Recensione Flash: Il Catalogo delle Vergini / Flash Review: The Catalogue of Virgins

Autore: Nicoletta Vallorani

Genere: fantascienza

Anno: pubblicato per la prima volta nel 2014

Lunghezza: 2723 parole

Dove trovarlo: Numero 134 di Clarkesworld, pubblicato in italiano anche da Future Fiction


Nigredo è una donna che vive in uno strano mondo distopico. Scappa da un vero sotterraneo delle torture, dove era andata in cerca di qualcosa, e cerca di raggiungere l’amico Yuri senza essere seguita… hanno un piano, stanno cercando un assassino, un moderno Barbablù che ha ucciso molte donne. L’azione è inframmezzata da piccoli voci da un “catalogo” di donne, donne portate nella cosiddetta “Walled City” e vendute a uomini potenti…

Come storia è molto strana, ma è innegabilmente interessante, sembra una specie di versione moderna e distopica della fiaba di Barbablù. Almeno ho finalmente sottomano una storia dove il lettore non viene imboccato con terribili infodump, cosa che mi capita troppo spesso di leggere. Certo, avrei voluto saperne di più su molte cose, e se fosse stato l’inizio di un romanzo sarei stata decisamente incuriosita a proseguire nella lettura.


Author: Nicoletta Vallorani

Genre: sci-fi

Year: 2017, originally published in 2014

Length: 2723

Where to find it: Clarkesworld issue 134


Nigredo is a woman living in a strange, dystopian situation. She is running away from a torture dungeon, where she had been looking for something, and she struggles to reach her friend Yuri… they have a plan, they are looking for a murderer, a modern-day Bluebeard who killed many young women. A veritable catalog of women interrupts the story every now and then, telling us the story of various women who were taken to the so-called Walled City and sold to powerful men.

This is a weird story, but overall an interesting read, it feels like a modern, dystopian version of Bluebeard. And at least I am finally dealing with a story where I haven’t been spoonfed info, a thing that happens too many times when I read. Granted, I would have loved to know more about everything, and if this had been the beginning of a novel I would have been intrigued to know more.

 

Recensione flash / Flash Review: Fifth: You Shall Not Waste

Autore: Piero Schiavo Campo
Genere: sci-fi, solarpunk vibes
Anno: 2018
Parole: 713

Dove trovarlo: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/

In questa storiellina breve Piero Schiavo Campo ci mostra un ragazzo che fatica ad affrontare il dolore della perdita del nonno. Ma l’umanità è cambiata, e presto riuscirà ad abituarsi all’idea.

Anche se si tratta di una storia davvero breve, è un’interessante visione sul futuro dell’umanità e sulle scelte che potremmo trovarci a fare.


Author: Piero Schiavo Campo
Genre: sci-fi, solarpunk vibes
Year: 2018
Word: 713
Where to find it: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/


In this super short story by Piero Schiavo Campo we see a young man struggling with the death of his beloved grandfather. But humanity has changed, and he will come to terms with his feelings.

Although very short, it is an interesting piece about the future of humanity and the choices we may face in out future.

 

 

 

 

 

Recensione / Review: I Creatori di Mostri

Autore: Robert Rainbell (pseudonimo di Roberta Rambelli)

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 1959

Note: Roberta Rambelli scrisse usando diversi pseudonimi.


Lo psicologi Krishna è in difficoltà: gli è appena stato portato un altro paziente, un’altra vittima di atroci allucinazioni in cui dice di vedere giganteschi mostri che sputano fiamme purpuree e lo vogliono mangiare, al punto che cerca di uccidersi.

Krishna riesce a salvarlo, ma la sua salvezza ha un costo. Con lui siamo a venti delle centoventi persone che compongono l’equipaggio della spedizione Kappa rimandate indietro a causa di queste crisi terribili. C’è qualcosa di strano da qualche parte nello spazio, qualcosa che fa impazzire scienziati e militari a bordo della Kappa. Per salvare gli altri cento uomini e i futuri esploratori e coloni che si avventureranno da quelle parti, il mistero deve essere svelato a tutti i costi. Dato che l’ultimo paziente di Krishna era anche lo psicologo della spedizione, Krishna acconsente a raggiungere la Kappa. La situazione è delicata, e la missione si prospetta pericolosa…

Sinceramente non ricordo quando ho saputo per la prima volta di questo libro, ma credo di averlo messo in lista perché la trama aveva qualcosa che mi faceva pensare al mio romanzo (quello finalista all’Urania). In realtà i Creatori di Mostri ha poco in comune col mio romanzo (meno male!) e se riuscite a trovarlo – chiaramente è fuori catalogo – in qualche mercatino o su ebay ne vale la pena, è una lettura carina.

Il futuro in cui vive Krishna non è perfetto, ma è di gran lunga migliore del nostro, è un futuro in cui abbiamo colonizzato lo spazio e imparato come usare le nostre risorse… ma è un futuro dove non mancano le rivalità, come quelle tra scienziati e soldati a bordo della Kappa, una rivalità che mette in pericolo la fragile stabilità della spedizione. Sulla nave Krishna incontra il suo vecchio amico Kovacs, che gli fa un ritratto del comandante della spedizione. Quando poi Krishna lo incontra scopriamo quando Kovacs avesse contemporaneamente ragione e torto: quasi tutti questi personaggi sono reali, multisfaccettati, quasi moderni ( di donne neanche a parlarne, ma almeno il protagonista non è il solito John Qualcosa). Nessuno dei personaggi principali ha lo spessore di una sagoma di cartone, e sotto questo aspetto ho letto di peggio in opere più recenti. Il mistero dei creatori di mostri viene svelato lentamente come in un giallo, con false piste e indizi, paure e nuove scoperte. Si legge volentieri perché è difficile indovinare il finale fino alle ultimissime pagine, cosa che adoro. Un difetto può essere dato dal fatto che la voce narrante, quella di Krishna, è quasi “neutro”, un mero specchio per il lettore se comparato a personalità ben costruite come quelle di Kovacs e il Comandante. Di solito adoro saperne di più sui personaggi, ma il romanzo rimane godibile lo stesso.


Author: Robert Rainbell (nom de plume of Roberta Rambelli)

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1959

Notes: Roberta Rambelli was very active in the sci-fi field, translating dozens of works and writing several novels and short stories. The title of this novel means literally “The creators of monsters”.


Psychologist Krishna is baffled: another man has been brought to him, another victim of terrible hallucinations in which he claims to see fire breathing purple monsters ready to eat him and tries to commit suicide. Krishna saves his patient, but at a great cost. Now twenty out of the 120 men who were part of the Kappa Expedition have been sent back displaying the exact same symptoms. It’s clear that there is something weird in the corner of space that the Kappa is exploring, something that makes people go mad. To save the other 100 men and the future explorers (and colonists), the mystery needs to be unveiled. Since the expedition’s psychologist also happened to be Krishna’s latest patient, Krishna agrees to join the Kappa. Things aren’t going very smoothly on the Kappa, and many dangers await its crew…

I honestly can’t remember where I found out about this book, but I can imagine I put it in my to-read list because what I knew about the plot vaguely reminded me of the novel I have written. I Creatori di Mostri ended up having very little in common with my novel, luckily, but if you can read in Italian and get the chance to find this in some market (it’s out of print because of course it is) it’s definitely worth your time.

