in distant China. All rice plants start to rot and famine ensues. Foreign aid comes, yes, but never enough to save Asia. And as the virus migrates, it also mutates.
John, his wife and kids live in England and discuss this ongoing tragedy over tea, sharing very different opinions with their friends. John’s brother, David, who is a farmer, has a bad feeling about the virus… and as the virus starts attacking grain as well it’s pretty clear that society as they know it is going to crumble. And so John tries to save his family, to reach David’s farm which is in a well-protected valley. Whether he reaches his goal or not, he will be a different man at the end, and his family will have changed too.

While it is indeed reminiscent of The Day of The Triffids and similar “cosy catastrophe” stories, there is very little cosiness in The Death of Grass. A lover of Wyndham’s stories will definitely like this novel, because again it features an English family trying to survive an apocalyptic event.
John starts as your average Englishman of the time and becomes quite unpleasant. More than your average Wyndham character, that’s for sure. He is suspiciously cold in performing certain actions, to the point that a reader may be tempted to think he had been hiding all those primal instinct in his self all his life. Now that civilization has collapsed, and he has become the leader of that small group… who is going to stop him?
He has his reasons to behave in certain ways, and we see others who are way worse, but did he really have to do these things? The readers constantly asks themselves how they would have acted in his place, and it makes The Death of Grass a very effective apocalyptic novel.
The secondary characters, some of which constantly walk on the thin line between hero and monster, end up stealing the scene more than once. This isn’t a bad thing per se, in fact, the group of people around John wouldn’t look out of place in a modern tv series.
Despite being an old novel – and it shows mostly in tech and sexism levels – it is still relevant and enjoyable today, because famines don’t look like they’re about to go out of fashion. They’re happening today somewhere, and we are used to hear and see of distant catastrophes just like John and his family at the beginning at the novel. We feel sorry for those people, we even send help, but we are constantly sheltered by that feeling that it can’t happen here. Except that it can, and it probably will. Maybe it will not be a virus, but a consequence of global warming. When/If it happens, what kind of people will we be? Will we be the stone-cold planners like Pirrie, the leaders like John, or the defenders like David? Or someone else entirely?

Recensione Flash / Flash Review: Logistics

Visto che è raccontato in forma di podcast c’è un po’ troppo raccontato per i miei gusti, e Enfys a volte spiega cose che ogni ascoltatore di certo saprebbe. A parte questo però la mente di Enfys è un posto interessante, grazie al suo senso dell’umorismo la storia diventa quasi divertente nonostante l’argomento, e la sua ricerca di oggetti che diamo per scontati come assorbenti e tampax ci fa provare empatia immediatamente. Non è una storia perfetta, ma è comunque carina.


Recensione: Il Mondo Perduto / Review: The Lost World

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Autore: Arthur Conan Doyle

Genere: sci-fi, adventure

Anno: 1912


Siamo in un’epoca di esploratori, dibattiti, scoperte scientifiche. Il giovane giornalista Malone viene mandato dal professor Challenger, un esploratore che afferma di aver visto cose incredibili. Nessuno gli crede e tutti lo deridono, così Challenger è diventato estremamente scortese nei confronti di tutti, soprattutto dei giornalisti. Malone riesce a parlargli senza essere cacciato, e si rende conto che potrebbe esserci del vero nelle parole di Challenger. Trova affascinante la personalità dello scienziato e che la sua storia abbia senso. Che ci siano davvero dei dinosauri e chissà che altro su quell’altopiano nel bel mezzo della foresta amazzonica? Beh, c’è un solo modo per scoprirlo. Assieme all’avventuriero Lord John Roxton e al professor Summerlee, Malone e Challenger partiranno per una spedizione che dovrà dimostrare la verità – o la falsità – di quanto sostiene Challenger. Dovranno affrontare molti pericoli per scoprire i segreti di quella terra lontana…

