Recensione: Annientamento (film) / Review: Annihilation (film)

Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tuva Novotny, Gina Rodriguez, and Tessa Thompson in Annihilation (2018)

Genere: fantascienza, la Zona

Anno: 2018

Diretto da: Alex Garland

Cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny, Oscar Isaac etc.

Note: ispirato dal romanzo di Jeff Vandermeer Annientamento.


Lena, ex militare e ora professoressa universitaria, è incapace di affrontare la scomparsa del marito Kane, anche lui soldato. Non è mai tornato da una missione segreta, e nessuno è autorizzato a rivelarle nulla della natura della missione. Nonostante sia passato più di un anno, per Lena è davvero difficile andare avanti. Un giorno, però, Kane fa ritorno. Se lo ritrova a casa, è strano, malaticcio e non sembra ricordare molto della missione. Kane e Lena non riescono a raggiungere l’ospedale, però: dei militari li bloccano e Lena si risveglia in una struttura particolare dove la aspettano risposte che genereranno altre domande. Come altri prima di lui, Kane è entrato nell’area X, un luogo misterioso circondato da una luminescenza. Chiunque entri non fa ritorno… a parte Kane, appunto. Lena decide di unirsi alla prossima squadra che entrerà, per capire cosa è successo a Kane e se c’è ancora possibilità di salvarlo. Misteri, pericoli e stranezze la attendono nell’Area X.

Vi avverto, se avete letto il romanzo non aspettatevi fedeltà nella trasposizione, a parte alcuni elementi è una storia molto diversa. Persino il concetto di base dietro al titolo, uno dei momenti più agghiaccianti del romanzo, è cambiato. A parte il fatto che la Portman, per quanto sempre brava, non c’entra molto con come veniva descritta la Biologa del romanzo, l’Area X è costruita in maniera interessante: piante lussureggianti ma strane, fenomeni misteriosi, la creatura che caccia nella palude… nonostante la mancanza di tutta la fauna che popola il romanzo (soprattutto pennuti di vario genere, qui assenti), viene garantito quel senso di “terrore naturale”, con quegli elementi strani e pericolosi che hanno comunque qualcosa di bello. Purtroppo alcuni degli elementi fondamentali del romanzo – alcuni dei migliori secondo me – mancano del tutto, e alla fine il film è più che altro “vagamente ispirato a” che “basato su”. Più che Annientamento sembra “Il Colore Venuto dallo Spazio” di Lovecraft con elementi à la Stalker, Il Direttorato e ovviamente Picnic sul Ciglio della Strada, il che diventa un’ulteriore palata di terra nella tomba di un possibile film tratto dal mio libro preferito in assoluto (Picnic, ovvio), cosa su cui non smetterò mai di lamentarmi.

Non posso dire che ci troviamo di fronte a un caso di “era meglio il libro”, perché sono due storie molto diverse e il film è forse più godibile per chi non ha letto il libro.
In questo caso diventa una storia di fantascienza/horror con elementi visivi interessanti e una parte sul finale che è davvero inquietante anche se sembra più performance art che un pezzo di un film. La sua differenza dal libro consente al film di aggiungere elementi interessanti, come una specie di spiegazione sul mistero dell’Area X e su come funziona e cambia ciò che è all’interno, forse una delle idee migliori del film. Il finale alla fine è oserei dire migliore di quello dell’intera trilogia, sotto questo aspetto. Per riassumere: non aspettatevi una trasposizione fedele di Annientamento, ma se il mito della Zona vi affascina dategli una possibilità, non è un film orrendo.


Genre: sci-fi, the Zone

Year: 2018

Directed by: Alex Garland

Cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny, Oscar Isaac etc.

Notes: based on Jeff Vandermeer’s novel Annihilation.


Former US army soldier and now university professor Lena is still unable to deal with the disappearance of her husband Kane, also a soldier. He never came back from his last mission, and the nature and location of his mission is classified. It’s been more than a year, and yet she still struggles to come to terms with it. However, one day her husband re-appears at her door. She’s happy at first, but then she notices there’s something wrong with him, he doesn’t seem to remember much about his mission. He’s also visibly sick… but the couple never makes it to the hospital, a military team seizes both and as Lena wakes up, she’s in for some surprising revelations. Like many teams before, Kane’s had entered a mysterious area surrounded by a bright shimmer. No one has ever come back… except him, and even in that case, it’s been a full year. Lena joins a team bound to go inside, desperate to unravel the mystery that took – and is now nearly killing – her beloved Kane. Many dangers and mysteries await her and her team inside Area X.