It’s intriguing to see the future in which Krishna lives, a future that is not perfect but is vastly better than our own, a future in which we have colonized space and we have learned how to use our resources better… but that’s far from utopian, after all there is an undeniable rivalry on the Kappa between scientists and soldiers, a rivalry that threatens the already fragile situation of the expedition. On the Kappa, Krishna meets Kovacs, an old friend of his, who gives him a description of the expedition commander. Later Krishna meets the commander and we see how Kovacs was both right and wrong: these multifaceted characters feel real and “modern”, no one of the major characters is a cardboard stereotype (I’ve read worse in more recent novels).

But very little of the adventures happens onboard the Kappa: the mystery of the hallucinations is unraveled slowly, as if it were a detective novel, with hints and new discoveries, with dangers and fears. It’s a pleasing read because you can’t guess how it will end until the very last pages. A minor flaw could be that the main character, Krishna (the story is written in first person) has very little personality if compared to Kovacs, the Commander and other characters: Krishna pretty much acts as a mirror for the reader. Considering the story is full of action and mysteries, I’d say it’s forgivable… even if I personally love knowing more about protagonists.

 

Recensione / Review: Madre Nostra

Autore: Stefano Paparozzi

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Note: pubblicato da Zona 42


 

Madre Nostra è strutturato come un diario, diario che in realtà non è regolare e a volte passano mesi senza che la sua autrice ne scriva una pagina… per motivi molto seri. L’autrice del diario è Miriam Monteforti, una dodicenne che comincia il diario per rivelarci che è incinta. Non ha mai avuto rapporti, nè ha mai avuto il ciclo mestruale; per abortire è troppo tardi. Nè lei nè la famiglia sanno come gestire questo evento assurdo, sopratutto Miriam. Già essere un’adolescente è difficile, figurarsi se ci si mette anche la questione della “madre vergine”. Ed è solo l’inizio delle avventure di Miriam: tramite il suo diario vediamo come il mondo reagisce alla sua situazione: la scienza decide di studiarla per aiutarla (e per aiutare le donne che cercano di avere figli), ma nasce anche una chiesa intorno alla sua figura. Per Miriam è difficile trovare un posto nel mondo, data la sua situazione, ma è destinata ad avere un impatto enorme su chi la circonda, dal fratello Marco alla migliore amica Vanessa, passando per tante altre persone.

Nel corso del suo diario lo stile di Miriam cambia. Cambia la sua grammatica, la struttura delle frasi, la scelta delle parole… ed è uno dei punti di forza che contribuiscono a renderlo un romanzo credibile. Miriam cambia e cresce, e noi vediamo i suoi tormenti interiori ed esteriori mentre la sua vita continua, vediamo i suoi rapporti con gli altri e come le altre persone reagiscono di fronte a lei e alle sue scelte. Complimenti all’autore per essere riuscito a immergersi così bene nella mente di una ragazzina prima e di una donna dopo, la voce è credibile e il libro è scorrevole e si legge velocemente: è un complimento da parte mia, la fluidità di un testo è una dote importante.

Il problema è che, leggendo, diventa piuttosto ovvio per il lettore capire cose accadrà, anche se Miriam ancora non se ne rende conto. Non c’è modo migliore per dire a un lettore “ehi, guarda qui, questo sarà un dettaglio importante che tornerà” che facendo dire a Miriam nel suo diario “oh, e comunque è successa questa cosa ma niente di importante.” È un peccato perché contribuisce a rendere la parte centrale del romanzo meno emozionante: immaginiamo facilmente cosa accadrà e alla fine viene fuori che ci avevamo preso, cosa che non è sempre soddisfacente in fase di lettura. Sì, sono cose che succedono nella vita, lo so, ma… è una delle piccole cose che ci svelano che stiamo leggendo un’opera di finzione e non un diario vero.

Non mancano i momenti strappalacrime nella vita di Miriam, sopratutto verso la fine del diario: prima o poi vi verrà una lacrimuccia, garantito. Miriam cambia molto nel corso degli anni, e se un protagonista non cambia non c’è una versa storia, ma ho dei dubbi sul finale. Anche se siamo abbastanza furbi da accorgerci del “falso messaggio” a cui Miriam è tentata di credere per via della tendenza umana di cercare un senso dietro alle cose e ne è conscia, non posso non chiedermi perché quel certo elemento è stato incluso nella trama. Non fraintendetemi, è un bel romanzo ed è ben scritto. L’autore è riuscito a entrare nella mente di Miriam, ma ci ha raccontato una storia molto semplice, e mi aspettavo più colpi di scena.

Mi ha quasi fatto pensare a Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro: una storia di fantascienza malinconica ambientata in un mondo simile al nostro. Proprio come il romanzo di Ishiguro, Madre Nostra sarebbe stato bene persino in una collana di una grande casa editrice e venduto non come fantascienza: avrebbe raggiunto un grande pubblico, avrebbe avuto articoli di giornale e magari un invito in tv. Ottimo libro da regalare a chi di solito non legge fantascienza.


 

Author: Stefano Paparozzi

Genre: fantascienza

Year: 2018

Notes: pubblicato da Zona 42


The story is shaped like a diary, a diary that has not been kept regularly since sometimes months and years go without entries… for specific reasons. The diary’s owner is Miriam Monteforti, and at the start of her diary she reveals us she’s pregnant. She’s only 12, and has never had sex nor her first period. It’s too late for an abortion anyway, and her family doesn’t know how to deal with it. Neither does Miriam, of course, who is terrified. After all, being a teen is hard enough if you don’t throw in the whole “virgin mother” thing. This is just the beginning of Miriam’s adventures, which we can read in her diary as she sees how the world reacts to her condition, with a team of scientists who wish to study her and help her (and the women around the world who try but can’t get pregnant) and a church who gets founded around her figure. It’s hard for Miriam to find her own place in the world due to her condition, but she will have quite an impact on the world and those around her (from her brother Marco to her best friend Vanessa to many other people).

Through her diary, Miriam’s writing style changes. Her grammar, sentence structure, choice of words is vastly different throughout the years, and this is one of the strengths of this novel. Miriam changes and grows, and we experience the inner (and outer) turmoil of her life as she learns more about her and how to deal with it and with the people around her, who have vastly different reactions to her life and her choices. Also, props to the author who manages to get in the mind of a teenage girl (and later, adult woman) fairly well, writing in a believable voice and delivering a book that flows nicely and is easy to read: this is a great compliment, I appreciate this a lot in a novel.
The main issue is that while reading it becomes obvious for the reader what is going to happen – even if Miriam doesn’t know yet. There isn’t a better way to put something in the spotlight than saying “oh by the way this thing happened, I’m sure it’s not going to be a big deal”. This is a pity because it made the central part of the novel a bit less engaging: we can already guess what is going to happen and we find out we were right all along, which in this case doesn’t work as well as I would have loved to. It happens frequently in life, I’m aware of it, and yet… it’s one of the very few parts in which as readers we can see through the diary structure and realize it’s just fiction all along.