Se si ignorano sessismo & razzismo vecchio stile, è una lettura interessante e per quanto priva di astronavi, riuscirà sicuramente ad attirare l’attenzione di un lettore di fantascienza. I quattro esploratori hanno delle personalità peculiari, da Challenger che è decisamente antipatico a Roxton che sembra quell’avventuriero esagerato che si potrebbe trovare nei film di oggi. Malone, il più giovane, funziona bene come specchio per i/le lettori/lettrici, perché ha una conoscenza limitata di scienza e biologia, ma riesce a essere coraggioso e d’aiuto nella missione. Il suo primo istinto alla vista di un rettile gigante non è curiosità scientifica ma paura. Per quanto sia divertente esplorare le relazioni tra i personaggi, esplorare l’altopiano è ancora meglio. Ci si può immaginare che troveranno un modo per andare in cima e che cosa troveranno, ma rimane piacevole leggere come ci arrivano.

Certo, al giorno d’oggi alcuni elementi sono buffi o addirittura terribile. Per essere dei temibili dinosauri a volte quelle creature si comportano in maniera stupida, e nelle prima pagine del libro c’è una conversazione tra Malone e la tipa per cui ha una cotta che è francamente agghiacciante. I quattro esploratori si comportano in maniera terribile nei confronti di alcuni abitanti dell’altipiano, e anche se è in parte comprensibile, ai nostri occhi è comunque crudele. Almeno Malone mette in dubbio la legittimità delle loro azioni qualche volta nelle sue lettere.
Per fortuna i dinosauri erbivori stupidi sono controbilanciati da dei magnifici pterodattili, e la scena finale con Challenger che prova al pubblico che diceva la verità è di sicuro piacevole.

Vale la pena leggerlo: fa parte delle fondamenta della fantascienza a modo suo (senza non credo avremmo Jurassic Park), e anche se è invecchiato malino, rimane una bella avventura. E poi insomma, ci sono i dinosauri.


Author: Arthur Conan Doyle

Genre: sci-fi, adventure

Year: 1912


It is an age of explorers, of debates, of scientific discoveries.
The young journalist Malone is sent to talk to professor Challenger, an explorer who claims to have seen incredible things. Since no one believes him and everyone mocks his words, Challenger has become incredibly rude towards everyone, especially journalists. Malone finds a way to talk to him without being thrown at the door, and he realizes that there might be truth in Challenger’s story. He is fascinated by the explorer’s personality, and his story makes sense. Are there really dinosaurs and God knows what else on that plateau in the middle of the Amazon forest? Well, there’s only one way to find out.
Together with the adventurer Lord John Roxton, and professor Summerlee, Malone and Challenger leave for a second expedition to prove – or disprove – Challenger’s statements. Many dangers await them as they pierce the secrets of this distant land…

If you ignore the old timey racism and sexism, this is an interesting read and while there are no spaceships, this is sure to interest any sci-fi reader, even if probably it isn’t sci-fi in its strictest sense.
The four explorers have peculiar personalities, from Challenger who is an unpleasant man, yes, but today he feels ridiculous in his behavior, all while Roxton is an exaggerate adventurer who wouldn’t look out of place in certain movies. Malone, the youngest, works perfectly as a mirror for the readers, as his knowledge of science and biology is limited but he discovers he can be brave and useful to the mission too. His primal response to a giant reptile is fear, not scientific curiosity. The relationships between the characters are fun to explore, but not as much as the plateau. Even if you can guess they’ll find a way to climb and what they will find up there, it’s intriguing to read their struggle and their failures.
Sure, some elements look silly at best and terrible at worst now. The dinosaurs may be terrifying predators but they behave in dumb ways, and the conversation you’ll read in the first pages of the book between Malone and the girl he has a crush on, Gladys, is cringeworthy. The four men behave in a terrible way towards certain inhabitants of the plateau, and even if it is partially understandable, it’s still cruel – but at least Malone questions the legitimacy of such actions sometimes in his letters. The herbivore dinosaurs may look dumb, but pterodactyls are a magnificent threat.
Also the way Challenger proves he has been telling the truth about dinosaurs all along near the book’s end is very satisfying.
I’d say it’s worth a read: it’s one of the founding blocks of sci-fi in its own way, and we wouldn’t have works like Jurassic Park without it probably. It hasn’t aged really well, but it’s a cool adventure. Also, did I mention it has dinosaurs?