If you’ve read the novel, be prepared: while it has the title and certain elements, this movie has little to do with Vandermeer’s Annihilation. Even the main concept behind the title, which was one of the most chilling moments in the novel, has been changed.

Apart from the fact that Natalie Portman looks nothing like you’d picture the Biologist in the novel (even if she does a great job as always), I have to say that Area X has been built nicely: the luxurious plants, the weird phenomena, the scary creature hunting in the swamp… despite the lack of birds which are omnipresent in the novel, the Area does convey that weird sense of “natural terror” the novel conveys, with possible dangers which are as beautiful as creepy as they’re supposed to be.

Unfortunately many of the core elements of the novel – arguably the best ones – are missing, and at the end the movie is just a “loosely based / inspired by” story.

It doesn’t feel like an Annihilation movie, it’s more like a Lovecraft’s “The Color Out of Space” novel, with hints of Stalker, The Snail on the Slope and Roadside Picnic (which also contribute to burying even deeper the possibility of a Roadside Picnic movie, something I’ll never stop complaining about).

I can’t effectively say the novel was better in this case, because well, they’re two very different stories. You’d probably appreciate the movie better if your mind wasn’t constantly drawn to compare it with the book. Overall it’s a sci-fi/horror story with interesting visuals – really, there’s some very well crafted stuff over there – with a weirdly creepy part near the ending that feels more like performance art than a movie. Of course, being different from the source work allows the movie for some interesting elements, including a sort of explanation for the mystery behind the area and how it changes what goes inside which is probably one of the best ideas of the movie. The ending definitely deserves praise, because – can I say it? – it’s better than the novel’s. To summarize: do not expect a faithful Annihilation movie, but if if the myth of the Zone attracts you, give it a watch, I can’t genuinely call it an awful movie.

 

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Recensione flash / Flash Review: God Decay

Autore: Rich Larson

Genere: sci-fi

Anno: 2018 (la pubblicazione su Clarkesworld)

Lunghezza: 3974 words

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/larson_03_18_reprint/


Grazie a una nuova tecnologia sperimentale l’atleta di successo Ostap è diventato lo sportivo definitivo. Non solo si è ripreso dall’incidente terribile in cui era finito, ma ha ricevuto delle migliorie corporee ad alta tecnologia che hanno plasmato qualcosa di quasi perfetto… quasi, appunto. C’è un prezzo da pagare, e problemi che sono rimasti irrisolti con Alyce, la dottoressa che si è occupata di lui e ha diretto il progetto delle sue migliorie…

Una storia carina che, comprensibilmente, vira su un tema che fa pensare a Frankenstein, dopotutto Ostap è un prometeo moderno a modo suo. Interessante la relazione tra Ostap e Alyce, anche se prevedibile sotto certi punti di vista. Lascia comunque quel senso di curiosità su cosa possa apparire dopo. Non ci sarà molta azione nel senso rocambolesco del termine, ma succedono molte cose…


 

Author: Rich Larson

Genre: sci-fi

Year: 2018 (the Clarkesworld edition)

Length: 3974 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/larson_03_18_reprint/


Thanks to new, experimental tech, the promising athlete Ostap has become the perfect sportsman. Not only he recovered from a terrible accident, but he was provided with the finest augs to create something close to perfection. But all of this comes to a price, and there are many problems left unsolved with Alyce, the doctor who supervised the project and took care of him…

 

A nice story with an understandable Frankenstein reference, it explores the theme of a “modern prometheus” in an interesting way. The relationship between him and Alyce is somewhat foreseeable, and yet nuanced enough to let us wonder what will happen next. It’s not action packed, as a story, and yet much happens…

Recensione: Corpi Ospiti / Review: HostBods

Autore: Tendai Huchu

Genere: sci-fi,

Anno: 2017 (l’edizione FF)

Note: ho letto la traduzione italiana di Francesca Secci pubblicata da Future Fiction, inclusa anche nell’antologia Storie dal domani 3. (La raccolta Corpi Ospiti di FF contiene anche il racconto Leggere le Nuvole.)