Miriam’s life comes with a few tear-jerking events, especially at the end of her diary, and you’ll probably shed at least one tear. Miriam has changed a lot over the years, and it’s not a real story unless the main character changes, but I am not sure it was the best way to end her story. Even if we are wise enough to understand the “false message”, something even Miriam thinks about but is aware that is just the result of humanity’s tendency to see patterns and messages everywhere, I can’t help but wondering why such a particular element was chosen for the plot. And do not misunderstand me, it is a good book, a well written one. I just got the feeling that the author did a great job getting into Miriam’s mind, but at the same time it told us a very simple story, I expected more plot twists.

It almost made me think of Kazuo Ishiguro’s Never Let Me Go: a melancholic sci-fi story set in a world not too different from our own. And just like Ishiguro’s novel, Madre Nostra wouldn’t have looked out of place among those books that are sci-fi and yet aren’t promoted as such from major publishers and have a wide audience. It would have perhaps even a few newspaper articles and an invitation to a tv program. Hell, this one could be a book to give to someone who isn’t usually into sci-fi.

Recensione / Review: Hydrostasis

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Autore Mirko Dadich

Genere: fantascienza

Anno: 2017

Note: raccolta di racconti brevi. Mi è stato inviato per recensirlo, ma la cosa non influenza il mio giudizio.


Equipaggi di astronavi che lottano per sopravvivere. Mondi in rovina. Spietate civiltà intergalattiche. Esperimenti scientifici che richiedono vite intere. La paura di un mondo che è cambiato così tanto da non essere più umano. L’amore per qualcuno divorato dall’odio… e che aveva ragione ad esserlo. C’è molto di più in questi racconti, e c’è anche tanto non detto.

La raccolta è divisa in tre parti. La prima è formata da storie scritte tra il 2010 e il 2012 già pubblicate in precedenza. L’ambientazione di queste storie varia molto. Mi è piaciuta molto la premessa semplice e agghiacciante di “Rosso”, dove vediamo il capitano di un’astronave costretto a combattere da alieni che vengono eccitati dal colore rosso. Lo stile non è ancora maturo, ma il finale è soddisfacente. Migliora con Doposcuola, dove il protagonista va a scuola e si fa una passeggiata tra le rovine di quello che era un tempo il nostro mondo.

La seconda parte è la mia preferita, ed è composta dalla storia che fa da titolo alla raccolta. Di tutti i racconti è forse quello che mi è rimasto impresso di più. Pensate che ai personaggi del Risveglio degli Abissi di Wyndham andasse tutto troppo bene? Volete vedere umani e creature degli abissi interagire? Beh, questo è il racconto che state cercando.

Come molte delle sue storie anche questa è una distopia, ma è molto più lunga degli altri racconti e c’è spazio per sviluppare la storia del protagonista. La maggior parte dei suoi racconti sono brevi e spesso consistono di un personaggio buttato in una situazione estrema per vedere che succede, meccanismo ottimo per i racconti brevi ma meno efficace per le storie lunghe. “Idrostasi” inganna, perché si finisce per avere qualche speranza per il protagonista, che vediamo gravemente ferito mentre rivive alcuni episodi del passato.

Scopriamo che in questo universo l’umanità ha incontrato l’altra grande specie che vive sul nostro pianeta, una razza che viene dal profondo degli oceani e che viene soprannominata i Ricci. Umani e Ricci diventano ben presto dipendenti gli uni degli altri, perché ai Ricci servono gli umani per fare qualcosa che loro non sanno fare. Ma non tutti gli umani apprezzano i Ricci… e sto solo descrivendo la punta dell’iceberg: vediamo come è cresciuto il protagonista, a chi ha voluto bene, come il mondo intorno a lui funzionava… e quanto è delicata la relazione tra umani e Ricci. Una storia che vorrei veder tradotta in inglese.

La terza parte, “Dopo il Lampo”, contiene delle storie ambientate nello stesso universo ma in momenti diversi, o almeno questo è ciò che ho percepito. Arrivano degli alieni con un dono per gli umani, ma non tutti lo accettano. L’equipaggio di un sottomarino deve affrontare una catastrofe inaspettata. Una coppia di amanti progettano una rivoluzione. Sono storie ambientate sulla terra o molto lontano, e ad essere onesta non tutte sono al livello di Idrostasi, secondo me.

Nel complesso, anche se lo stile di Dadich necessita ancora di migliorie, l’esperienza di lettura rimane piacevole, resta l’impressione che sia sulla strada giusta.

Non ve lo nascondo, ci sono pessimismo e violenza in queste storie (motivata però). Non ci presenta un gran bel futuro, ma dopotutto Dadich è giovane (è nato nel 1985) e, come molti di noi, non vede un gran futuro all’orizzonte… e si sa che la fantascienza parla sempre del presente.


 

Author: Mirko Dadich

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: collection of short stories. It was sent me for reviewing purposes, but as usual this will not influence my review. There is no english translation so far.


Spaceship crews fighting for their lives. Worlds in ruin. Merciless intergalactic civilizations. Scientific experiments which require literal lifetimes. The fear of a world that has changed so much it’s not even human anymore. The love for someone which is lost in hate – and was right all along. There is much in Dadich’s stories, and much else is left unsaid.

This collection is divided into three parts. The first one is made up of stories written between 2010 and 2012 and already published before. The setting of these stories varies a lot. I loved the simple yet terrifying premise behind the very short “Rosso” (“Red”), which tells us of a spaceship captain and his crew, forced to fight by aliens who find the color red exciting. The style isn’t definitely mature here, but the ending is perfect. It goes better with “Doposcuola”, (Afterschool) where our main character goes to school… and goes for a walk among the rubble of what used to be our world.

The second part is my favorite one, aka the one devoted to the story which gives the collection its title: Hydrostasis. Of all Dadich’s stories, this is the one which stuck in my brain the most. Do you think things were just too easy for the characters of Wyndham’s The Kraken Wakes? Do you want to see humans interact with creatures from the abyss? Hydrostasis is the story for you.

Like most of his stories it’s a dystopia, but it’s definitely longer than his other stories, so there is some room for development for the main character. Most of his stories do not have room for this, as they take a character and push them into an extreme situation to see what happens, which works only in short stories. “Idrostasi” almost deceives you, makes you hope for something. The main character, a severely wounded young man, revives certain episodes of his past. And we learn that in this universe humanity has met the other great species which inhabits our planet, a race which comes from the depth of the oceans and that the main character calls Sea Urchins. Soon, humans and Urchins become dependent on each other, as Urchins need humans for something they cannot do. But not all humans appreciate Urchins… I’m just scratching the surface, mind you: as this is the longest story there is room to see how the main character grew up, who his friends and lovers were, how the world worked around him… and how delicate the relationship between humans and Urchins is. I hope this story gets translated someday.

The third part  “Dopo il Lampo”, (“After the Flash”) contains some stories which are set in the same universe but in different times, but I’m not sure if all stories are set in this universe.

Aliens come with a gift for humans, but not everyone wants it. A submarine crew has to face an unexpected catastrophe. A couple of lovers plan for revolution. Many different things happen, sometimes in space, far from us in time and space, and sometimes on our dear everyday Earth. Not all the stories in this part are as good as Hydrostasis.