Recensione Flash / Flash Review: The Baby Eaters

Autore: Ian McHugh

Genere: sci-fi

Anno: 2018 (su Clarkesworld, prima apparizione nel 2016 su Asimov’s Science Fiction)

Parole: 4464

Dove trovarlo: Clarkesworld numero 139


In un futuro in cui l’umanità ha esplorato lo spazio e incontrato altre razze aliene, il/la protagonista deve incontrare Meychezhek, una specie di amministratrice/signora feudale/ufficiale militare di una razza aliena. Il/la protagonista deve stabilire un rapporto commerciale tramite doni e diplomazia, ma non tutte le tradizioni locali sono facili da sopportare…

La storia comincia in medias res mettendoci subito a confronto con questi alieni, ed è ovviamente una cosa positiva: meglio la confusione iniziale delle prime righe che essere imboccati da terribili spiegoni. Certo, purtroppo alcuni piccoli spiegoni ci sono, come se il/la protagonista sentisse la necessità di spiegare certe cose a chi legge, e proprio per questo apprezzo quando alcune cose non vengono spiegate affatto (non ci viene descritto l’animale che cavalcano come noi umani faremmo con un cavallo), e ciò rende tutto più naturale. Certo, sarebbe stato bello se gli alieni fossero stati ancora più “alieni”, ma dall’altro lato è arduo creare ed esporre una civiltà galattica complicata in un racconto così breve.


Author: Ian McHugh

Genre: sci-fi

Year: 2018

Words: 4464

Where to find it: Clarkesworld Issue 139


In a future in which humanity has explored space and met other alien races, our main character has a meeting with Meychezhek, an administrator/feudal lord/military officer of an alien race. The main character is supposed to establish a commercial relationship thanks to gifts and diplomacy, but not all local traditions are easy to bear…

A brief glimpse into the world of an alien race, this story starts in medias res which is an absolutely positive thing: I’d rather take the initial confusion of “what’s going on” than being spoonfed info through terrible infodumps. Granted, there are a few infodumps here and there, as if the main character feels the need to explain what is going on, but I appreciate that these instances are limited and that certain things aren’t explained at all (we do not get a description of the animal this race rides as we ride horses), it makes everything feel more natural. Now, the aliens could be a little more alien on one hand, but on the other, it’s hard to create and expose a complex galactic civilization in such few words.

Recensione / Review: I Creatori di Mostri

Autore: Robert Rainbell (pseudonimo di Roberta Rambelli)

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 1959

Note: Roberta Rambelli scrisse usando diversi pseudonimi.


Lo psicologi Krishna è in difficoltà: gli è appena stato portato un altro paziente, un’altra vittima di atroci allucinazioni in cui dice di vedere giganteschi mostri che sputano fiamme purpuree e lo vogliono mangiare, al punto che cerca di uccidersi.

Krishna riesce a salvarlo, ma la sua salvezza ha un costo. Con lui siamo a venti delle centoventi persone che compongono l’equipaggio della spedizione Kappa rimandate indietro a causa di queste crisi terribili. C’è qualcosa di strano da qualche parte nello spazio, qualcosa che fa impazzire scienziati e militari a bordo della Kappa. Per salvare gli altri cento uomini e i futuri esploratori e coloni che si avventureranno da quelle parti, il mistero deve essere svelato a tutti i costi. Dato che l’ultimo paziente di Krishna era anche lo psicologo della spedizione, Krishna acconsente a raggiungere la Kappa. La situazione è delicata, e la missione si prospetta pericolosa…

Sinceramente non ricordo quando ho saputo per la prima volta di questo libro, ma credo di averlo messo in lista perché la trama aveva qualcosa che mi faceva pensare al mio romanzo (quello finalista all’Urania). In realtà i Creatori di Mostri ha poco in comune col mio romanzo (meno male!) e se riuscite a trovarlo – chiaramente è fuori catalogo – in qualche mercatino o su ebay ne vale la pena, è una lettura carina.

