Recensione / Review: Frankenstein

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Autore: Mary Shelley

Genere: fantascienza, horror/gotico

Anno: 1818

Note: Ho letto la traduzione di Alessandro Ceni pubblicata da Orsa Maggiore (per le note vedi in fondo alla recensione)


Se pensate di conoscere questa storia perché avete visto un paio di film… sappiate che c’è molto di più dietro. Robert Walton è impaziente di esplorare i misteri del Polo Nord e prepara una nave e un equipaggio, come scopriamo dalle lettere che scrive alla sorella. Ha tutto ciò che gli serve, eccetto un caro amico, un’anima simile alla sua che possa comprendere la sua ricerca della conoscenza. Un giorno il suo equipaggio nota un uomo gigantesco al comando di una slitta che viaggia attraverso i ghiacci, e poco dopo Walton e i suoi salvano un uomo sfinito e semicongelato, che era impegnato nell’inseguimento della slitta. La nave continua il suo viaggio verso nord, e Walton si occupa dell’uomo, lo scienziato svizzero Victor Frankenstein. Frankenstein osserva Walton e nota in lui la stessa ossessione che ha distrutto la sua vita, perciò decide di raccontargli la sua storia, come se cercasse di salvarlo.

Scopriamo così l’infanzia e la gioventù di Frankenstein, dove aveva vissuto e chi era stata la sua famiglia (e i suoi amici più cari)… e leggiamo del giorno in cui le sue ricerche danno dei frutti e scopre come creare la vita, come costruire un uomo e dargli vita grazie alla scienza. Immediatamente però la sua creatura lo terrorizza, e fugge da lui. Il “mostro” scappa, ma creatura e creatore sono destinati a portare distruzione nelle loro vite fino alla fine.

Avevo cercato di leggerlo anni fa ma mi ero interrotta, oggi sono felice di averlo riletto perché mi è piaciuto davvero tanto. Ho deciso di leggerlo per via di questi video di Extra Credits, ve li consiglio decisamente prima della lettura, sono perfetti per farsi un’infarinatura del background del romanzo e della sua epoca.

Frankenstein è davvero il primo romanzo di fantascienza, la fonte del cliché dello scienziato pazzo, e tanto altro… sia Walton che Frankenstein dimostrano già cosa ci sia dietro a un personaggio di fantascienza. Walton brama di esplorare il Polo e i suoi segreti scientifici come gli esploratori e avventurieri a cui la fantascienza ci ha abituato. E che dire del tormentato Victor Frankenstein, che non è pazzo per il suo desiderio di potere o per la sua malvagità ma per le conseguenze delle sue azioni e tutta un’altra serie di fattori… e la sua follia colpisce soprattutto chi gli sta intorno. Anche il mostro contribuisce alla sua follia, ma non aspettatevi una creatura stupida o incapace di parlare: la creatura, il nuovo Adamo, impara a parlare e a leggere, ed è incredibilmente emozionante, come lettori/lettrici, sentire la sua storia dalle sue parole. A volte mi chiedo se lo si possa considerare un primo esempio di intelligenza artificiale… Leggiamo di come la sua esistenza è cominciata, di come ha scoperto le sue sensazioni e il mondo intorno a lui, di come ha imparato a leggere e scrivere, e come ha conosciuto vizi e virtù dell’umanità. Vuole solo essere amato e rispettato… ma non lo desideriamo forse tutti? Arriviamo a capire sia la creatura che il creatore.
Certo, è un romanzo vecchio, quindi certe tecniche sono passate un po’ di moda, come la cornice epistolare, ma appena ci sia abitua allo stile diventa una lettura piacevolissima.

Potrà anche nascere da una critica all’industrializzazione e a come stava già distruggendo e disumanizzando persone e luoghi, ma Frankenstein non è un romanzo anti-scienza: al massimo è un avvertimento. Per Frankenstein è troppo tardi ormai, non può più cambiare, ma forse la sua tragedia personale può salvare Walton prima che sacrifichi la sua vita e quella dei suoi uomini accecato dall’ambizione e dal desiderio di scoperta…

Note alla traduzione italiana: a occhio non mi è sembrata pessima, ma non avevo il testo a fronte. Però la cura editoriale lasciava a desiderare, troppi refusi e il nome di un personaggio, Henry Clerval, diventa improvvisamente Enrico un paio di volte senza motivo…


 

Author: Mary Shelley

Genre: sci-fi, gothic/horror

Year: 1818

Notes: I’ve read the italian translation by Alessandro Ceni published by Orsa Maggiore.


If you think you know the story because you’ve seen a few movies… rest assured there’s much more to it. Robert Walton is eager to explore the mysteries of the North Pole and prepares a ship and a crew, as we learn from the letters he sends his sister. He has everything but a close friend, a soul similar to his own, which will understand his quest for knowledge. One day his crew spots a huge man on a sled travelling through the icy wasteland, and later they rescue a nearly frozen man who says he was following the man they had seen before. As the ship travels north Walton takes care of the man they rescued, the Swiss scientist Victor Frankenstein. Frankenstein observes Walton and sees in him the same obsession that destroyed Frankenstein’s life, so he decides to tell him his story, as in an effort to save him. We learn of Frankenstein’s youth, of his friends and family… and of the day in which he found out how to create life and managed to build a man and give him life through the power of science. He is immediately terrified by his horrendous creation, and rejects him. The “monster” runs away, but the creature and the creator are doomed to plague each other’s existence until the end.

I had tried to read this many years ago and didn’t like it, today I’m happy to have tried again because I absolutely loved this novel. I was prompted by these videos, which I definitely recommend you to watch before reading, they give a great background/framework for a better understanding.

Frankenstein is truly the first sci-fi novel, the source of the “mad scientist” trope, and much else… Both Walton and Frankenstein demonstrate already what it means to create a sci-fi character. Walton’s eagerness to explore the North Pole and its science-related secrets makes us think of the many explorers and adventurers (in different planets as well) sci-fi has given us. And the tormented Victor Frankenstein, who isn’t mad because he’s power hungry or evil, but he’s driven mad by the consequences of his actions, and by a combination of factors, and whose madness damages those around him. The monster himself drives him mad… but don’t expect a mumbling, stupid creature: his creation, his Adam learns how to speak and read, and it’s incredibly exciting, as readers, to hear his own story through his words. Sometimes I wonder if he can be considered a first example of artificial intelligence. We see how he started as a blank slate, how he learned what the world around him was, how he learned how to speak and read, and how he learned of the vices and virtues of mankind. He just wants to be loved and respected… and don’t we all? We understand both the creature and the creator’s motives.

It may be born out of a critique of the process of industrialization that was already destroying and dehumanizing people and the environment, but Frankenstein isn’t an anti-science novel: rather, it’s more of a cautionary tale. It’s too late for Frankenstein to change, but maybe his personal tragedy can save Walton before he too sacrifices his life and his crew blinded by his ambition…

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Recensione Flash: Una Serie di Bistecche / Flash Review: A Series of Steaks

Autrice: Vina Je-Min Prasad

Genere: fantascienza

Lunghezza: 7943 parole

Dove trovarlo: sul numero 124 di Clarkesworld in inglese, o nella traduzione italiana pubblicata da Future Fiction.