Overall, while Dadich’s style could use some improvements here and there, it’s nothing that damages your reading experience, and he’s definitely on the right track.

I’ll be honest, there is pessimism and violence in these stories (though most violence is there for a reason). It’s not a pretty future Dadich offers us. But Dadich is young (born in 1985) and like many of us, he doesn’t see a pretty future lining up on the horizon. And sci-fi is always about the present.

 

Recensione / Review: Abaddon

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Autore: Giuseppe Menconi

Genere: fantascienza militare/space opera/horror

Anno: 2014

Note: pubblicato da Vaporteppa.


Il maggiore William Boore era un soldato efficiente, capace di uccidere chiunque gli si parasse contro senza troppi scrupoli. Le sue medaglie parlano chiaro: è un vero eroe, ed è persino riuscito a salvare un prigioniero importante in una missione che ha richiesto la vita di suo fratello. Ora, per sua stessa richiesta, si gode una vita tranquilla a San Francisco, lontano dall’azione in Russia o nel Medio Oriente. Si è fatto assegnare alla Abaddon, un’astronave nera e immensa che si trova sospesa vicino al Golden Gate dagli anni Sessanta. Da allora non è mai successo niente: nessuno sa niente della nave, perchè entrare è impossibile visti gli scudi invisibili che la proteggono, e nessuno è mai uscito da lì. Gli abitanti di San Francisco ci si sono abituati ormai, e William Boore ha chiesto di essere assegnato alla sorveglianza dell’astronave. Non vuole più rischiare la pelle adesso, gli basta fare la guardia alla Abaddon in attesa del lavoro da scrivania che gli spetta, e godersi la famiglia.

Ma – e c’è sempre un ma – William Boore è un codardo. Le sue medaglie diranno anche che è un eroe, ma la verità è molto diversa. Se chiedete a lui, vi dirà che le medaglie mentono. Ma alla Abaddon tutto ciò non interessa: i suoi scudi invisibili spariscono, e William Boore deve entrare con una squadra e risolvere il mistero della nave. Ma come può affrontare pericoli sconosciuti se non può nemmeno affrontare sè stesso?

 

Era un po’ che volevo leggere questo romanzo, per vari motivi. Tanto per cominciare la trama mi incuriosiva molto, e poi è stato pubblicato da Vaporteppa: seguo il Duca da anni, e so quanto è esigente in fatto di scrittura, perciò l’idea di una collana diretta da lui mi sembrava una buona garanzia di qualità, calcolando che la sua politica è quella di assistere gli autori e insegnare loro come esprimere al meglio le loro idee. Magari non mi piacerà la trama a livello di gusti, mi ero detta, però sarà scritto bene di sicuro: non si sta sull’inginocchiatoio sui ceci del Duca senza ottenere nulla.

 

Così mi sono messa a leggere… ed è venuto fuori che avevo ragione. Il romanzo scorre come acqua, senza spiegoni di nessun tipo (ma facendo avere al lettore tutte le info necessarie), l’azione è descritta nel dettaglio e il difetto di William Boore è bello palese. Anche se non riuscite a immaginare come risolverà il problema della Abaddon è chiaro che finché non risolverà il suo problema personale non andrà lontano.

Di per sè la storia fa pensare a un videogioco, e dopotutto l’autore ha dichiarato di essere un fan di Dead Space. Misteriosi corridoi, cose che vogliono ucciderti dietro ogni angolo… sì, sembra proprio di trovarsi in un videogioco, ma non mi lamento: contribuisce a rendere la storia ricca d’azione, e si notano i tentativi di rendere tutto il più realistico possibile quando si tratta di armi ed effetti collaterali.

I misteri della Abaddon si sviluppano in maniera interessante, e si notano riferimenti a certe serie tv e film (nominarli sarebbe fare spoiler), forse involontari. Avrei apprezzato un po’ più di sense of wonder, ma alla fine ci sono abbastanza elementi originali per impedire che sembri una copia di questo o quello. I dialoghi a volte sembrano scritti un po’ in doppiagese; la parola “fottuto” viene usata dove si userebbe l’inglese “fucking”, generando uno strano effetto da testo tradotto.
I personaggi femminili presenti si contano sulle dita di una mano (che ha perso un paio di dita).

A parte ciò ammetto di averlo letto in un paio di giorni, perché volevo proprio sapere come sarebbe andata a finire. E adoro trovarmi di fronte a un finale che non sarei mai riuscita a prevedere (finale molto soddisfacente, tra l’altro). Credo che leggerò altro di Giuseppe Menconi (Vaporteppa ha pubblicato, di suo, anche Il Grande Strappo e Sangue del Mio Sangue).
Abaddon non cambierà la vostra vita, l’universo e tutto il resto, ma è un bel libro, ben scritto e piacevole: vale la pena dargli una possibilità.

Nota all’edizione: Adoro il fatto che ci sia una postfazione dell’autore per spiegare alcuni riferimenti presenti nel testo (di alcuni me ne ero accorta, di altri proprio no). Avrei apprezzato se i pensieri del personaggio fossero stati in corsivo (che invece è stato usato per i cartelli).


 

Author: Giuseppe Menconi

Genre: military sf/ space opera

Year: 2014

Notes: available only in Italian so far (and it’s a shame).


Major William Boore was a hotshot in the military, killing everyone who stood in his way with ease. His medals speak clearly of him: he’s a true hero. He even managed to save an important prisoner in a mission that costed him the life of his own brother, and is now enjoying a relatively calm life. Following his own request, he is posted in San Francisco, far from the action in the Middle East or in Russia. He’s assigned to the Abaddon: a triangular, black spaceship which has been hovering next to the Golden Gate Bridge since the sixties.

No one knows anything about that spaceship, except that it’s there and it’s not going anywhere. Getting in is impossible, since its invisible shields will fry anything that gets close. The citizens of San Francisco have gotten used to his presence, and William Boore is glad to have an assignment that keeps him close to his wife and kid. No more risking his life, just a few years of spaceship babysitting and then a calm desk job that will allow him to see his kid grow up.

But, and you know there’s always a but, William Boore is a coward. His medals may identify him as a hero, but he hasn’t been a hero for a long time. If you ask him, he’ll tell you his medals lie. But Abaddon doesn’t care about it, and it suddenly drops its shields. It’s up to William Boore and his team to get into the ship and pierce its mystery. But how can William face the unknown if he doesn’t even know how to face his own problems?

 

I had had my eyes on this book for quite some time, and for many reasons. First and foremost the plot seemed right up my alley. Second, it’s part of a series of books published under the banner of Vaporteppa, and Vaporteppa (yes, it’s a literal translation of the word steampunk into italian) is a special project: the main behind it, Marco Carrara, doesn’t want your book but your idea, and if he’s into it he’ll teach you how to write it at your best. Hell, Vaporteppa’s motto is Quae Nocent Docent – what hurts you teaches you.

This is why I had some expectations about this book: I’ve been following Marco Carrara on the web for quite a while, I know how demanding he is, and if he publishes something it must be a good book. Maybe I will not like the plot, but I will not have any criticism about the structure of the story and the techniques used in writing, I told myself.