Il futuro in cui vive Krishna non è perfetto, ma è di gran lunga migliore del nostro, è un futuro in cui abbiamo colonizzato lo spazio e imparato come usare le nostre risorse… ma è un futuro dove non mancano le rivalità, come quelle tra scienziati e soldati a bordo della Kappa, una rivalità che mette in pericolo la fragile stabilità della spedizione. Sulla nave Krishna incontra il suo vecchio amico Kovacs, che gli fa un ritratto del comandante della spedizione. Quando poi Krishna lo incontra scopriamo quando Kovacs avesse contemporaneamente ragione e torto: quasi tutti questi personaggi sono reali, multisfaccettati, quasi moderni ( di donne neanche a parlarne, ma almeno il protagonista non è il solito John Qualcosa). Nessuno dei personaggi principali ha lo spessore di una sagoma di cartone, e sotto questo aspetto ho letto di peggio in opere più recenti. Il mistero dei creatori di mostri viene svelato lentamente come in un giallo, con false piste e indizi, paure e nuove scoperte. Si legge volentieri perché è difficile indovinare il finale fino alle ultimissime pagine, cosa che adoro. Un difetto può essere dato dal fatto che la voce narrante, quella di Krishna, è quasi “neutro”, un mero specchio per il lettore se comparato a personalità ben costruite come quelle di Kovacs e il Comandante. Di solito adoro saperne di più sui personaggi, ma il romanzo rimane godibile lo stesso.


Author: Robert Rainbell (nom de plume of Roberta Rambelli)

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1959

Notes: Roberta Rambelli was very active in the sci-fi field, translating dozens of works and writing several novels and short stories. The title of this novel means literally “The creators of monsters”.


Psychologist Krishna is baffled: another man has been brought to him, another victim of terrible hallucinations in which he claims to see fire breathing purple monsters ready to eat him and tries to commit suicide. Krishna saves his patient, but at a great cost. Now twenty out of the 120 men who were part of the Kappa Expedition have been sent back displaying the exact same symptoms. It’s clear that there is something weird in the corner of space that the Kappa is exploring, something that makes people go mad. To save the other 100 men and the future explorers (and colonists), the mystery needs to be unveiled. Since the expedition’s psychologist also happened to be Krishna’s latest patient, Krishna agrees to join the Kappa. Things aren’t going very smoothly on the Kappa, and many dangers await its crew…

I honestly can’t remember where I found out about this book, but I can imagine I put it in my to-read list because what I knew about the plot vaguely reminded me of the novel I have written. I Creatori di Mostri ended up having very little in common with my novel, luckily, but if you can read in Italian and get the chance to find this in some market (it’s out of print because of course it is) it’s definitely worth your time.

It’s intriguing to see the future in which Krishna lives, a future that is not perfect but is vastly better than our own, a future in which we have colonized space and we have learned how to use our resources better… but that’s far from utopian, after all there is an undeniable rivalry on the Kappa between scientists and soldiers, a rivalry that threatens the already fragile situation of the expedition. On the Kappa, Krishna meets Kovacs, an old friend of his, who gives him a description of the expedition commander. Later Krishna meets the commander and we see how Kovacs was both right and wrong: these multifaceted characters feel real and “modern”, no one of the major characters is a cardboard stereotype (I’ve read worse in more recent novels).