Sono anni che Simon lavora da SyncCorp, e non molti resistono così a lungo. Ma la sua famiglia ha bisogno di soldi, e vederli felici è una motivazione sufficiente a sostenere Simon nel suo duro lavoro: il suo corpo viene preso in affitto e usato per periodi limitati dai clienti della SyncCorp. I suoi capi possono metterlo in pilota automatico e mandarlo dove desiderano, o possono trasferire la coscienza di qualcun altro nel suo corpo, e in quelle ore la mente di Simon non c’è, lascia spazio al cliente.
Ovviamente una situazione del genere può portare a problemi, e ovviamente si troverà in pericolo…

Corpi Ospiti è una storia relativamente breve (sulle 30 pagine), e gioca su un’idea che mi è sempre piaciuta, fortunatamente con un risultato soddisfacente. Vediamo la vita quotidiana di Simon, ed è interessante vedere come si possa passare da “fai incontrare dei parenti dopo tanti anni” a “seduci questa persona” il giorno successivo. Non riesco però a non pensare a come alcuni degli elementi citati avrebbero enfatizzato la storia e la situazione di Simon se usati diversamente, e la storia ne avrebbe certamente giovato. Ho apprezzato il finale e nel complesso è stata una lettura piacevole. Apprezzabile dagli appassionati di cyberpunk e non solo, visto che si spazia verso temi come aziende che possiedono i nostri corpi, trasferimenti di coscienza, i ricchi contro i poveri…


 

Author: Tendai Huchu

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: I have read the italian translation by Francesca Secci published by Future Fiction.


Simon has been working for years at SyncCorp, and he does so because his family needs money. Seeing his family happy makes it easier for him to do his job, a job in which his body is rented and used for limited periods of time by SyncCorp clients. His employers can put him on autopilot and make him go wherever they want, or they can transfer someone else’s conscience in his mind, and in those hours Simon is gone and whoever rented the body is using it. Of course being used like that can lead to problems, and of course he finds himself in a dangerous situation…

An interesting, relatively short piece of fiction (around 30 pages), CO plays around an idea I’ve always been intrigued by, and it does so in a satisfying way. It’s interesting to see how Simon lives the reality of his job which might mean “let distant relatives meet” one day and “seduce this person” the day after. I can’t help but feel that a couple of elements that are mentioned in the story could have been used better, could have been used to maximize the effect of the situation in which Simon is trapped. Overall it has a satisfying ending and it was a fun read. If you’re into cyberpunk it will be your jam. After all, the themes are all there: corporations who own our bodies, conscience transfer, the poor vs the rich…

Recensione flash / Flash Review: Farewell, Adam

Autore: Xiu Xinyu, tradotto da Blake Stone-Banks

Genere: sci-fi

Anno: 2018

Lunghezza: 4617 words

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/xiu_03_18/


Il protagonista accetta di diventare tutt’uno con Adam: assieme ad altri giovani come lui diventerà uno dei cento che formano la coscienza collettiva – più o meno – della star Adam. Che si tratti di dipingere o cantare, Adam è il migliore, il più adorato, e ha tantissimi fan, soprattutto ragazzine. La paga è buona, ma non è facile rinunciare al proprio sé per dieci anni….

Non è sempre facilissimo rendersi conto se a parlare è Adam o il protagonista, anche se la storia ce lo segnala… ed è parte del gioco, è bello vedere come fatichi tra il suo ruolo di Adam e la sua personalità, ammesso che gli sia rimasto qualcosa. Dirigere le azioni di una grande star è stressante, e porta a fare scoperte particolari. Mi è piaciuto il modo in cui è stato scritto, e ha un finale interessante.



Author:
Xiu Xinyu, translated by Blake Stone-Banks

Genre: sci-fi

Year: 2018

Length: 4617 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/xiu_03_18/


The main character accepts to become one with Adam: together with other young men like him he become one of the hundreds who form the collective conscience – sort of – of the star Adam. Whether it’s painting or singing there’s no skill Adam is not a master of, and he’s got his legion of fans, especially young girls. The money is good, but it’s not easy to give up one’s own self for ten years…

Sometimes it’s hard to identify when is the main character talking and when it is Adam, even if the story tells it clearly. It’s fascinating to see how he struggles between being Adam and being himself, if he has a self left anyway. Directing the actions of a famous star is not an easy task, and I appreciated the way it was depicted here, and the ending was definitely thought-provoking.