 

So I jumped into reading…and it turns out I was right. The book flows like water: it has no infodumps whatsoever and yet it manages to convey all information naturally most of the time, the action is described in detail, William Boore’s fatal flaw is right there, and even if you can guess he’ll not solve the Abaddon problem until he solves his own personal problem, you have no idea how he and his squad will make it through.

At first it reminded me of a videogame, and the author is a self-professed fan of Dead Space. Mysterious spaceship corridors, things that want to kill you behind every corner… it does have quite a videogame feel to it, but I don’t complain: it makes the action fast paced, with a visible attempt to make the action as realistic as possible when it comes to the use of weapons and their side effects.

The mystery of the Abaddon was developed in an interesting way, I detected references (maybe totally unintentional) to certain tv series and movies I cannot name due to spoilers, but overall I cannot say I am unsatisfied. The dialogues could use some improvements: not in the info that they convey, but in the general style (this is an issue I will expand further in the italian translation of this review, since it pertains to our language). Worth mentioning also that the amount of female characters is significantly low.

Some more sense of wonder wouldn’t have hurt, but there’s enough original elements to avoid making it feel to much of a copy/reference to this or that work of fiction. I feel compelled to say I finished it in a couple of days, because I really, really wanted to know how it would have ended: I definitely didn’t guess the ending before it happened, that I can tell you (and it’s a very satisfying ending).

Abaddon won’t probably change you perception of the life, the universe and everything else, but it’s a fast paced well written book that you will probably enjoy.

Recensione / Review: Nessun Uomo è Mio Fratello

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Autore: Clelia Farris

Genere: fantascienza, distopia

Anno: 2008

Note: vincitore del Premio Odissea nel 2009.


Enki Tath Min è il figlio di un agricoltore in un Indonesia futuristica. Nasce e cresce in campagna, dove aiuta suo padre a coltivare il riso e dove passa del tempo coi suoi amici, ragazzini della sua età. Col tempo tutti loro sembrano trovare la loro strada facilmente, anche con un discreto successo, e Enki è ancora lì alla fattoria, a occuparsi di un padre testardo e violento. E come se non bastasse, Enki è una Vittima. In questo futuro con l’adolescenza emerge sui corpi di tutti un simbolo, una C o una V. C per Carnefice, V per Vittima. Questi segni possono essere di varie dimensioni, e di solito vengono celati coi vestiti o tramite cosmetici: sono considerati una cosa molto privata, e per un buon motivo: ogni Vittima ha il suo Carnefice, e se i segni corrispondono il Carnefice può uccidere la Vittima senza ripercussioni. Ciò finisce per dividere la gente in due gruppi, influenzando lo sviluppo della società: le Vittime tendono a essere timide, e a evitare la violenza anche se ciò significa subire, mentre i Carnefici sono nel migliore dei casi sicuri di sé, nel peggiore dei veri e propri tiranni. La percezione del proprio marchio cambia il carattere di una persona… o è il contrario? Tanti scienziati studiano il ruolo sociale e medico dei marchi. Ma Enki ha altro a cui pensare, ed è la seconda parte del romanzo che ci porta con Enki in città, un mondo dai risvolti quasi noir, dove Enki trova un lavoro particolare che lo porterà a scoprire spiacevoli verità.

 

Questo è il primo romanzo di Clelia Farris che leggo, dopo tanti consigli e raccomandazioni di amici. Non posso certo dirmi insoddisfatta: lo stile è semplice (inteso come complimento) e scorrevole, il che garantisce una lettura piacevole e una buona immersione nella storia. Adoro la fantascienza che gira intorno ai risvolti sociali delle cose: come lettrice non voglio sapere come funziona la tecnologia per i viaggi spaziali, voglio sapere come influenzano la società e la vita delle persone… perciò sono rimasta soddisfatta da questo romanzo. La mia parte preferita è senza dubbio la seconda, quando si trasferisce in città e le cose si fanno davvero interessanti. In proporzione la parte in campagna mi è piaciuta un po’ meno, perché anche lui è un personaggio meno interessante… il che non spiega, per me, come finisca sempre per sedurre a destra e a manca, soprattutto perchè ho avuto l’impressione che queste scene non servissero alla trama, servivano giusto ad annoiarmi appena arrivava la prossima bella ragazza dalle labbra turgide, i fianchi seducenti o che so io. Sì, lo so, questa è una questione di gusti personali. Però come lettrice mi annoio nel vedere che tutti i personaggi femminili ricadono nella categoria “ci va a letto o fantastica sul farlo”. Intuiamo che Enki sia un bel ragazzo/bell’uomo, ma non posso farci niente, mi annoiano profondamente queste scene.

A parte questo, i pregi di questo romanzo ne superano i difetti, e rimane un romanzo che consiglierei. Ci sono un sacco di temi che trovo interessanti, come autodeterminazione, libertà di scelta e di creazione del proprio destino… sì, c’è decisamente abbastanza materiale per tenere un lettore di fantascienza incollato alla pagina.


 

Author: Clelia Farris

Genre: sci-fi, dystopia

Year: 2008

Notes: winner of the Odissea Award in 2009. The title literally means: “no man is my brother”. No english translation is available.


Enki Tath Min is the son of a rice farmer in a futuristic Indonesia. He grows up in the country helping his father and spending time with his friends. He doesn’t have a good relationship with his father, and as they grow all his friends seem to find their own path easily, all while Enki is stuck with his violent, stubborn father. To make things worse, he’s a Victim.

In this future, everyone gains a mark on their skin as they grow up, either a C or a V. V is for vittima, C is for carnefice. Victim and Executioner. Marks are usually kept hidden with clothes or cosmetics, and are seen as something incredibly private: after all, every Victim has their own Executioner, and if their marks match the Executioner can kill their victim without repercussions. This division of the population in these two categories has a special influence on society: Victims tend to be meek and to stay away from violence, even at the cost of suffering, while Executioners are self-confident at best and bullies or oppressors at worst. The perception of one’s mark changes a person’s character, or maybe it is the marks that simply determines it? Many scientists conduct studies of the social and medical role of marks. But Enki has much else on his mind, and it’s the second half of the novel which becomes interesting, as it takes almost a hard-boiled vibe. Enki finds a special job, one that leads him to many unexpected discoveries.

 

This was my first Clelia Farris novel, read after so many friends had recommended me her work. I can’t say I’m disappointed: her style is incredibly simple (in the best sense of the word) and fresh, guaranteeing a pleasurable read that will help your immersion in the story. I really loved they way she choose to deal with the Victim/Executioner binary, and how it influences society. I really love when sci-fi is focused on the impact on society: as a reader I’m not really interested in knowing how space travel is possible, but I want to know everything about how it changes society and everyone’s daily life. This is why enjoyed the second part of the novel far more than the first, since he moves to a big city and we get see much more different types of mark-bearers. I honestly did not enjoy the section set in the country as much, especially because he is, as a character, just less interesting. Which is why I have to admit I was a bit disappointed by how many women he manages to seduce, I felt like it added nothing to the plot except boredom at the umpteenth description of a beautiful, seductive woman with rosy lips and whatnot. Yes, this falls at least in part within the realm of personal tastes, but come on, there isn’t a female character he doesn’t have sex with (or he doesn’t dream about it). Sure, we get hints that he is good looking, but I felt it was most unnecessary. Or maybe I’m just easily bored by this kind of scenes, especially when they are present in a very good book like this one.