But very little of the adventures happens onboard the Kappa: the mystery of the hallucinations is unraveled slowly, as if it were a detective novel, with hints and new discoveries, with dangers and fears. It’s a pleasing read because you can’t guess how it will end until the very last pages. A minor flaw could be that the main character, Krishna (the story is written in first person) has very little personality if compared to Kovacs, the Commander and other characters: Krishna pretty much acts as a mirror for the reader. Considering the story is full of action and mysteries, I’d say it’s forgivable… even if I personally love knowing more about protagonists.

 

Recensione Flash / Flash Review: The Engines Imperial

Autore: Sean Bensinger

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 2016

Lunghezza: 3047 parole

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/bensinger_08_16/ (numero 119 of Clarkesworld)


Rook è l’IA di una astronave, costruito per combattere per una dinastia da tempo scomparsa e per combattere nemici che non esistono più. Seguono nuovi padroni, e nuovi nemici. Ha combattuto per tanti anni, sparso tanto sangue, e ha visto la sorella morire. Ha sofferto e ha inflitto sofferenze. E ora stanno venendo per lui.

Al giorno d’oggi è arduo leggere una storia su una IA collegata a una nave senza pensare alla serie di Ancillary Justice di Ann Leckie. Il destino di Rook è molto diverso da quello di Breq, protagonista della trilogia della Leckie. C’è tristezza e malinconia in un’IA che ha fatto ciò per cui è stata costruita e ha visto l’universo cambiare, un’universo che ora è diventato più simile a lui… ma non è pronto ad accettare che Rook abbia sentimenti, o non gli interessa.

Non sarà un’opera originalissima (il tema non è propriamente nuovo), ma il fattore empatia è ben gestito, ed è difficile non affezionarsi almeno un po’ a Rook, cosa notevole vista la brevità del racconto.


 

Author: Sean Bensinger

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2016

Length: 3047 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/bensinger_08_16/ (issue 119 of Clarkesworld)

Rook is a ship AI, a warrior built for a dynasty long gone, destined to fight enemies long disappeared. Still, he finds new masters, and new enemies. He has fought for many years, seen a lot of bloodshed, and he has seen his sister die, a moment of genuine grief. Now they’re coming for him.

Nowadays it’s hard to read a story about a spaceship AI without thinking about Ann Leckie’s Ancillary series. Rook’s destiny is far different from Ann Leckie’s main character, Breq. There is sadness and melancholy in an AI who did what was ordered him to do, what he was literally built to do only to see his sister die and the universe change around him, a universe that has become so close to him and yet doesn’t see him as capable of holding any feelings (or just doesn’t care).

Perhaps not a super original work (it’s not the newest theme ever, after all), but the “empathy factor” is very well cared for: it’s hard not to feel sorry for Rook, which is a good achievement considering the length of the story itself.

Recensione / Review: Madre Nostra

Autore: Stefano Paparozzi

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Note: pubblicato da Zona 42


 

Madre Nostra è strutturato come un diario, diario che in realtà non è regolare e a volte passano mesi senza che la sua autrice ne scriva una pagina… per motivi molto seri. L’autrice del diario è Miriam Monteforti, una dodicenne che comincia il diario per rivelarci che è incinta. Non ha mai avuto rapporti, nè ha mai avuto il ciclo mestruale; per abortire è troppo tardi. Nè lei nè la famiglia sanno come gestire questo evento assurdo, sopratutto Miriam. Già essere un’adolescente è difficile, figurarsi se ci si mette anche la questione della “madre vergine”. Ed è solo l’inizio delle avventure di Miriam: tramite il suo diario vediamo come il mondo reagisce alla sua situazione: la scienza decide di studiarla per aiutarla (e per aiutare le donne che cercano di avere figli), ma nasce anche una chiesa intorno alla sua figura. Per Miriam è difficile trovare un posto nel mondo, data la sua situazione, ma è destinata ad avere un impatto enorme su chi la circonda, dal fratello Marco alla migliore amica Vanessa, passando per tante altre persone.