Helena è la mente dietro la Aziende Unite Manzo Sublime: ci sono lei e la sua macchina per stampare carne falsa che vende ai suoi clienti, ad esempio ristoranti. Un giorno riceve una richiesta particolare, un cliente misterioso le chiede di produrre qualcosa che non ha mai fatto prima, e sa come assicurarsi la sua collaborazione…

Ormai è da un po’ che vorrei scrivere una storia che parla di carne artificiale: è un tema troppo interessante, fondamentale per il futuro del mondo e destinato a diventare molto popolare nella fantascienza, almeno secondo me. Ecco perché mi sono fiondata subito su questo racconto. Dal punto di vista della trama funziona: c’è un ottimo motivo per cui Helena cede alle richieste del cliente misterioso, e per cui il cliente ha bisogno dei suoi prodotti… mi è piaciuta molto anche Lily, un personaggio secondario: è molto divertente e sembra davvero “reale”, al punto che ho sospettato fosse basata su una persona vera! Parlando di stile non ci starebbe male un po’ più di mostrato e meno di raccontato, ma le cose importanti sono mostrate e il tema della storia è portato avanti in maniera soddisfacente e con ironia. Ve la consiglio, è una storia che vale il vostro tempo.


 

Author: Vina Je-Min Prasad

Genre: sci-fi

Length: 7943 words

Where to find it: Clarkesworld issue 124 (the italian translation has been published by Future Fiction).


Helena is the mind behind Splendid Beef Enterprises: it’s just her and her printer which produces fake meat for her clients, mainly restaurants. One day she gets a weird request: a mysterious client asks her for something she has never done before, and he has ways to ensure she will comply…

I’ve been wanting to write about fake meat for a while: it’s such an intriguing theme, I believe it’s gonna be crucial in the future of the world and something tells it’s gonna be a very popular  science fiction topic. That’s why I was quite curious to read this short story. Plot-wise it’s simple but effective: there’s a damn good reason why Helena works for that mysterious client, and why the client wants that product… I also appreciated Lily, the secondary character: she’s fun and feels very real, to the point I suspected she was based on a real person! The style could use some more “show” and little less “tell” in a couple of points, but ultimately it conveys the story’s theme fairly well, and it allows for enough irony. I definitely recommend this story, it’s an interesting read.

Recensione / Review: Bright

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a7/BrightPoster.jpegGenere: urban fantasy perlopiù

Anno: 2017

Diretto da: David Eyer

Cast: Will Smith, Joel Edgerton, Noomi Rapace, etc..

Note: disponibile su Netflix.


In questo universo razze come umani, elfi e orchi vivono assieme dopo essersi combattuti nel passato, ma non si può proprio dire che vivano in armonia. Gli elfi sono una sorta di elite, di 1%, mentre gli orchi vengono discriminati e ghettizzati.

Daryl Ward è un poliziotto di Los Angeles a cui viene assegnato un nuovo partner: il primo orco poliziotto della città, Nick Jakoby. Jakoby viene discriminato sia dai colleghi (lo stesso Ward non si fida di lui, gli altri sono anche peggio) che dagli altri orchi che lo vedono come un traditore. Ma Ward deve risolvere i suoi problemi e imparare a fidarsi di Jakoby se vuole sopravvivere… a maggior ragione dopo che trovano un artefatto magico di grandissimo valore, che molti vogliono e cercano, con obbiettivi diversi. Se finisse in mani sbagliate potrebbe essere una catastrofe vera e propria…

Ovvio disclaimer: lo ammetto, non è un film di fantascienza, lo so. Mi aspettavo una specie di film alla Shadowrun, ma non ci sono abbastanza elementi per definirlo fantascientifico. Comunque mi faceva troppo pensare a shadowrun per non guardarlo e recensirlo perciò eccomi qui. Bright mi ha dato l’impressione di essere una serie tv condensata in un film, e forse è questa la ragione di tanti dei suoi problemi. Esempio: non sono abbastanza chiare le motivazioni dei personaggi secondari, non sappiamo perché Jakoby ha sempre desiderato essere un poliziotto, o perché Leilah, l’antagonista principale, voglia davvero usare l’artefatto per ottenere quel risultato. Se ci troviamo di fronte a un cattivo che vuole causare un bel po’ di morte e distruzione ci vogliono degli ottimi motivi.

Un altro problema è dato dal personaggio di Will Smith, Ward: non ha nessun difetto fatale da superare. Certo, non si fida di Jakoby, ma quella deve essere una conseguenza del difetto. Vi ricordate Arma Letale? Riggs si comportava da suicida perché aveva perso la voglia di vivere dopo la morte della moglie e probabilmente soffriva di PTSD. Alla fine della storia lui cambia, Ward in Bright non ha niente del genere.

Altra cosa che si poteva esplorare meglio era il funzionamento dei rapporti tra le varie razze. Nessuno si sorprende del fatto che gli stilosissimi elfi siano usati come metafora dei bianchi e gli orchi facciano la parte dei neri in America. Non dico che gli elfi non dovrebbero risultare stronzi o che gli orchi non dovrebbero essere delle vittime, dico solo che la cosa necessita di più sfumature, e dello spazio di una intera serie. Ci avrebbero mostrato il delicato equilibrio di questa LA magica mentre Ward cambiava e cresceva.

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Mi dispiace proprio perché questo film mi sembra un’opportunità sprecata per una serie, il potenziale c’era tutto: l’agente federale elfico Kandomere  (immagine a sinistra) è la cosa più shadowrun che abbia mai visto sullo schermo, e l’uso delle razze fantasy tradizionali in un contesto moderno/contemporaneo riesce a essere piacevole e “fresco”, al punto che mi chiedo perché non esistano più film che sfruttino un setting del genere.

Nonostante i suoi difetti vale comunque la pena vederlo, mi sono divertita e ha certe scene e elementi davvero ben giocati.

 

 


 

Genre: urban fantasy mostly

Year: 2017

Directed by: David Eyer

Cast: Will Smith, Joel Edgerton, Noomi Rapace, etc..

Notes: available on Netflix.


In this universe races like humans, elves and orcs live together after having fought against each other in the past, but there isn’t great harmony among them. Elves occupy the top of the pyramid, and orcs are heavily discriminated against.

Daryl Ward is a policeman in Los Angeles, and he gets assigned a new partner: the first orc cop in town, Nick Jakoby. Jakoby suffers great discrimination both from his colleagues ( Ward doesn’t trust him, and the others hate him) and from fellow orcs who see him as a traitor.

But Ward will need to solve his issues and to trust Jakoby if they want to survive… especially after they find an important magical artifact that many people from different sides want. If it gets in the wrong hands the whole world as they know it may come to an end.

Obvious disclaimer: yes, it’s not really sci-fi, I know. I was expecting a “shadowrun: the movie” but the sci-fi elements are almost non-existent. Still, since it gives some shadowrun vibes, I decided to watch and review it. Bright gave me the impression of being a series condensed into one movie, and that’s probably the reason for its main flaws. One example: the motivation of the side characters aren’t as strong as they could be, we don’t know why Jakoby always wanted to be a cop or why Leilah, our main villain, wants to put her plan into action. If I get a villain that wishes to unleash great destruction, I’m gonna need a good reason for it.

Another problem is that Will Smith’s character, Ward, has no personal fatal flaw to overcome. Sure, he doesn’t trust Jakoby, but that’s supposed to be a consequence of the flaw. (Remember Lethal Weapon? Riggs was suicidal because he had lost his wife and his reason to live, and he was probably dealing with PTSD). Another thing that could have been explored better is the relationship between the various races, no one is surprised by high fashion elves used as a metaphor for white people and orcs as a metaphor for black people in the USA. I’m not saying elves shouldn’t be the assholes and orcs shouldn’t be the victims, I’m saying the whole relationship needs to be more nuanced, and a whole series would have explored it far better, while giving Ward’s character time and reasons to grow and change.

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Overall, I feel like this movie was a great missed opportunity for a series, because it had a lot of potential: the elf federal agent Kandomere (pic on the left) is the Shadowrun-est thing I’ve ever seen on screen, and it still manages to be somewhat refreshing in its use of fantasy races in a urban/modern setting which is surprisingly not much common in today’s cinema.