That being said, the positive traits of this book outnumber the negative ones, and the second part makes the book a very compelling read. The interesting themes abound: self-determination, freedom of choice and how can a person craft their own destiny are just examples (no spoilers!) and there’s more than enough to keep the sci-fi fan glued to the page.

Recensione / Review: Qualcosa, là fuori

Autore: Bruno Arpaia

Genere: fantascienza post-apocalittica, “cli-fi”.

Anno: 2016

Note: Ho già menzionato questo libro nel mio post sul Salone di Torino.


Livio Delmastro cresce in un’Italia che potrebbe essere quella del nostro presente. Da ragazzo è un fervente ambientalista, poi cresce e diventa neurochirurgo. Sposa una donna fantastica, la scienziata Leila, e i due vanno a Stanford per continuare le loro ricerche e insegnare all’università. Livio non potrebbe essere più felice: ha sua moglie, i suoi amici, e il lavoro che ama, ed è soddisfatto. Ma anche se vive in una specie di bolla, vede che il mondo intorno a lui sta crollando. Il riscaldamento globale cambia tutto, e ne pagano il prezzo centinaia di migliaia di persone, e a volte delle città intere. Le famiglie di Livio e di Leila li tengono aggiornati sulla situazione in Italia, che è tutt’altro che promettente. E non è che l’inizio…  ogni paragrafo che parla della vecchia vita di Livio viene alternato da uno che parla del presente. Ed è un presente terribile. Sua moglie e suo figlio sono morti (spoiler, ma non tanto), e si trova in un ambiente à la Mad Max che un tempo era l’Europa che conosciamo: come migliaia di altri disperati, ha pagato una cifra altissima a una ditta chiamata TransHope, e ora si trova a compiere un viaggio atroce dal nord Italia alla Scandinavia: solo certi paesi vicini al Polo Nord consentono ormai una vita dignitosa, una vita non tanto diversa da quella di un tempo.
La sua colonna marcia a piedi, protetta da guardie, e con il diritto a ricevere razioni di cibo e l’uso di carri che riciclano e depurano l’acqua. Il viaggio è lungo, e pieno di pericoli che possono arrivare da tutto e da tutti.

E l’Europa è cambiata davvero tanto: la Svizzera consente a queste carovane di disperati di passare in cambio di un bel po’ di soldi, e sopravvive grazie ai bunker e alle montagne. Dovunque Livio e gli altri vadano, i fiumi e i laghi sono secchi o si sono trasformati in paludi. Altri uomini e donne disperati vagano per l’Europa alla ricerca della salvezza, di una barca per la Scandinavia o chissà cosa. E Livio si attacca emotivamente ai ragazzini e bambini della colonna, a cui fa lezione tutte le sere, insegnando loro matematica, storia e tanto altro: deve aggrapparsi a qualcosa, o crollerà come tanti altri…

Anche se non è un romanzo perfetto dal punto di vista della trama (il suo rapporto con i ragazzini poteva essere descritto in maniera più efficace), io ve lo consiglio. Alcuni mi hanno detto che non è fantascienza, e di sicuro non viene venduto come tale (non è la prima e non sarà l’ultima volta che succede una cosa del genere in Italia, no?), ma io lo considero come tale. Appare anche un elemento “tecnologico”, in un punto. Soprattutto, mi ha ricordato Il Risveglio degli Abissi di Wyndham, perché finché vive lontano dai guai Livio potrebbe essere un protagonista distante e triste delle apocalissi wyndhamiane. Ma si butta nella mischia tornando in Italia, e tutto cambia. Non che in America stesse divinamente…

Ho assistito a tanti dibattiti sulla fantascienza italiana, se esiste, cosa la definisce, e se il postapocalittico sia considerabile fantascienza (per me sì) e guarda un po’, ecco qui un esempio sotto forma di questo romanzo. Leila discende da una di quelle famiglie che hanno attraversato il Mediterraneo con i barconi, e Livio e tanti altri italiani ora si sono trasformati nei profughi del nostro presente, attraversano prima un deserto terribile e sperano poi di trovare una barca che li porti a una vita migliore. Non poteva essere più reale, più ancorato al nostro mondo.

Le descrizioni dell’Europa post-apocalittica sono agghiaccianti, e la cosa più agghiacciante sta nel fatto che per Arpaia forse questa non è fantascienza, è un avvertimento. Si è documentato molto sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e le possibili catastrofi, e ci ha mostrato cosa potrebbe succedere, anche se in un modo un po’ strappalacrime. Penso sia il momento migliore per leggere questo romanzo. Intendo prima che diventi realtà.

 


Author: Bruno Arpaia

Genre: post-apocalyptic sci-fi

Year: 2016

Notes: The title literally means “Something, out there.” I’ve mentioned this book in my post about the Turin International Book Fair. There is no English translation so far.


Livio Delmastro grows up in an Italy that could be the one we know now. In his youth he’s a passionate environmentalist, and later grows up to be a neurosurgeon. He marries a wonderful woman, Leila, another scientist, and the two go to Stanford to continue their researches and teach at the university. Livio couldn’t be happier, he has his wife, his friends and his job and he’s satisfied. But even if he lives in a sort of bubble, he can see the world collapse around him. Global warming changes the world for worse, claiming cities and hundreds of thousands. Both Livio’s and Leila’s family keep them updated about the situation in Italy, which is less than promising. And this is just the beginning… because for every one of these paragraphs about Livio’s old life there is one about his current life. And man, it’s a terrible life. His wife and son have died (spoiler alert), and he’s on a Mad Max-esque landscape that used to be the Europe as we know it: like thousands of others he has paid a huge sum to a company called TransHope, and now has embarked in a terrible trip to go from northern Italy to Scandinavia: only these countries (together with Canada, Siberia and so on) offer the possibility to live a decent life, a life that is not so different from the one everyone lived before. His group marches on foot, protected by guards, and is guaranteed a ration of food and the use of certain wagons with water-filtering equipment. It’s a long journey, full of terrible dangers that can come from literally everything.

And Europe, oh has it changed: Switzerland allows these groups to pass for a huge sum of money, and still survives thanks to the high mountains and the bunkers. Everywhere they go lakes and rivers are completely dry or a have turned into swamps. Other desperate men and women roam Europe in search of salvation, a boat to Scandinavia, or what else. And Livio clings to the kids of the convoy, to whom he teaches everything he knows, from history to maths: he has to cling to something, or he’ll fall like many others…

Now, while this book is not perfect, plot wise (his relationship with the kids could have been depicted in a stronger way), I definitely recommend it. Some have told me it’s not sci-fi, and it’s not even marketed as sci-fi (but then, we have a problem in Italy with sci-fi, so maybe that’s the case), but to me it is sci-fi. There’s some Wyndham-style stuff here – I’m thinking about the Kraken Wakes, especially – but Livio doesn’t stay out of the catastrophe for much: as soon as he has to come back to Italy, he’s right in the middle of it. I’ve seen and heard a lot of debate about what constitutes “Italian sci-fi”, and if post-apocalyptic fiction falls under sci-fi (I think it does) then lo and behold, we have a good example here. Leila is a descendant of one of those families that reached Italy crossing the Mediterranean in terrible conditions. And Livio and many other Italians have turned into them now, crossing a desert wasteland in hope of reaching a boat that takes them to a better life. It doesn’t get more real, more chained to the present than that.