Nel corso del suo diario lo stile di Miriam cambia. Cambia la sua grammatica, la struttura delle frasi, la scelta delle parole… ed è uno dei punti di forza che contribuiscono a renderlo un romanzo credibile. Miriam cambia e cresce, e noi vediamo i suoi tormenti interiori ed esteriori mentre la sua vita continua, vediamo i suoi rapporti con gli altri e come le altre persone reagiscono di fronte a lei e alle sue scelte. Complimenti all’autore per essere riuscito a immergersi così bene nella mente di una ragazzina prima e di una donna dopo, la voce è credibile e il libro è scorrevole e si legge velocemente: è un complimento da parte mia, la fluidità di un testo è una dote importante.

Il problema è che, leggendo, diventa piuttosto ovvio per il lettore capire cose accadrà, anche se Miriam ancora non se ne rende conto. Non c’è modo migliore per dire a un lettore “ehi, guarda qui, questo sarà un dettaglio importante che tornerà” che facendo dire a Miriam nel suo diario “oh, e comunque è successa questa cosa ma niente di importante.” È un peccato perché contribuisce a rendere la parte centrale del romanzo meno emozionante: immaginiamo facilmente cosa accadrà e alla fine viene fuori che ci avevamo preso, cosa che non è sempre soddisfacente in fase di lettura. Sì, sono cose che succedono nella vita, lo so, ma… è una delle piccole cose che ci svelano che stiamo leggendo un’opera di finzione e non un diario vero.

Non mancano i momenti strappalacrime nella vita di Miriam, sopratutto verso la fine del diario: prima o poi vi verrà una lacrimuccia, garantito. Miriam cambia molto nel corso degli anni, e se un protagonista non cambia non c’è una versa storia, ma ho dei dubbi sul finale. Anche se siamo abbastanza furbi da accorgerci del “falso messaggio” a cui Miriam è tentata di credere per via della tendenza umana di cercare un senso dietro alle cose e ne è conscia, non posso non chiedermi perché quel certo elemento è stato incluso nella trama. Non fraintendetemi, è un bel romanzo ed è ben scritto. L’autore è riuscito a entrare nella mente di Miriam, ma ci ha raccontato una storia molto semplice, e mi aspettavo più colpi di scena.

Mi ha quasi fatto pensare a Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro: una storia di fantascienza malinconica ambientata in un mondo simile al nostro. Proprio come il romanzo di Ishiguro, Madre Nostra sarebbe stato bene persino in una collana di una grande casa editrice e venduto non come fantascienza: avrebbe raggiunto un grande pubblico, avrebbe avuto articoli di giornale e magari un invito in tv. Ottimo libro da regalare a chi di solito non legge fantascienza.


 

Author: Stefano Paparozzi

Genre: fantascienza

Year: 2018

Notes: pubblicato da Zona 42


The story is shaped like a diary, a diary that has not been kept regularly since sometimes months and years go without entries… for specific reasons. The diary’s owner is Miriam Monteforti, and at the start of her diary she reveals us she’s pregnant. She’s only 12, and has never had sex nor her first period. It’s too late for an abortion anyway, and her family doesn’t know how to deal with it. Neither does Miriam, of course, who is terrified. After all, being a teen is hard enough if you don’t throw in the whole “virgin mother” thing. This is just the beginning of Miriam’s adventures, which we can read in her diary as she sees how the world reacts to her condition, with a team of scientists who wish to study her and help her (and the women around the world who try but can’t get pregnant) and a church who gets founded around her figure. It’s hard for Miriam to find her own place in the world due to her condition, but she will have quite an impact on the world and those around her (from her brother Marco to her best friend Vanessa to many other people).