Despite its flaws it’s still worth a watch though, I had fun with it and it has certain scenes and elements that are very well played.

Recensione / Review: Wunder der Schöpfung

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Genere: fantascienza, documentario

Anno: 1925

Diretto da: Hans Walter Kornblum

Cast: Paul Bildt, Willy Kaiser-Heyl, Theodor Loos, etc.

Nota: Il titolo significa “Le meraviglie del creato”


Ah, che filmino particolare. Un film in bianco e nero, ovviamente muto, uscito due anni prima di Metropolis con un intento educativo: era considerato un “kulturfilm”, in opposizione agli altri film più “commerciali” e d’intrattenimento dell’epoca.

La storia è raccontata tramite pannelli di didascalie posti tra una scena e l’altra che ci illustrano la storia della scienza. Ecco Galileo, Newton e molti personaggi storici nei momenti delle loro scoperte più importanti, spiegati in maniera semplice e chiara. Modelli della terra, del sole e dei vari pianeti ci mostrano stagioni ed eclissi… ma il bello arriva quando un gruppo di tedeschi vanno dove nessuno è mai giunto prima: nello spazio! Con la loro piccola astronave attraversano il sistema solare (Plutone escluso, non era ancora stato scoperto) e atterrano su marte. Viaggiano più veloci della luce come in un classico film di fantascienza, e l’equipaggio include una donna.

L’ultima parte del film include alcune ipotesi sulla fine del mondo, con tanto di raffigurazioni creative di possibili futuri postapocalittici.
Gli effetti speciali sono fantastici se ci si ricorda che è un film così vecchio. Certo, a tratti sembrano ingenui o palesemente finti, ma si vede bene il tentativo di ricostruire qualcosa di più realistico possibile. Un paio di volte viene da chiedersi “come hanno fatto a farlo?”

Il film adesso appare ingenuo anche per il suo tentativo di conciliare scienza e religione con risultati a tratti divertenti: quando l’equipaggio dell’astronave osserva il passato della terra tramite la loro “televisione” vedono Mosè con le tavole della legge in mano, e alcuni fatti scientifici sono ormai obsoleti. Se vi interessate di astronomia è decisamente da vedere, perché è carino vedere cosa pensava e sapeva la gente dello spazio un secolo fa. E rimane interessante in generale, soprattutto se siete appassionati di fantascienza: non ditemi che non volete sapere come si immaginavano l’esplorazione dello spazio così tanto tempo fa. Pare che questo film abbia influenzato molti registi famosi, e ancora adesso è simpatico da vedere.


 

Genre: sci-fi, documentary

Year: 1925

Directed by: Hans Walter Kornblum

Cast: Paul Bildt, Willy Kaiser-Heyl, Theodor Loos and more.

Note on the title: I stuck with the original title in german, because there doesn’t seem to be a “canon” title in english. Imdb lists both Our Heavenly Bodies and In the World of the Stars.

Oh, this movie. A little black and white (and silent, ofc) little gem from the past. It came two years before Metropolis, and it had an educational intent: it was considered a “Kulturfilm”, as opposed to the other, more commercial movies of that time. The story is told through intertitles in german, but you can find versions with english subs or an english narration.

Divided into seven acts, this movie explains many scientific concepts starting with an historical approach. Watch Galileo, Newton and many historical figures of the history of science in their most famous moments, and see their discoveries explained in a simple but intelligent way. Perfectly built models of the Earth, the Sun and the Moon will explain you the season and the eclipses. And, most interestingly, watch a bunch of Germans go boldly where no one has gone before – to space. With their tiny spaceship, they show us the planets (not including Pluto, because it had not been discovered yet), and they even land on Mars! They travel through the deep, vast space faster than light like in a classical sci-fi flick. Oh, and, the crew of the spaceship includes a woman. The last part of the film even includes some hypothesis about how the world will end, with creative representations of post-apocalyptic Earths.

The “special effects” are pretty great if you take into consideration that it was done in the 1920s. Sure, they may look simple or obviously fake now, but give them some credit. Their efforts to make things as real as possible was huge, and it pays off. I was genuinely left wondering “but how did they do it?” a couple of times. Now, of course, being so old, the movie looks a bit naive now, as it tries to reconcile religion and science sometimes obtaining results that will appear funny to us: when the spaceship crew watches what happened on Earth in the past with their “television”, they see Moses with the ten commandments in his hands. Some scientific “facts” have been disproved by now.

If you’re into astronomy it’s a must watch, because you’ll enjoy seeing what people knew about space almost a century ago. And even if you don’t care about astronomy, this is still incredibly fascinating. If you’re into sci-fi, you will want to see how these people saw space and dreamt of exploring it. The movie is said to have influenced many famous directors, and it’s still entertaining and educational even now.

Letture del 2017 / A 2017 in books

Quest’anno sono arrivata a 48 libri, tra saggi, romanzi e racconti lunghi. Speravo di fare cifra tonda con 50 ma non mi lamento, ho letto 11 libri in più dell’anno scorso e già sono contenta.

Vediamo un po’ di statistiche: conteggiando esclusivamente gli autori e non i singoli libri (ho letto tre libri di Scalzi e due di Bujold, per dire) ho letto opere di 22 autori e 17 autrici, senza tenere conto delle raccolte di racconti di autori vari e dei singoli racconti brevi. Non siamo ancora alla parità esatta ma mi bacerei i gomiti se trovassi questo livello di parità in ogni antologia che leggo! Sono migliorata sul fattore autrici, ma ancora non leggo abbastanza opere di autori/autrici non bianche/i e/o provenienti da una gran varietà di culture, ma c’è sempre tempo per migliorare (se avete consigli scrivetemi pure!).

Se l’anno scorso fare un post sulle letture migliori del  2016 si era rivelato più facile del previsto, quest’anno è stata durissima. Per selezionarne solo cinque ho dovuto lasciare a casa storie con donne che partoriscono pianeti, aristocratici di un mondo post-scarsità, un amore assoluto, un ambasciatore su un pianeta gelido, filatrici di seta marina, donne vestite di rosso, disperati in marcia in un’Europa desertificata e alieni incapaci di mentire. (Se non riuscite a riconoscere tutti i romanzi che ho citato andate in fondo all’articolo : D)

Insomma, mica facile. Come al solito, i libri sono in ordine casuale:

NINEFOX GAMBIT, Yoon Ha Lee (recensito qui)

tumblr_inline_os0b7ra7zc1swk1pk_540In un universo dove la matematica permette di usare armi e attacchi, e l’aderenza al calendario è cruciale per non sfaldare date tecnologie, il capitano Kel Cheris si aspetta di cadere in disgrazia per aver usato tattiche eretiche. Quando le ordinano di riprendere la Fortezza degli Aghi Sparsi (Fortress of Scattered Needles) a un gruppo di eretici non può fare altro che portarsi in giro lo “spirito” del generale Jedao, traditore genocida quanto genio assoluto…

Un libro che ti butta nell’azione senza spiegarti nulla proprio come piace a me, con un sacco di sense of wonder (la matematica è usata come magia grossomodo, ma va bene così), pieno di azione e intrighi… non sarà un libro perfetto, ma di quelli letti quest’anno è forse quello che mi è rimasto impresso di più per il suo mix di idee e personaggi carismatici.