 

 

Recensione / Review: Star Trek Discovery

Immagine correlataCreata da: Bryan Fuller, Alex Kurtzman

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Cast: Sonequa Martin-Green, Doug Jones, Shazad Latif, Anthony Rapp, Mary Wiseman, Jason Isaacs, etc.

Stagioni: 1, a second one is in the works

Note: disponibile su Netflix. Ah, e non sono una trekkie, perciò ci sarà da divertirsi.


La USS Shenzhou sta controllando un satellite danneggiato quando si trovano faccia a faccia con qualcosa di inaspettato… qualcosa che sarà la fine della carriera di Michael Burnham, la nostra protagonista. Dopo quell’evento terribile si troverà a bordo di un’altra nave della Federazione, la Discovery. Il suo capitano, Gabriel Lorca, decide che Burnham potrà essere utile alla Federazione nonostante tutto: la guerra infuria, i Klingon non sono famosi per la loro pietà, e c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Riassunto super stringato perché non voglio rovinarvi la visione. Non sono mai stata una trekkie, conosco giusto i meme di base e ho visto gli ultimi film che hanno dato al cinema. Mi sono potuta godere la serie lo stesso (anche se di sicuro mi sono persa parecchi inside jokes), perché la storia principale e i conflitti che mette in gioco sono molto promettenti. Riuscirà l’equipaggio ad accettare Burnham dopo quello che ha fatto? E lei, troverà la pace interiore? Usare la tecnologia speciale della Discovery in quel modo è eticamente corretto? Il capitano Lorca non dovrebbe preoccuparsi della sua salute mentale? E ovviamente, come faranno a vincere una guerra del genere? Non c’è bisogno di sapere il klingon per apprezzare certi temi (ma se lo sapete, ci sono i sottotitoli in klingon su Netflix). Notevole anche come ci viene mostrato anche l’altro lato della guerra, seguiamo alcuni personaggi Klingon e tutto sembra meno “noi contro di loro”, meno piatto. Ci sono anche pochi episodi filler, sembra quasi di guardare un lungo film e basta per la maggior parte del tempo: avventure, drammi personali pronti a causare tonnellate di problemi… Ho adorato fin da subito certi personaggi secondari, come Tilly e Stamets; ci sono un sacco di personaggi femminili (non tutti caucasici), ci sono personaggi LGBT, i costumi sono ottimi…

Ma c’è un bel ma. Dall’episodio 10 la trama prende una piega deludente: semplifica, riduce, cancella e “dimentica” un sacco di elementi, rovina dei personaggi promettenti privandoli del loro conflitto e delle loro complessità. Di fatto è una brutta scorciatoia che porta a un finale troppo semplice. Non so se lo consiglierei, il cast e tutti gli altri hanno fatto un lavorone, ma la trama prende quella piega lì… No, non mi pento di averlo visto, ma sono comunque delusa da certe cose.


 

Created by: Bryan Fuller, Alex Kurtzman

Genre: sci-fi

Year: 2017

Cast: Sonequa Martin-Green, Doug Jones, Shazad Latif, Anthony Rapp, Mary Wiseman, Jason Isaacs, etc.

Seasons: 1, a second one is in the works

Notes: available on Netflix. Also, I’m not a trekkie.


The USS Shenzhou is investigating a damaged satellite when they run into something strange, and there’s a surprise waiting for them… a surprise which will be the end for the career for Michael Burnham, our main character. After that terrible event, as she is heading towards her destiny, she runs into another ship of the Federation, the Discovery. Its captain, Gabriel Lorca, decides she may be still useful to the Federation, especially now that war is coming, and the Klingons aren’t known for their mercy.

This is a super short summary, because it’s funnier if you discover yourself what the story has to say. I’ve never been into Star Trek, I’ve only seen a couple of the last popular movies, I know the basic pop culture memes, and that’s it. And let me tell you, even if I’m far from a Star Trek expert I can tell you I have been able to enjoy it, because the main storyline and the other small stories are quite captivating. There’s some interesting issues at stake here. Can her crew accept her for what she has done? Can she find some sort of inner peace? Is is ethical to use the Discovery’s new engine technology that way? Shouldn’t captain Lorca get some therapy? And, of course, what hope do they have of winning that war that’s taking such a great toll on everyone’s lives? You don’t need to speak fluent Klingon to appreciate such themes (but if you do, there’s Klingon subtitles available on Netflix).