Through her diary, Miriam’s writing style changes. Her grammar, sentence structure, choice of words is vastly different throughout the years, and this is one of the strengths of this novel. Miriam changes and grows, and we experience the inner (and outer) turmoil of her life as she learns more about her and how to deal with it and with the people around her, who have vastly different reactions to her life and her choices. Also, props to the author who manages to get in the mind of a teenage girl (and later, adult woman) fairly well, writing in a believable voice and delivering a book that flows nicely and is easy to read: this is a great compliment, I appreciate this a lot in a novel.
The main issue is that while reading it becomes obvious for the reader what is going to happen – even if Miriam doesn’t know yet. There isn’t a better way to put something in the spotlight than saying “oh by the way this thing happened, I’m sure it’s not going to be a big deal”. This is a pity because it made the central part of the novel a bit less engaging: we can already guess what is going to happen and we find out we were right all along, which in this case doesn’t work as well as I would have loved to. It happens frequently in life, I’m aware of it, and yet… it’s one of the very few parts in which as readers we can see through the diary structure and realize it’s just fiction all along.

Miriam’s life comes with a few tear-jerking events, especially at the end of her diary, and you’ll probably shed at least one tear. Miriam has changed a lot over the years, and it’s not a real story unless the main character changes, but I am not sure it was the best way to end her story. Even if we are wise enough to understand the “false message”, something even Miriam thinks about but is aware that is just the result of humanity’s tendency to see patterns and messages everywhere, I can’t help but wondering why such a particular element was chosen for the plot. And do not misunderstand me, it is a good book, a well written one. I just got the feeling that the author did a great job getting into Miriam’s mind, but at the same time it told us a very simple story, I expected more plot twists.

It almost made me think of Kazuo Ishiguro’s Never Let Me Go: a melancholic sci-fi story set in a world not too different from our own. And just like Ishiguro’s novel, Madre Nostra wouldn’t have looked out of place among those books that are sci-fi and yet aren’t promoted as such from major publishers and have a wide audience. It would have perhaps even a few newspaper articles and an invitation to a tv program. Hell, this one could be a book to give to someone who isn’t usually into sci-fi.

Recensione Flash / Flash Review: Ancient Engines

Autore: Michael Swanwick

Genere: sci-fi

Anno: 1999

Lunghezza: 2839 parole

Note: disponibile sul numero 127 di Clarkesworld.


Un ubriaco si mette a infastidire il tipo sbagliato al bar. Il tipo in questione, Jack, se ne occupa senza troppi problemi: dopotutto è più forte e veloce di qualunque umano, e in caso di necessità può rimpiazzare le parti del corpo con pezzi nuovi. L’ubriaco lo aveva accusato di essere alla ricerca dell’immortalità, e ora un vecchio vuole discutere con lui proprio di questo…

Un interessante raccontino a operta dell’autore de La Figlia del Drago di Ferro, Ancient Engines è più una conversazione sull’immortalità che una storia in senso stretto, ma essendo breve rimane interessante. Jack e il vecchio hanno idee diverse su come raggiungere l’immortalità, e se valga la pena davvero farlo. Da lettori è interessante vedere cosa tiene in serbo il vecchio, e ha un finale interessante.

Niente di ultra – innovativo, ma è una storiellina piacevole sull’immortalità e l’evolversi della tecnologia.


Author: Michael Swanwick

Genre: sci-fi

Year: 1999

Length: 2839 words

Notes: Available on Clarkesworld issue 127


A drunk guy starts annoying the wrong guy at a bar. The guy in question, Jack, deals with him pretty easily: after all, he’s far stronger and faster than any human. If anything goes wrong in him, he can replace his body parts. The drunk guy had accused him of looking for immortality, and now an old man wants to discuss his desire for unending life with him…

An interesting short story from the author of The Iron Dragon’s Daughter, Ancient Engines is more of a conversation about immortality than a real story, which is still interesting since it’s rather short. The old man and Jack have different ideas on how to achieve immortality, and if it’s really worth achieving it. As a reader it is enjoyable to see which tricks does the old man have up his sleeve, and it has a satisfying ending.

Nothing groundbreaking, but it’s a neat little short story about immortality and the evolution of technology.