Purtroppo non è mai stato tradotto in italiano, ma mi piacerebbe tantissimo essere io a tradurlo. Ho già degli appunti su come rendere certi termini…


LA GRANDE CECITÀ, Amitav Ghosh

Risultati immagini per la grande cecitàQui entriamo nel reame della saggistica! Amitav Ghosh sarà anche un autore importante, di quelli che fanno il pienone al Salone del Libro (io c’ero), apprezzato dall’elite intellettuale, ma fondamentalmente è un nerd, e ha pure vinto il Clarke nel 1997 con Il Cromosoma Calcutta.

E in questo suo saggio parte dalla domanda “com’è che ogni volta che si scrive dei cambiamenti climatici si viene categorizzati come fantascienza, ergo sminuiti?” Perché il riscaldamento globale non è fantascienza, ma realtà, e un giorno quest’epoca sarà ricordata come quella della Grande Cecità, visto che non se ne parla mai abbastanza. Segue una bellissima analisi sul cambiamento climatico e come ha colpito e colpirà certe parti del mondo, con tanto di aggravante coloniale. Un must per chiunque, scrittori di fantascienza e persone curiose di capire cosa sta succedendo al nostro mondo e cosa succederà se non ci diamo una mossa.


IL COLLASSO DELL’IMPERO, John Scalzi (recensito qui)

9788834733738_0_0_0_75In un futuro lontanissimo gli umani hanno colonizzato lo spazio viaggiando attraverso il Flusso, ma sta succedendo qualcosa di strano alle correnti del Flusso… una bella gatta da pelare per la nuova imperatrice Cardenia, per la ditta commerciale della famiglia di Kiva Lagos e per quella di Ghreni Nohamapetan, e per il figlio del conte Claremont.

Ricorderò il 2017 come l’anno in cui ho scoperto John Scalzi, e l’ho percepito come una ventata di freschezza, ironico, scorrevole anche nel trattare temi serissimi. Ho scelto il Collasso dell’Impero per questa lista perché, pur non essendo perfetto (ha uno spiegone terribile, e finisce un po’ troppo a cliffhanger) è comunque un libro molto emozionante, ricco di intrighi, e i personaggi sono fantastici. Soprattutto Kiva Lagos.


L’ARCO DI TRASFORMAZIONE DEL PERSONAGGIO, Dara Marks

Risultati immagini per l'arco di trasformazione del personaggioL’arco di trasformazione del personaggio è ciò che sta alla base di qualunque forma di narrativa, che al personaggio riesca di cambiare o meno. Ma come rendere efficace il viaggio interiore ed esteriore dei nostri personaggi, e come collegarli bene tra loro? Come sfruttare al meglio il difetto del protagonista, e come portarlo a cambiare sè stesso e il mondo che lo circonda? Vi dice tutto la Marks. Poi il duro lavoro spetta a chi scrive, ovviamente. Ma tra schemi e strutture c’è abbastanza materiale per mettere alla prova qualunque idea si stia decidendo di trasformare in scrittura.

 

Questo è un libro che avrei voluto leggere anni fa, che avrei dovuto leggere anni fa, e che chiunque decida di approcciarsi alla scrittura deve incidersi tra le pieghe del cervello.

Di sicuro lo rileggerò.


L’ONORE DEI VOR, Lois McMaster Bujold (recensito qui)

tumblr_nob1nmr9M61tedyxpo1_540Cordelia Naismith sta facendo degli studi scientifici con la sua equipe su un pianeta nuovo, ma le cose non vanno come previsto e si ritrova da sola su tale pianeta… o quasi, con lei c’è uno dei suoi assistenti, gravemente ferito, e un ufficiale di Barrayar, pianeta militarista per cui Cordelia prova poca simpatia. Ma l’ufficiale in questione non è un uomo qualunque, è Aral Vorkosigan, il Macellaio di Komarr… anche se nel suo caso si può proprio parlare di ufficiale e gentiluomo.

Quando avevo cominciato a pensare a questo post non avevo calcolato che avrei potuto leggere qualcos’altro di molto bello prima della fine dell’anno, non me lo aspettavo. E invece Bujold mi ha fregato. Cordelia è un personaggio fantastico, forte e umano, e Aral Vorkosigan anche, ma a modo suo. Tra amore, intrighi, politica, guerra e delicati equilibri la trama si dipana in maniera splendida, e mi sono trovata a provare quella bella e rara sensazione di quando non vedi l’ora di sapere come un libro finirà ma allo stesso tempo di non volerlo mai finire.
(Sì, parlo di L’Onore dei Vor e non di Barrayar perché sono due libri molto diversi tra loro e altrettanto belli, ma è stato proprio L’Onore dei Vor a colpirmi e a mettermi curiosità nei confronti della serie, perciò…)


Che ne dite? Avete letto qualcosa di interessante che volete consigliare? Io non vedo l’ora di immergermi nelle nuove, promettenti letture del 2018!

 

[I libri citati all’inizio sono: The Stars Are Legion (x), Aristoi (x), Elysium (x), La Mano Sinistra delle Tenebre (x), La Difesa di Shora (x), Il Racconto dell’Ancella (x), Qualcosa là Fuori (x), Embassytown (x) ]


 

This year I managed to read 48 books, counting fiction, non fiction and short fiction. I was hoping to reach the 50 books threshold, but I’m still satisfied: I’ve read 11 more books compared to 2016, that’s already something.

Let’s dive deep into some statistics: if I count only the authors and not the books (I’ve read three books by Scalzi and two by Bujold), I’ve read 22 male authors and 17 female authors, without taking into account single short stories and short story collections by multiple authors. Not bad, it’s a satisfying level of equality, especially if compared to last years’ results… if only all anthologies on the market had this amount of female authors!

I still need to read more stories from different voices (authors of color, etc), so if you have recs let me know!

If last year writing this post had been surprisingly easy, I had a hard time this year. To select 5 books I had to let go of stories with women giving birth to planets, aristocrats in a post-scarcity world, an undying love, an ambassador on a cold planet, seasilk spinners, red-clad women, a bunch of desperate refugees crossing a desert Europe, and aliens who cannot lie. (If you can’t recognize all stories I mentioned, there’s a list at the end of this post! :D)

So yeah, not easy. In no particular order, here’s the list:

NINEFOX GAMBIT, Yoon Ha Lee (review here)

tumblr_inline_os0b7ra7zc1swk1pk_540In a universe where math is essential to use weapons and strategies, and being in harmony with the official calendar is crucial to guarantee the stability of reality itself (including the aforementioned technologies) captain Kel Cheris is ready to be disgraced due to her use of heretic tactics in battle. She gets another assignment instead: take back the Fortress of Scattered Needles from a bunch of heretics. To do so she needs the help of the arch-traitor general Jedao, kept in a ghost-like state by the empire, to be used when needed. He’s a madman, but he’s also a genius…

A book that throws you into the action without any explanation whatsoever, just as I love it. There’s room for a lot of sense of wonder (math is pretty much magic here, it fits), a lot of action, a lot of intrigue… it’s not a perfect book, but of everything I’ve read in 2017 this is the one who struck me more, with its interesting ideas and charismatic characters.

I’d love to translate it in Italian someday.


THE GREAT DERANGEMENT, Amitav Ghosh

Risultati immagini per la grande cecitàLet’s talk about non-fiction! Amitav Ghosh may be an important author, appreciated by intellectuals, who gets people to queue to see him talk at book fairs… but he’s a nerd and he won the Clarke Award in 1997 with The Calcutta Chromosome.

And this essay starts with the question “how comes when someone talks about climate change they get branded as sci-fi and thus undervalued?” Because climate change isn’t sci-fi, it’s real, and one day this will be remembered as the time of the Great Derangement, since people do not discuss this problem enough. What follows is a captivating analysis of climate change, how it has struck different parts of the world and how it will strike in the future, with a long list of problems caused by colonialism. A must read for everyone: solarpunk warriors, sci-fi authors, and common people interested in knowing what is bound to happen if we don’t change our lifestyles quickly enough.