It’s also interesting to note how we get to see the other side of the war too, since we follow the adventures of some Klingon characters, which allows us to have a view on the war that’s less black and white, less “us vs them”.

I was even surprised by the small amount of filler episodes, for most of the time I felt as if I was watching a very long movie, full of adventure, personal issues, and everything else a convincing narrative needs. I fell in love with side characters like Tilly and Stamets immediately. The show is full of female characters (of various ethnic backgrounds) doing things, there’s LGBT characters… oh and the costume department did a great job.

And yet, I really don’t like the the direction the plotline took from episode 10… I felt it oversimplified everything, ruining some interesting characters and taking away depth from them and from everything that tormented them. It was a terrible shortcut and made a lot of plot elements feel weird, leading to a vastly oversimplified ending.

I’m unsure whether I’d recommend this, the cast and everyone else on set probably did a great job, but the plot really took a disappointing turn. I still don’t regret the time I spent watching it.

Recensione Flash / Flash Review: Deep Down in The Cloud

 

Autore: Julie Novakova

Genere: sci-fi

Anno: 2018

Lunghezza: 4930 parole

Dove trovarlo: numero 137 di Clarkesworld (solo in inglese)


Mariana e i suoi amici sono in missione: devono sabotare la rete di ciò che sembra la classica multinazionale malvagia cyberpunk… ma il loro obiettivo non è un satellite: in questo futuro in cui il mondo delle comunicazioni è cambiato, non si naviga in rete per hackerare qualcosa, ma si naviga in vere e proprie acque per raggiungere i server nascosti nelle profondità del mare. Non è un giochetto, i server sono ben protetti e una tempesta infuria in superficie…

L’idea dietro la storia è carina, ma c’è un problema di posta in gioco. Sì, l’azienda contro cui lottano è malvagia, ma viene sono raccontato (troppo tardi, tra l’altro), non mostrato. Sarebbe stato meglio avere un capitoletto su come il mondo di Mariane è diverso dal nostro e perché è importante combattere. A parte questo le scene di immersione subacquea sono carine e sembrano “reali”.

 


 

Author: Julie Novakova

Genre: sci-fi

Year: 2018

Length: 4930 words

Where to find it: issue 137 of Clarkesworld


Mariana and her friends are on a secret mission: sabotaging the net of what seems like your standard cyberpunk megacorp… and yet their objective isn’t a satellite: in this future where the world of communication has changed, hacking isn’t about surfing the net, but literally diving deep to the bottom of the sea where the servers are hidden. It’s not an easy task, as those servers are well defended, and a storm is raging…

I liked the idea behind this story, but I felt as if we as reader didn’t really know the stakes. Yes, the company they’re fighting against is evil, but we’re told so, not shown. It would have been better to have a small chapter about how Mariane’s world is and why it is important to fight.

Besides that the diving scenes are quite nice and feel real.

Recensione: Le Nevi del Tempo che Fu / Review: The Snows of Yesteryear

Autore: Jean-Louis Trudel

Genere: sci-fi, solarpunk

Anno: 2017 (la raccolta)

Note: raccolta di racconti brevi pubblicata da Future Fiction, contiene tre racconti i cui titoli originali sono: The Snows of Yesteryear, Le Jardin des derniers humains e Trois relations de la fin de l’écrivain.


Un giovane affronta i ghiacci e le nevi della Groenlandia per salvare un anziano, il professore, che è ferito. Paul, il nostro giovane, si domanda cosa ci faccia il professore proprio in quell’area, e lo aspetta una sorpresa.

Rufus, un artista, è arrivato nelle Cinque Terre in Italia per realizzare la sua prossima creazione, un totem fatto da materiale di costruzione di una casa ormai sommersa dai crescenti livelli del mare… ma la proprietaria della casa si oppone.

Uno scrittore che si sente incapace di vivere in un mondo in cui nessuno legge più niente – letteralmente, nemmeno le insegne, tanto le app danno tutte le info necessarie – trova un messaggio scritto in un punto inaspettato e cambia vita…

 

Cosa collega tutte queste storie? Beh, il solarpunk. Sono ottimi esempi di come mi immagino si possa scrivere una buona storia solarpunk secondo me, e sono tutti degni di interesse. Trattano temi che sappiamo essere molto importanti, dal consumo di energia all’aumento di livello dei mari, dai batteri millenari che emergono dai ghiacci in via di scioglimento all’etica nella produzione dei beni, dalle conseguenze mortali di errori passati alle speranze per un futuro migliore.