The description of post-apocalyptic Europe is chilling, and what’s more chilling is probably that Arpaia doesn’t consider it sci-fi because to him it’s a warning. He read and studied a lot of material about climate change, global warming and the possible aftermaths, and showed us how this aftermath could look like. I feel like this is the perfect time to read such a novel. I mean, before it becomes real.

 

 

Recensione / Review: Il Re Nero

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Autore: Maico Morellini

Genere: fantascienza, cyberpunk

Note: Vincitore del premio Urania nel 2010


La storia si svolge in Italia, in una nuova realtà geopolitica chiamata Polis Aemilia, una metropoli che unisce Bologna, Modena e Reggio Emilia. La metropoli funziona come una città stato, senza dipende dal governo centrale. Cittadini e non cittadini vivono in aree diverse, ma l’economia della Polis sembra forte dato che si sono imposti come leader nel settore delle tecnologie più all’avanguardia. Nelle vie principali di Bologna, centro nevralgico di quel mondo, il crimine sembra essere scomparso. Ma nessuno ha dimenticato… quattro anni prima i Dissonanti, persone affette da una sorta di cyberpsicosi, avevano sparso molto sangue nella loro folle frenesia. Oggi niente sembra essere in grado di minacciare lo stile di vita dei cittadini aemiliani. Almeno finché una prostituta non viene trovata morta nel suo appartamento. Tutte le tracce di DNA collegano un politico ben noto alla scena del crimine. Per questo l’avvocato del politico assume Riccardo Mieli, detective privato, perché studi il caso e provi l’innocenza del suo cliente. Anni prima Riccardo Mieli era stato vittima della crisi dei Dissonanti in un modo unico, e anche se psicologicamente si deve ancora riprendere, rimane uno dei migliori detective della zona. L’omicidio della prostituta è ovviamente solo la punta di un iceberg grosso e poco piacevole, e indagando Mieli arriverà a scoprire che qualcosa minaccia l’esistenza stessa di Polis Aemilia.

 

Quando un mio amico mi aveva parlato di questo libro ne ero rimasta subito incuriosita. Ho vissuto per anni a Bologna e sono spesso a Reggio Emilia, perciò l’idea di leggere qualcosa di ambientato nella mia regione mi è sembrato davvero intrigante. L’ambientazione è, in effetti, il mio aspetto preferito di tutto il romanzo, ed è palese che Morellini ci ha lavorato su parecchio. Ma questo fattore diventa anche un problema: sono sicura che tutti prima o poi abbiamo letto un romanzo di fantascienza o fantasy in cui l’autore/autrice era così entusiasta del suo lavoro che aveva finito per riempire il romanzo di spiegoni. Fastidioso se l’ambientazione è interessante, insopportabile se non è niente di che. Fortunatamente questo romanzo finisce nella prima categoria. Sì, l’ambientazione (geografica, politica, economica, etc) è ben costruita, ma non ritengo necessario riempire il lettore di informazioni. Soprattutto quando sembra innaturale. Il vecchio stratagemma di “questa persona è nuova qui, spieghiamole cosa succede” funziona sempre, ma è strano che un cittadini aemiliano abbia bisogno di certe spiegazioni. Ci sono veri e propri casi di frasi tipo “Come lei ben sa…”.

 

Lo sviluppo della trama è interessante e ben preparato, ed è chiaro fin dall’inizio che c’è qualcos’altro sotto. Proprio per questo il finale mi ha deluso un po’. Gli avvenimenti che lo precedono tengono il lettore attaccato alla pagina, e poi… beh, è anticlimatico. Non è il difetto peggiore del romanzo, ma non nego il mio disappunto. La maggior parte della storia è raccontata dal punto di vista di Mieli, e si concentra sulle sue paure, i suoi problemi e le sue speranze. Però il punto di vista non è “stabile” come dovrebbe. Se siamo nella sua testa, come facciamo a vedere cose che lui non può vedere in quel momento? E a volte ci viene concesso di entrare nella testa di una mente malata, quella dell’antagonista… parte che ho trovato abbastanza inutile, in realtà. Soprattutto perché si comporta come un cattivo di allineamento caotico malvagio stereotipato, uccide giusto perché gli gira così, etc. Credo di capire le intenzioni dell’autore, ma invece di essere spaventata da questo personaggio ero quasi divertita dal suo atteggiamento “sono cattivissimo eh guardate ora vi faccio vedere quanto sono cattivo”.

Ho letto parecchi commenti negativi su questo romanzo, alcuni erano sembravano non gradire l’ambientazione italiana, ma è un problema tutto nostro come fandom italiano… altri si lamentavano della sua vincita del premio Urania. Difficile da commentare senza aver letto gli altri romanzi in concorso. So solo che contiene degli elementi interessanti come storia e ambientazione ma dal punto di vista dello stile non sembra un lavoro maturo.

Voto: 7,5

 


 

Author: Maico Morellini

Genre: sci-fi, cyberpunk

Notes: The title literally translates as “the black king” as a reference to chess. This book won the Urania Award in 2010.

The book is set in Italy, more specifically, in a new geopolitical reality called Polis Aemilia, a metropolis that unites Bologna, Modena and Reggio Emilia. The city is separated from the central government and functions like a giant city state. Citizens and non-citizens live in different areas, but the economy of the Polis seems quite strong, as they have imposed themselves as leaders in the field of cutting edge technology. In the main streets of Bologna, the nevralgic centre of this world, crime seems to have disappeared. But people still remember… four years ago horrible things happened, when the Dissonanti (literally “dissonants”), people affected with a kind of cyber psychosis, shed a lot of blood in their crazy frenzy. Today nothing seems capable of threatening the lifestyle of the aemilian citizens. That is, until a prostitute is found killed in her apartment. All dna traces link a famous politician to the place of the crime. Riccardo Mieli, private detective, get asked by the politician’s lawyer to study the case and prove his innocence. Riccardo Mieli has been victim of the Dissonanti crisis in his own unique way, and while he is still psychologically recovering, he is also one of the best detectives in town. The murder of that prostitute, is, of course, the tip of a very big and unpleasant iceberg, and as Mieli investigates further, he ends up uncovering a plot to destroy Polis Aemilia itself.

As soon as a friend of mine had told me about this book, I knew I wanted to read it. I have lived for years in Bologna, and the idea of reading something set in an area I know so well was really exciting. The setting is, in fact, the most brilliant thing of this book, it is quite obvious that Morellini spent a lot of time planning it. This fact, however, is also a problem: I am sure we all have read a fantasy/sci fi book where the author was so enthusiastic about their world that they ended up filling it with infodumps. This is annoying if the setting is actually that interesting, and hideous if it’s actually nothing new. Luckily this book falls within the first cathegory. I get it, the setting (geographical, economical, political, and so on) is well done, but there is no need to spoonfed the reader with information. Especially if it feels “false”. One thing is to turn to the old strategy of “new to the place, we need to tell him/her stuff”, but telling things to an aemilian citizen feels weird. There are actual cases of “As you know, Bob..” kind of sentences.