THE COLLAPSING EMPIRE, John Scalzi (review here)

9788834733738_0_0_0_75In a distant future humanity has colonized space travelling through the Flow, a series of extra-dimensional “channels” which can be used to travel through space efficiently. Well, until now. Something weird is happening to the Flow… and this will be trouble for the new Emperox, Cardenia, for the commercial starship captain Kiva Lagos and for her rivals from the Nohamapetan family, and for the son of Count Claremont.

I’m going to remember 2017 as the year in which I discovered John Scalzi: a breath of fresh air, ironic, funny, capable of dealing with complex themes in an “accessible” style.

I chose The Collapsing Empire for this list because, while it’s not perfect (it has a terrible infodump and it’s too cliffhanger-y for my tastes), it’s still a fun read, rich in intrigue and complex characters. Especially Kiva Lagos, she’s the best.


INSIDE STORY: THE POWER OF THE TRANSFORMATIONAL ARC, Dara Marks

Risultati immagini per l'arco di trasformazione del personaggioAlmost every story has a character arc, no matter if the character manages to change or not. But how to make the interior and exterior struggles of our characters effective, how to link them properly? How to identify the thematic intention and how to identify and use your main character’s fatal flaw to force them to change themselves and the world around them?

Marks has your answers. Then yeah, the hard work is all yours. But thanks to graphs and charts there’s enough to create a blueprint and to test the strengths (and identify the weaknesses) of every story you want to write.

This is a book I wish I had read years ago, I should have read it years ago, and that everyone who ever wants to try to write something has to nail it to their brain.

A must to read (and to re-read).


SHARDS OF HONOR, Lois McMaster Bujold (review here)

tumblr_nob1nmr9M61tedyxpo1_540Cordelia Naismith is on a new planet with her team of scientists, but something unexpected happens and she finds herself alone on the aforementioned planet… well, except for one of her severely wounded ensign, and an officer from Barrayar, a militaristic planet for which Cordelia feels little sympathy. But this officer isn’t your standard Barrayaran guy, he’s Aral Vorkosigan, the Butcher of Komarr… and in his case we can talk of a officer and gentleman.

When I had started planning for this post I hadn’t taken into account I could have read more awesome books before the end of the year, I wasn’t expecting to find some other novel I would have deemed to be list-worthy. And yet here we are. Cordelia is a very fascinating character, strong and human, and so is Aral, but in a different way. Between love, intrigue, war and delicate balances, the plot flows in a very interesting way, and at a certain point I realized I didn’t want to put the book down… but I also didn’t want it to finish, ever.


What do you say? Have you read anything you’d love to recommend? I can’t wait to see what 2018 will bring me in terms of reading!

[The novels I mentioned earlier are: The Stars Are Legion (x), Aristoi (x), Elysium (x), The Left Hand of Darkness (x), A Door Into ocean (x), The Handmaid’s Tale (x), Qualcosa là Fuori (x), Embassytown (x) ]

 

Recensione / Review: Barrayar

Autore: Lois McMaster Bujold

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 1991

Note: vincitore del premio Hugo nel 1992. Cronologicamente va letto dopo l’Onore dei Vor, ergo ci sarà qualche piccolo spoiler a tal proposito. Ho letto la traduzione italiana di Zuddas nell’edizione Cosmo Oro.


Abbiamo lasciato Cordelia e Aral su Barrayar con un compito importante: il vecchio imperatore Ezar Vorbarra, ormai morente, ha chiesto a Aral di fare da Reggente e proteggere suo nipote Gregor, che ora ha 5 anni ma in futuro diventerà imperatore. I Vorkosigan avranno parecchio da fare per proteggere il bambino e sua madre Kareen, e per fare sì che il pianeta non cada di nuovo nel caos di una guerra civile a causa dei tanti personaggi bramosi di potere. Ah, e Cordelia è pure incinta.

Cordelia deve abituarsi alla vita su Barrayar, ma non è facile: per lei i barryarani sono dei veri e propri alieni, e non le sarà facile diventare una di loro. Ma non è più una Betana di sicuro. Cordelia non è sola: rivediamo alcuni dei personaggi che avevamo già conosciuto in L’Onore dei Vor, come Bothari e Koudelka, e c’è spazio per personaggi nuovi come Droushnakovi.

Come faranno Cordelia e Aral a gestire i loro nemici vecchi e nuovi, e come salveranno e proteggeranno il loro figlio dopo un attacco terribile? Come farà Koudelka ad adattarsi a una società che non sembra in grado di accettare invalidi? Come farà Droushnakovi a dimostrare il suo valore come combattente anche se donna, cosa rara nella società Barrayarana? Come farà Bothari a gestire il peso dei terribili traumi subiti (e inferti)?

Cordelia è indubbiamente la protagonista, ma viene dedicato parecchio spazio anche ai personaggi secondari, e ciò non mi è dispiaciuto affatto. Ho apprezzato molto come è stata gestita la storia di Bothari, con le sue paure e i suoi problemi, e personaggi come Koudelka, Droushnakovi e persino Kareen e Lady Vorpatril mostrano a Cordelia e al lettore/lettrice come Barrayar sia più di quella monolitica società che siamo tentati di vedere. Quasi ci si diverte a vedere Cordelia che cerca di navigare nell’alta società barrayarana cercando di evitare passi falsi senza rinunciare a quel mix di logica e compassione appreso su Colonia Beta. L’equilibrio è molto delicato, e le cose si fanno davvero difficili quando i loro nemici mettono in atto un piano audace e Cordelia si trova a progettare un piano disperato…

In fase di lettura è sempre bello vedere la posta in gioco che si alza continuamente. Appena i Vorkosigan ottengono una piccola vittoria, i loro nemici colpiscono più forte di prima… è quel genere di storia che tiene incollati alla pagina, io ho fatto la maratona e mi sono finita il libro in un paio di giorni grazie anche allo stile accattivante di Bujold. A proposito di stile, ho l’impressione che Barrayar sia scritto meglio di L’Onore dei Vor, ma dopotutto ci sono vari anni e romanzi tra i due, quindi è possibile che l’autrice sia migliorata. A occhio sembra ci sia molto più mostrato che raccontato rispetto al romanzo precedente, fattore cruciale per l’immersione del lettore (dovrei rileggerlo per esserne sicura però). Mi sembrava di essere davvero lì con Cordelia, Aral, Bothari e compagnia.

Cordelia e Aral sono una coppia fantastica (non perfetta) ed è bello leggere di una coppia di adulti non più belli o giovani che si amano così tanto, non succede spesso.
La mente di Cordelia è un ottimo posto dove essere, come lettore/lettrice, e lei è un ottimo esempio di “personaggio femminile forte”. Mi era stato detto che avrei adorato questo romanzo e in effetti è così. Non è migliore dell’Onore dei Vor, solo diverso, e le due storie si collegano benissimo tra loro.

 


 

Author: Lois McMaster Bujold

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1991

Notes: winner of the Hugo award in 1992. Chronologically speaking, it’s a sequel of Shards of Honor, so it will have some spoilers for it.


We left Cordelia and Aral on Barrayar with a new important task: the dying emperor Ezar Vorbarra has asked Aral to become Regent until Ezar’s grandchild, Gregor, becomes of age. Gregor is five years old, which means the Vorkosigans will have to do their best to protect the child and make so that the planet doesn’t fall into a civil war as many counts and figures pry for that imperial power… on top of this, Cordelia is pregnant.