Difficile non trovarci un conflitto generazionale nei dialoghi tra il professore e il giovane ricercatore, difficile non immedesimarsi nella determinazione ostinata del giovane di sopravvivere, sulla Terra o su Marte. Come potete immaginarvi il capitalismo qui è il vero villain, ma non potrebbe essere diversamente. Adoro storie in cui gli autori di fantascienza si cimentano con i problemi del nostro tempo e cercano di immaginare un futuro diverso.

Anche se gli ideali solarpunk sono molto presenti, sono pur sempre storie, non saggi: il lettore è in ansia per Paul e il professore, spera che Rufus riesca a realizzare la sua opera e si chiede come quel messaggio cambierà la vita dello scrittore.

Lettura decisamente consigliata.


 

Author: Jean-Luis Trudel

Genre: sci-fi, solarpunk

Year: 2017 (the collection)

Notes: published by Future Fiction. Collection of three short stories: The Snows of Yesteryear, Le Jardin des derniers humains and Trois relations de la fin de l’écrivain.


A young man is facing the ice and snow of Greenland to save an old man, the Professor, who is in wounded. Paul, our young man, wonder what is the professor doing in such an area, and he’s in for a surprise.

Rufus, an artist, has reached the Cinque Terre in Italy where he is supposed to realize his next creation, a totem made out of the building material of a house now reclaimed by the rising sea levels… but the owner of the house doesn’t want him to.

A writer who feels incapable of living in a world in which literally no one reads anything (not even signs and stuff – apps give all the necessary info) and people have forgotten how to read finds a written message on an unexpected place and changes his life….

 

What is the fil rouge of these stories? Well, solarpunk. These are all good examples of how I imagine solarpunk can be written, and they are very interesting. They all tackle issues we all perceive to be very real and important: from fuel consumption to rising sea levels, from ancient microbes emerging from melting glaciers to production ethics, from deadly consequences of past mistakes to hopes for a better future.

It’s hard not to see a generational conflict in the dialogues between the old professor and the young researcher in the first story, and it’s hard not to agree with the researcher’s stubborn determination to survive, whether on Earth or on Mars. As you can imagine capitalism and unethical production play the villain’s part here, but it couldn’t be otherwise. I love reading sci-fi authors trying to deal with the dangers of our times, trying to see what kind of world we may be facing tomorrow.

While the solarpunk ideals are always present, these stories are still stories, not essays, so the reader is genuinely worried for Paul and the professor, the reader genuinely hopes Rufus will be able to convince that old italian woman to let him build the totem, and the reader genuinely wonders how will the message affect the writer who just found it. Definitely recommended.

 

Recensione Flash / Flash Review: Dead Heroes

Autore: Mike Buckley

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Lunghezza: 5037

Dove trovarlo: numero 134 di Clarkesworld.


Il nostro protagonista senza nome vive in uno strano ambiente alieno. Raccoglie frutti a forma di faccia da una foresta e si occupa di suo padre, che si trova in uno stato semivegetativo da quando il “blank”, un vuoto di memoria, gli ha fatto dimenticare tutto. Suo padre non è il solo in quella situazione, e anche il protagonista e il suo migliore amico Tim hanno problemi di memoria. Tim e il protagonista parlano sempre dei loro soldati preferiti: è passato tanto tempo da quando i soldati sono spariti nella Foresta a combattere gli Abitanti, ma le statue meccanizzate di questi eroi vagano ancora. Adorano guardare le statue… ma un giorno succede qualcosa di particolare.

Per essere un racconto così breve c’è parecchio sense of wonder. Buckley riesce a creare una foresta molto più misteriosa e inquietante dell’Area X di Vandermeer in un paio di pennellate. Anche la perdita di memoria dei personaggi è gestita in maniera interessante, ed è bello vedere personaggi come il Bibliotecario, che fanno del loro meglio per ricordare a tutti cosa sia successo e quale sia la storia di quello strano luogo in cui vivono. Ve lo consiglio se volete leggere una storia particolare e, per certi aspetti, persino originale.