I have to admit that the development of the plot was very interesting and carefully prepared. It is clear from the beginning that there is more at stake. Which is why I was a bit disappointed by the ending. The series of events that lead to it keep the reader on the edge. And then… it’s just really anticlimatic. It’s not the worst crime of this book, really, but I can’t deny my disappointment.

Most of the story focuses on Mieli’s point of view – on his fears, problems and hopes. Except that sometimes the pov is not as steady as it’s supposed to be (if we are in his mind, why do we shift to other details he can’t be noticing?). And sometimes we are allowed access to a very deranged mind, that of our antagonist… and this part was a bit unnecessary in my opinion. Especially since he behaves like a caricature of a chaotic evil bad guy, killing just because he wants to and so on. I get Morellini’s intent here, but instead of being terrified by this guy as the reader was supposed to be, I was mildly amused by this “i am so evil u guys let me smash a bunch of kittens to show you how evil I am” personality. (disclaimer: no kitten is actually harmed in this book).

I have read many negative comments on this book, some people were disappointed by an italian setting, but this is a problem we have as a country regarding sci-fi… Some other complained that they didn’t understand why it won the Urania Award. This is hard to say because one would have to know all the other novels that competed for the prize that year. It has many good elements in terms of story and setting but stilistically speaking it’s disappointing, it doesn’t feel like a mature work.

Vote: 7,5

 

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Recensione / Review: Dimenticami Trovami Sognami

dimenticami-trovami-sognami-cop-663x900Autore: Andrea Viscusi
Genere: fantascienza
Anno: 2015
Note: pubblicato da Zona 42.

Dorian Berti è un ragazzo italiano che viene selezionato dall’ESA per un partecipare a una missione per cui si era candidato. C’è un piccolo dettaglio: non sa quasi nulla della missione, né sa quanto tempo richiederà, ma è comunque felice. Lo racconta alla famiglia e alla sua ragazza, Simona, che sembra davvero contenta per lui. Simona ottiene un permesso speciale per viaggiare assieme a Dorian e raggiungere con lui la base segreta dell’ESA dove si svolgerà la missione: uno degli scienziati principali del progetto insiste proprio che Dorian abbia qualcuno con lui, qualcuno da cui tornare. Dorian scopre che l’obiettivo non è mandarlo nello spazio, e all’inizio ci rimane male. Ma andrà comunque lontanissimo in una sorta di lungo sogno monitorato. Si aspetta di sognare per giorni, forse settimane, ma viene risvegliato dodici anni dopo…

Il romanzo è diviso in tre parti: Dimenticami segue le avventure di Dorian; Trovami ci mostra il dottor Novembre, uno psicologo alle prese con un “paziente” davvero particolare, Mose Astori, che gli parla dei suoi sogni e di cosa crede di saper fare; Sognami parla di Simona e dei suoi sogni, e degli sforzi di Dorian di tornare a una vita normale cercando di capire cosa gli sia successo in quei dodici anni, perché si sente molto diverso…
La politica di Zona 42 era quella di non accettare manoscritti ma di concentrarsi su libri tradotti. Alla lettura di DTS hanno cambiato idea (pubblicando poi un altro romanzo italiano). Il che dice già molto, se si tiene in considerazione che pubblicano pochi titoli all’anno.

Cos’ha quindi DTS di così speciale? Beh, è quel genere di fantascienza che non tratta di astronavi, alieni o tecnologia super futuristica: DTS indaga infatti sull’ultima frontiera, ossia la mente umana, usando il sogno come tema e come mezzo per esplorare l’universo – letteralmente. Un debutto ambizioso nel mondo del romanzo, se si considerano certi temi e certe rivelazioni, eppure funziona molto bene. Il libro è costruito in maniera intrigante, e sinceramente non lo volevo mai mettere giù e interrompere la lettura, perchè sapevo che ci sarebbe stato qualcosa di coinvolgente ad aspettarmi nelle prossime pagine. Ogni personaggio ha qualcosa di interessante da dire, e ciò che sarebbe potuto essere un banale cliché stile hollywoodiano viene abilmente evitato. Mi era stato descritto come “il Solaris italiano” e sapete che vi dico? Rende bene, perché è uno di quei romanzi che fanno sì che il lettore/la lettrice si chieda “cosa avrei fatto/pensato io al suo posto?”, proprio come per me è stato Solaris. E a dire il vero DTS ha parecchie cose in comune con Solaris – in senso buono, ovviamente: basta sostituire il pianeta misterioso con le profondità della mente umana, come se fosse il luogo più alieno dell’universo…

Voto: 8,5


 

Author: Andrea Viscusi
Genre: sci-fi
Year: 2015
Notes: the title literally means “Forget me, find me, dream me”. As far as I know there is no translation into english available, but if you can read Italian you should definitely consider it.

Dorian Berti is a young italian man, and he’s excited when he finds out he has been selected by ESA for a special program he had applied for. But there’s a catch: he doesn’t know much about the mission, and about how much time it will take. He has to break the news to his girlfriend Simona, who appears to be happy for him. She gets special permission to travel with Dorian to the secret ESA location where the mission will take place – indeed, one of the project’s leading scientists insists that Dorian should have someone with him, someone to go back to after the mission. Dorian quickly learns that the mission will not take him to space, and he’s disappointed at first. But he’ll go far, far away in a monitored, special kind of long dream. He expects his dream to last days, maybe weeks. He is awakened twelve years later…

The book is divided into three parts. The first one, Dimenticami (Forget me) follows Dorian’s adventures. The second one, Trovami (Find me), is about a psychologist, dr. Novembre, who gains a weird “patient”, Mose Astori. Mose tells him about his dreams, and about what he thinks he can do. Sognami (Dream me) follows Simona’s dreams and Dorian’s efforts to go back to a normal life and to understand what happened to him in those twelve years, because he feels that there’s something different in him…
Italian sci-fi publishing company Zona 42’s policy was not to accept novels by italian authors, focusing only on translated material. But when they were sent DTS, they changed their minds (and published another italian novel afterwards). That’s already saying something, if we take into account that they only publish around 3-4 books per year.

So, what’s so special about DTS? Well, it’s that kind of sci-fi that doesn’t have spaceships or aliens, nor super futuristic technology. Instead, DTS investigates the next frontier, aka the human mind, using the dream as a main theme and as a mean to explore the universe – quite literally so. It’s an ambitious debut, taking into consideration certain themes and revelations, and yet it works. The novel is constructed in a compelling way, and I really never wanted to put it down and interrupt the reading because I was sure there was going to be something fascinating waiting for me in the next pages: in terms of revealing the info to the reader it’s a very well balanced book. Every character has something interesting to say, and what could have been a boring Hollywood-like cliché is nicely averted. Someone described DTS to me as “the Italian Solaris” and you know what? It fits. It’s one of those novels that leaves the reader thinking “what would I do/think in his/her place?”, like Solaris did to me. And, surprisingly, this novel has a lot in common with Lem’s novel. The mysterious planet is replaced by the depth of the human mind, as if it were the most alien place of the universe..

Vote: 8,5