Cordelia tries to adapt to life on Barrayar, but it’s not easy for her: the Barrayarans are truly aliens to her eyes, and she realizes she isn’t a Barrayaran just yet. But she’s not a Betan anymore, that’s for sure. Cordelia is not alone: we meet again some of the characters we had seen in Shards, like Bothari and Koudelka, and there’s room for new characters, like Droushnakovi. How will Cordelia and Aral deal with their new and old enemies, and how will they save and protect their son after a nefarious attack? How will Koudelka adapt to a society that doesn’t seem to have space for invalids? How will Droushnakovi demonstrate she has value as a woman even if she’s a fighter, an uncommon thing in Barrayaran society? How will Bothari deal with the massive amount of trauma that has been inflicted to him?

 

While Cordelia is the main character, the other side characters I have mentioned get a lot of attention, and rightfully so. The way the author dealt with Bothari’s problems and personality is impressive, and characters like Koudelka, Droushnakovi, and even lady Vorpatril and Kareen show both Cordelia and the reader how Barrayar is more than what it seems. It’s interesting – even amusing – to see Cordelia navigate in the local high society, trying not to make too many faux pas while not giving up the compassion and the logic that life on Beta Colony had taught her. It’s a delicate balance, and things get even more problematic when their enemies make a bold move and Cordelia will be forced to plan a desperate strategy…

It’s really pleasing, as a reader, to see how high the stakes get. As soon as the Vorkosigans gain a small victory, their enemies strike stronger than ever. It’s that kind of story that will keep you glued to the page, I marathoned the book in a couple of days, also thanks to Bujold’s engaging narrative and style. I have the impression Barrayar is better written than Shards, and there’s several years and novels between them, so this may be true: there’s much more show don’t tell than its predecessor, which is a crucial factor in guaranteeing a reader’s immersion. I felt I was actually there, with Cordelia, Aral, Bothari and so on.

Cordelia and Aral are a fantastic couple, not without problems, mind you, but I don’t recall reading many stories about a couple of adults (nor young nor beautiful) who are unapologetically in love with each other.

Cordelia’s mind is a great place to be in, as a reader, and she’s a textbook definition of what it means to be a “strong female character”. I was told I was going to like this novel and yeah, I definitely did. It’s not “better” than Shards of Honor, they’re two different stories which go very well together.

Recensione / Review: Frequently Asked Questions About Time Travel

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Genere: Sci-fi (time travel), comedy

Anno: 2009

Diretto da: Gareth Carrivick

Cast: Chris O’Dowd, Dean Lennox Kelly, Marc Wootton, Anna Faris


Il film comincia nel modo più inglese possibile: tre amici, Pete, Toby e Ray, escono dal (pessimo) lavoro e vanno al cinema e al pub. Toby si lamenta del film e propone come migliorare alcune scene, tirando fuori il suo quadernetto. Ne parlano al pub, e già capiamo che Ray e Toby sono dei classici nerd, mentre Pete è il tipo di persona che confonde Star Trek e Star Wars. Parlano di fantascienza, viaggi nel tempo e così via. Ray si alza per andare a prendere altre birre e incontra una bella ragazza che gli dice di essere una viaggiatrice nel tempo venuta lì per risolvere un “guasto” nel continuum temporale. I suoi amici non gli credono, ovviamente, ma le cose cambiano quando Pete va in bagno e torna per scoprire che, beh, alcune cose sono cambiate… ovviamente non vi dico altro per non rovinare la sorpresa, tanto è un film breve (sugli 80 minuti).

All’epoca della recensione in inglese lo avevo descritto come un film carino, ma è passato del tempo e forse oggi lo valuterei diversamente. Mi aveva comunque colpito come avesse gestito in maniera decente il tema del viaggio nel tempo, cosa che avevo visto fatta in maniera peggiore anche in film più blasonati.

Assolutamente ridicolo poi che nel 2009 si facciano ancora film con dei protagonisti nerd maschili che si lamentano che non ci sono donne nerd… va bene giocare sugli stereotipi, ma così è imbarazzante (calcolando che le viaggiatrici nel tempo sono tutte donne bellissime, ovviamente). Sarebbe stato molto più carino al contrario, con tre ragazze nerd come protagoniste…

Carino il momento in cui Pete, quello cinico, deve ammettere l’esistenza dei viaggi nel tempo. Non che sia un capolavoro, ma se vi interessa il tema dei viaggi nel tempo vale la pena vederlo.


 

Genre: fantascienza, commedia

Year: 2009

Directed by: Gareth Carrivick

Cast: Chris O’Dowd, Dean Lennox Kelly, Marc Wootton, Anna Faris, etc.


The movie starts in the most british way: three friends, Pete, Toby and Ray, leave from their crappy job and head to the cinema and to the pub. Toby complains about the movie and suggests his own ideas what would make a better movie instead, showing off his notebook. They discuss it at the pub, where we see how much Ray and Toby are typical nerds and how Pete is the kind of guy that confuses Star Trek and Star Wars. They talk about science fiction, time travel and how much Ray and Tobe prefer the term “Imagineer” over “nerd”.

When he goes to get another round of beers, Ray meets a pretty girl who tells him she’s a time traveller who is there to fix a “leak” in the time continuum. His friends don’t believe him, of course, but things change when Pete goes to the toilet and comes back to find that, well, a lot has changed.

I’m not going to spoil you the rest of the plot, it’s a short movie (83 minutes) and it’s worth seeing it.

The only complaint I have is that it’s very male-centered, I find it hard to believe that in 2009 someone would complain that it’s hard to find girls who are into sci-fi, and of course the time travellers are handsome women…It plays on the nerd stereotype a lot, maybe too much and today it’s a stereotype that feels out of date. I would have found it funnier with three girls as main characters, but this is a matter of personal taste. Rants aside, it’s an enjoyable movie and I definitely don’t feel that watching it is a waste of time. It makes fun of other stereotypes and clichés and it handles time travel, which is a very complex subject, actually really well. The funniest part, to me, was seeing how Pete, the cynic guy, has to accept the reality of time travel… No, it’s not a masterpiece, but the plot works, and it’s funny, a nice way to kill time.

Recensione / Review: Entanglement

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Autrice: Vandana Singh

Genere: fantascienza, (forse solarpunk)

Anno: 2015, (edizione italiana: 2017)

Note: pubblicato da Future Fiction come ebook bilingue (traduzione di Emanuele Boccianti), lo trovate qui.


Entanglement ci porta in giro per il mondo a vedere delle persone molto diverse tra loro, tutte accomunate dalla loro lotta contro il cambiamento climatico. Ognuno di essi lotta e fa del suo meglio a modo suo, ma non sono da soli: nei momenti più difficili vengono aiutati da qualcuno, da una voce che arriva dal loro bracciale arancione. Di chi è la voce? Lascio a voi scoprirlo, visto che Entanglement è breve (circa 50 pagine) e vale la pena leggerlo.

Non so voi, ma a volte sento la necessità di leggere storie che vadano oltre i limiti della mia immaginazione, sia come lettrice che come scrittrice. Ho bisogno di storie che possano nutrire la mia ispirazione, che siano uniche a modo loro. Un buon posto dove trovarle è… il mondo stesso. Perciò mi scelgo una storia di un autore che non sia il classico uomo bianco anglosassone, e vedo cosa ha da dire l’universo. Questa strategia non mi ha mai delusa, nemmeno questa volta con Entanglement.

All’inizio mi ero chiesta perché il titolo fosse rimasto in inglese, poi leggendo mi sono resa conto di una cosa… o almeno, mi sono fatta un’idea. Tenendo conto del fatto che Vandana Singh insegna fisica all’università non mi sembra così assurdo fare dei collegamenti con l’entanglement quantistico. Entanglement parla di come l’umanità potrà affrontare la più grande minaccia alla sua sopravvivenza – cioè il cambiamento climatico – solo se unita, e ci fa notare che, anche se fingiamo che non sia così, influenziamo tutti i nostri destini a vicenda. Ha fatto un ottimo lavoro nel mettere questi concetti in chiave fantascientifica.