 

Author: Mike Buckley

Genre: sci-fi

Year: 2017

Lenght: 5037

Where to find it: on issue 134 of Clarkesworld


Our nameless main character lives in a strange alien setting. He collects face-shaped fruits from a nearby forest as nourishment, and takes care of his father, who is now in a semi-vegetative state since the Blank has taken all his memories. His father is not the only one in that situation, it seems the small community in which our MC lives is full of people who suffer of this kind of memory loss… our MC isn’t immune either. There’s much he forgets, and the same happens to his best friend Tim, a younger guy. Both love to talk about their favorite Soldiers. It has been a long time since the soldiers disappeared into the Forest to fight the Inhabitants, but their mechanized statues still roam the place. Tim and our MC love watching the statues… but  one day, something unique happens.

It’s incredible how much sense of wonder is packed in such a short story. Buckley manages to create a forest which is creepier than Vandermeer’s Southern Reach forest in just a few brush strokes.  Even the characters’ memory losing process is interesting, and the reader is genuinely interested by other characters like the Librarian, who do their best to remind everyone of what happened and what is the history of the strange place in which they are living… definitely recommended if you want some interesting and, I dare say, original ideas well developed in writing.

Recensione: Pechino Pieghevole / Review: Folding Beijing

Autrice: Hao Jingfang

Genere: sci-fi

Anno: 2015

Note: tradotto in inglese da Ken Liu, vincitore dello Hugo nel 2016. In inglese è uscito su Uncanny (qui), in italiano è uscito sul numero 79 di Robot.


Lao Dao, un uomo che lavora in un impianto di lavorazione rifiuti a Pechino, sta cercando l’amico Peng Li in tutta fretta. Perché? Beh, perché Peng Li ha trovato un modo per raggiungere il Primo Spazio, e Lao Dao deve andarci per consegnare un messaggio. Sarà pericoloso, ma verrà pagato bene e ha bisogno di soldi per la retta dell’asilo della figlia…

Per risolvere il problema della disoccupazione e del poco spazio dove far abitare tante persone, Pechino è stata ricostruita per essere pieghevole. Quando è il turno di uno Spazio essere “sveglio” e spiegato, gli altri due lati dormono grazie a un gas soporifero e aspettano il loro turno. Lao Dao vive nel Terzo Spazio come la maggior parte delle persone, che è “sveglio” in piena notte: vediamo Lao Dao camminare in un mercato alimentare affollato alle 5 di mattina. Il Terzo Spazio è affollato da persone che cercano di arrivare a fine mese, ma le cose vanno un po’ meglio del Secondo Spazio, i cui abitanti possono ancora sperare di ottenere un lavoro nel Primo Spazio: quello abitato dall’elite, come potete intuire. Le avventure di Lao Dao lo portano nel Primo Spazio, ma non sarà un viaggio facile da fare…

La storia è molto semplice e, siamo onesti, Lao Dao è fortunato. Ma alla fine rimane la sensazione che anche se Lao Dao è a posto, è solo uno delle più di 50 milioni di persone che vivono nel Terzo Spazio, le cui vite potrebbero essere in pericolo… L’ambientazione sembra semplice, dato che ci mostra un mondo diviso tra la maggior parte della popolazione, la classe medio alta e il famigerato 1%. Sembra un’allegoria dell’attuale situazione mondiale, e non nego che lo sia, ma la faccenda è più complicata.

Che la divisione di Pechino non sia equa è facile capirlo: il Primo Spazio ha molte più ore di attività a disposizione, pur essendo abitato solo da 5 milioni di persone: robetta rispetto ai 25 milioni del Secondo Spazio e ai 50 milioni del Terzo Spazio. Sembra tutto molto reale, ed è interessante scoprire come vivono le persone nei vari spazi e come percepiscono la vita. Il mio dettaglio preferito è la parte in cui Lao Dao passa dall’altra parte…

Anche se la storia ha i suoi difetti, e ho avuto spesso l’impressione che la vicenda di Lao Dao fosse lì solo per mostrare l’ambientazione, consiglio comunque Pechino Pieghevole, perché si basa su una domanda che ci facciamo tutti di questi tempi: come affrontare l’aumento di popolazione, la necessità di risorse (spazio incluso) e la necessità di dare lavoro a tutte queste persone ora che la tecnologia sta imparando a lavorare benissimo senza aiuto umano.

Una storia interessante per tutti, appassionati di fantascienza o no. L’idea di una città pieghevole è esagerata, persino irrealistica, me ne rendo conto, ma a me quest’idea così audace è piaciuta tanto.