“I giorni del Cavaliere Solitario erano finiti; questa era l’età dei milioni di eroi,” come si rende conto uno dei personaggi della storia. C’è qualcosa di ottimistico in questo racconto nonostante tutto, ed è stato quello a farmi pensare al solarpunk, anche se è ambientato in un mondo che ancora non è diventato il futuro di cui abbiamo bisogno. Siamo ancora nella fase in cui si lotta ancora per ogni metro di ghiaccio, per ogni goccia d’acqua, per ogni refolo di vento. E visto che tutto è collegato, anche il lettore si trova collegato ai personaggi, come se avesse un bracciale e fosse parte della storia. Lo stile magari non sarà perfetto, ma il fattore empatia è molto ben curato: ho persino versato qualche lacrima di commozione, non lo nego.

Se volete una storia di fantascienza che non esplora lo spazio ma i legami tra tutte le creature viventi della terra prima che sia troppo tardi, ecco la storia che fa per voi.


 

Author: Vandana Singh

Genre: sci-fi, (solarpunk perhaps?)

Year: 2015

Notes: published by Future Fiction as a bilingual (english/italian) ebook, you can get it here.


Entanglement takes us to different parts of the world, to see very different kinds of people dealing with climate change, fighting it and actively doing their part – everyone in their own unique way. But they aren’t alone in their fight: in their hardest moments they are helped by someone, a voice coming from their orange armband. Who is this voice? I leave this discovery to you, since Entanglement is rather short (around 50 pages) and it’s definitely worth your time.

 

Sometimes I find myself in need of stories that go beyond the limits of what I can imagine, both as a reader and as an aspiring writer. I need stories that feed my inspiration, that are truly unique in their own way. A good place to find those stories is… the rest of the world. So I pick a story from an author which isn’t your standard white anglo-saxon man and see what the rest of the universe has to say. This strategy has never disappointed me, and it certainly hasn’t disappointed me with Entanglement.

At first I wondered, why has the title not been translated into italian? Then, while reading the story, I found it out… or at least, I got an idea about it. Considering that Vandana Singh teaches physics at an university, I have the headcanon that the title is a reference to quantum entanglement. Entanglement is all about how humanity can face the biggest threat to its survival – that is, climate change – only if united, and it focuses on the fact that, even if we pretend not to, we all influence each other’s destiny. She did a fantastic job of putting a sci-fi spin to this concept.

The days of the lone ranger were gone; this was the age of the million heroes,” as one of her characters realizes. The story has an optimistic flair to it, and it makes me think of solarpunk, even if the world in which it is set has not undergone all the necessary changes. It’s still in the phase in which you are fighting for every inch of unmelted ice, for every drop of water, for every gust of wind. And since everything is connected, the reader soon feels connected to the characters as if he/she were a part of the story. The style may not be perfect, but the empathy for the characters is so well crafted I have to admit I shed a tear once.

 

If you want a sci-fi story that’s not about exploring space but about exploring the bonds between every living being on Earth before it’s too late, this might be you next favorite read.

Recensione / Review: District 9

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Genere: fantascienza /distopia

Anno: 2009

Diretto da: Neill Blomkamp

Cast: Sharlto Copley, Jason Cope, David James, etc

Notes: tratto da un corto di Blomkamp intitolato Alive in Joburg.


Siamo nel 1982. Un’astronave aliena si ferma nei cieli di Johannesburg, e rimane lì per settimane finché il governo non manda una squadra al suo interno.Trovano un gruppo di alieni denutriti e in pessime condizioni di salute, e li mettono in un accampamento chiamato District 9, dove però vivono in pessime condizioni. Trent’anni dopo la situazione è diventata insopportabile, e il governo assume il MNU, un gruppo di mercenari, perché si occupino degli alieni e li portino da un’altra parta. Ecco che arriva Wikus van de Merwe, il giovane e ingenuo capo delle operazioni di trasferimento alieni. Questa parte del film è strutturata come un documentario: Wirkus viene filmato mentre parla e visita il ghetto, e vediamo che si comporta da stronzo. Tra le altre cose, viene in contatto con un contenitore pieno di un liquido nero alieno… e comincia a cambiare, sia fisicamente che mentalmente.

Come potete intuire, si parla di razzismo e xenofobia, basta sostituire gli alieni con il gruppo oppresso del momento (ed è molto facile di questi ultimi tempi) e diventa palese. Il governo non ci fa una bella figura, visto che sbologna la cosa a dei contractor, interessati più a capire se si possono fabbricare delle armi innovative con la tecnologia aliena che a aiutare gli alieni stessi e proteggere i loro diritti. Il governo è pronto a spedire via gli alieni in un altro posto, un posto lontano dagli occhi di tutti, usando la violenza se necessario. Wikus è un ottimo esempio di questa macchina governativa ipocrita: ha ottenuto il suo lavoro solo perché ha sposato la figlia di un pezzo grosso del MNU. Si comporta con un’agghiacciante innocenza senza l’obiettivo specifico di essere crudele, però fa cose terribili, come distruggere un nido alieno, e lo fa ridendo, come se fosse tutto un gioco e gli alieni non provassero emozioni, o fossero solo infestanti di cui sbarazzarsi. Ma la storia lo costringerà a cambiare…

Poi c’è anche il dettaglio del soprannome degli alieni, che non si nota nel doppiaggio italiano: prawn è un termine usato per indicare un grillo considerato un infestante in sudafrica, quindi chiamare gli alieni così non è proprio elogiativo.

Un film particolare, decisamente consigliato. Non sarà super originale, ma è bello vedere un’ambientazione diversa e non basata sul classico spirito “sparate a qualunque cosa abbia più di due gambe” di certi film.


 

Genre: sci-fi, dystopia, social issues

Year: 2009

Directed by: Neill Blomkamp

Cast: Sharlto Copley, Jason Cope, David James

Notes: adapted from a short film by Blomkamp called Alive in Joburg.


It’s 1982. An alien ship stops over Johannesburg. It stays there for weeks, hovering in the air, until the government sends a team inside: they find a group of malnourished and sick aliens. These aliens get “relocated” to District 9, a camp where they live in awful conditions. Almost 30 years afterwards the situation has become unbearable, and the government hires MNU, a private military company, to take care of the aliens – specifically, to relocate them somewhere else. Enters Wikus van de Merwe, young and naive head of the relocation operation. This part of the movie has a documentary-like approach: Wikus is filmed while he talks and visits the ghetto. And while he does mean things. He also finds a small canister containing a black liquid, which infects him. He undergoes a great change, both physical and mental.

This movie’s main theme is, as you can guess, racism and xenophobia. Substitute the aliens with another oppressed group and everything becomes clear. The government doesn’t emerge under a positive light, outsourcing the alien problem to a military contractor, the MNU, which is more interested in how to understand and recreate the alien technology for weaponry than in the so called “alien rights” .

These rights may exist, but the government wants to send the aliens somewhere else, out of sight, with violence if necessary, in a very realistic contradiction. Wikus is a perfect example of a member of this hypocritical machine, a man who obtained his position only because he married the daughter of a MNU executive. Wikus acts with a surprising innocence considering what he’s doing – at one point he even destroys an alien egg nest, and yet he does not look cruel: he laughs all the time, as if it were a game, as if aliens were emotionless beings or pests to be destroyed. He becomes incresingly human as the story proceeds.

Then there’s another aspect, not much recognizabile outside South Africa (it certainly wasn’t present in the italian dubbing): the aliens are nicknamed Prawns after a bug, a kind of cricket that is considered a pest in South Africa, thus adding another negative connotation to that nickname.

This a good story, maybe not super original, but it works, and it’s still a breath of fresh air if you compare it to the classical “kill the random ugly aliens who came to invade Earth” spirit of many movies. In fact, it’s quite the contrary.

Recensione / Review: Kesrith

tumblr_inline_p12ld7l1kk1swk1pk_540Autrice: C. J. Cherryh

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 1978

Note: primo libro della trilogia del Sole Morente, seguito da Shon’jir e Kutath, raccolti in italiano in un’unica edizione Cosmo Oro tradotta da Gianluigi Zuddas (ed è quella che ho letto io). Candidato al Nebula, allo Hugo e al Locus.


Kesrith è un pianeta desertico inospitale, usato dai regul (una razza aliena) come miniera. Un’altra razza, però, si è stabilita su Kesrith: gli umanoidi Mri. Per secoli i Mri hanno lavorato per i regul come mercenari, dimostrando di essere combattenti abilissimi. Molti di loro sono morti in guerra, e l’ultima guerra ha richiesto un alto tributo di sangue… su Kesrith ora rimane solo un manipolo di Mri, e tra questi c’è Niun, uno dei protagonisti. Niun appartiene ai Kel, la casta guerriera, ed è l’unico Kel giovane rimasto sul pianeta. Si vergogna di non essere mai andato a combattere ed è impaziente di dimostrare il suo valore, ma i membri della casta Sen – coloro che governano i Mri – gli hanno vietato di lasciare il pianeta. Non capisce gli ordini della She’pan, colei che governa i Mri, ma si adegua. Non è facile per lui essere l’ultimo Kel giovane rimasto: sua sorella Melein faceva parte del Kel finché non le è stato ordinato di diventare una Sen. Gli anziani Mri hanno qualcosa in mente, ma non sono gli unici nella galassia a fare dei piani. Gli umani e i Mir sono destinati a incontrarsi, ma le due civiltà non potrebbero essere più diverse… come vediamo dagli occhi di Sten Duncan, ufficiale militare diretto a Kesrith con un compito preciso.

 

Comincerò con le cose che non mi sono piaciute di questo libro… come lo stile. Alcune parti sono meglio, altre peggio, ma un po’ dappertutto ci sono problemi di distribuzione informazioni al lettore. Cose che il lettore conosce bene vengono ripetute nei pensieri dei personaggi per nessun motivo apparente, e gli spiegoni sono un po’ dovunque. C’è un capitolo dal punto di vista di un regul che ha pagine e pagine di spiegoni prima che cominci una vera azione di un personaggio. Ho fatto una fatica immane a finire quel capitolo, mi sono dovuta costringere ad andare avanti, ed è per quello che la regola del “mostrare, non raccontare” esiste… peccato che non usi il mostrato più spesso, perché quando lo fa il risultato è decisamente soddisfacente (quella scena vicino alla caverna nel finale? Da brividi). Non ho avuto difficoltà a giostrarmi tra i vari termini e concetti Mri, anche se all’inizio capisco che possano generare un po’ di confusione.

Sono sorpresa perché, stando a wikipedia (il link della fonte è morto, ahimé), Cherryh dice di scrivere in una terza persona limitata senza menzionare le cose che un personaggio conosce già anche se al lettore farebbe comodo, e così via. Peccato che questo romanzo non sia scritto così… mi sarebbe piaciuto molto di più. Sospetto che abbia sviluppato quello stile dopo, dato che questo è uno dei suoi primi romanzi.

Per quanto riguarda il sense of wonder, però, andiamo meglio: anche se non trasmette quella stranezza innovativa che altri autori riescono a portare sulla pagina, riesce a creare una popolazione che si è ben adattata al deserto senza fare dei cloni dei Fremen. C’è un buon lavoro di base anche dietro ai regul, e sia Mri che regul sembrano davvero alieni. Kesrith è un pianeta costruito in maniera interessante ( ma non ci vivrei).

Non succede molto in Kesrith, e anche se mi vanno benissimo le trame fatte di intrighi e con pochi eventi di scala epica, qui davvero succede poco o niente. Sarebbe ottimo come primo terzo di un romanzo (praticamente finisce al primo punto di svolta), ma come romanzo indipendente non basta: finisce proprio sul più bello, senza che ci sia uno sviluppo completo. Sarà anche il primo di una trilogia, ma dovrebbe avere una forma di completezza in sé.
Sono molto curiosa di sapere come prosegue la storia di Niun, Melein e Sten Duncan, ma non so se mi metterò a leggere gli altri due della saga, visti i problemi di stile.


 

Author: C. J. Cherryh

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1978

Notes: first volume of the Faded Sun trilogy, followed by The Faded Sun: Shon’jir and The Faded Sun: Kutath. I have read the Cosmo Oro italian edition, translated by Gianluigi Zuddas. Hugo Award, Nebula Award and Locus SF Award nominee.


Kesrith is a very unwelcoming desert planet, used by the regul (an alien race) as a mining station. Another race, the humanoid Mri, live on Kesrith. For centuries they have worked as mercenaries for the regul, proving themselves to be deadly warriors. Many of them have died in the last war, too many of them… to the point that only a few Mri now live on Kesrith. Among these Mri is Niun, one of our main characters: he belongs to the warrior caste, the Kel, and he’s the only young Kel left. He’s impatient and ashamed of never having fought a real battle, but the members of the Sen caste – those who rule the Mri – have forbidden him to leave the planet. He does not understand the wishes of the She’pan, their ruler, but he will obey. It is not easy for him to be the only young Kel left: his sister Melein was a Kel until she was ordered to become a Sen. It is clear that the elders have something in mind, but they are not the only one with plans in the galaxy. Soon humans and Mri will have to meet, but the two civilizations couldn’t be more different… as we see from the eyes of Sten Duncan, a military officer who is coming on Kesrith with a specific task.

 

I’m going to start with what I didn’t like about this book… that is, the style. Some parts are written worse, some better, but overall there are some problems about the distribution of info to the reader. Things that are well known even by the reader are repeated in characters’ thoughts for no real reason, and infodumps are everywhere. There is a chapter from a regul’s point of view that is actually pages of badly delivered infodumps. It was a really hard chapter and I had to push myself through it. This is why so many people insist on the importance of “show, don’t tell”… and it’s a shame she doesn’t show more, because when she does, she does a great job of it (that scene in the cave, near the end? I got shivers).

I didn’t have any trouble following through the various Mri words and concepts, even if it can be a little overwhelming at the beginning.

I am surprised because, according to wikipedia (the source link is dead, sadly), she claims to write in a limited third person, without mentioning things a character already knows and so on. A pity she didn’t do it for this novel… my guess is that she developed that style later, after all this is one of her first novels.

 

In terms of sense of wonder, however, this novel is satisfying: no, it doesn’t have that groundbreaking weirdness other authors offer, but she managed to create an interesting desert civilization after Dune… and her Mri are nothing alike the Fremen. She did a good worldbuilding job even with the regul, and both Mri and regul sound truly alien. Kesrith is an intriguing planet.

There isn’t much action in this novel, and while I do not mind intrigue-based plots, I have to warn you that nothing much really happens. It would be perfect as a first part of a novel, but as a standalone novel it just doesn’t work: it ends when things get really interesting. I know it is the first volume of a trilogy, but every novel of a trilogy should be complete on its own.

I am very curious about how Niun, Melein and Sten Duncan’s stories will continue, but I do not know if I will read the other novels because of their style.