 

Author: Hao Jingfang

Genre: sci-fi

Year: 2015

Notes: translated by Ken Liu. Winner of the Hugo Award for Best Novelette in 2016, you can read it here.


Lao Dao, a man working at a waste processing station in Beijing, is desperately looking for his friend Peng Li. Why? Well, because Peng Li has found a way to reach First Space, and Lao Dao needs to go there to deliver a message. It’s risky, but he’ll be paid nicely and he needs the money for his daughter’s kindergarten tuition…

To solve the problem of lack of jobs and living space, Beijing has been rebuilt to, well, fold itself according to the time of the day. When it’s one side’s turn to be “awake” and unfolded, the two other sides sleep thanks to a soporific gas and wait for their turn. Lao Dao lives in Third Space like most people, where most of its activity is done at night: Lao Dao walks through a bustling food market at 5 am. If Third Space is crowded by people trying to make ends meet, things are slightly better in Second Space, where people can still dream to achieve a place in First Space: the one where only the elite lives, as you can guess. Lao Dao’s journey brings him to First Space, but it’s not an easy trip to make…

 

The story is quite simple and, let’s be fair, Lao Dao gets quite lucky. But in the end, you’re still left with the feeling that while Lao Dao may have solved his problem for now, he’s still one of the more than 50 million people who live in Third Space, and that a great danger looms over the others. The setting may seem deceptively simple: a place inhabited by the most people, one for the upper middle class and another for the 1%… just an allegory of everyday life. And while it definitely is the case, it’s still more complex than that.

The division of Beijing is obviously unfair in certain aspects, like the fact that First Space gets more hours of activity while being inhabited only by 5 million people: a mere village compared to the 25 millions of Second Space and the 50 millions of Third Space. And yet its reality is complex, and it’s definitely interesting to see how people live in the various spaces and how different they are. My favorite detail has to be the part in which Lao Dao actually gets to the other side…

 

While the story has it flaws and sometimes I felt it was just there to show off the setting, I still recommend Folding Beijing, because it starts from a question we all ask ourselves in our days: how to deal with the increase in population, the need of resources (like space) and the need to give jobs to all these people now that technology is becoming better and better at working without human input. To anyone who’s into sci-fi, this story is going to be food for thought. Is the idea of a folding city exaggerate, even unrealistic? Maybe so, but this doesn’t make it for a less interesting story, and in fact I appreciated the bold idea behind it.

Recensione Flash / Flash Review: Red Lights, and Rain

Autore: Gareth L. Powell

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Lunghezza: 5453 parole

Dove trovarlo: numero 133 di Clarkesworld (solo in inglese)


Piove a catinelle in questa classica serata di Amsterdam. Paige si beve una birra e aspetta: è in piena caccia, ma è difficile dire se finirà con lei preda o predatrice. la sua preda, Josef, vede le cose in maniera diversa. Non sarà facile fermarlo, ma non ha scelta… è troppo pericoloso, e questa non è nemmeno la sua epoca…

Il racconto è breve, ma pieno di azione e ossa rotte. Carina l’esplorazione della relazione tra Paige e Josef, e scoprire cosa li rende speciali (soprattutto Josef). Paige rimedia l’aiuto di un terzo personaggio, cosa che ci aiuta a scoprire più dettagli sulla storia visto che, come noi, non sa niente di cosa sta succedendo. Una storiella interessante a base di amicizia, viaggi nel tempo e guerre futuristiche.


 

Author: Gareth L. Powell

Genre: sci-fi

Year: 2017

Length: 5453 words

Where to find it: Issue 133 of Clarkesworld


The rain is pouring on a typical Amsterdam night. Paige is having a beer and waiting: she’s on the hunt, but it’s hard to see if she’s going to end up as predator or prey. Her prey, Josef, sees things differently. It’s not going to be easy to stop him, but she has no choice. He’s too dangerous, and this isn’t even his timeline…

This story may be short, but it’s full of bone-cracking action. It’s interesting to explore the relationship between Paige and Josef, and to see what makes both of them – especially Josef – special. Paige gains an unexpected help in the shape of a third person, which helps us as there’s a good reason to explain them (and thus, we the readers) what the hell is happening.

An intriguing short story about friendship, time travel and futuristic warfare.