Recensione / Review: Hydrostasis

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Autore Mirko Dadich

Genere: fantascienza

Anno: 2017

Note: raccolta di racconti brevi. Mi è stato inviato per recensirlo, ma la cosa non influenza il mio giudizio.


Equipaggi di astronavi che lottano per sopravvivere. Mondi in rovina. Spietate civiltà intergalattiche. Esperimenti scientifici che richiedono vite intere. La paura di un mondo che è cambiato così tanto da non essere più umano. L’amore per qualcuno divorato dall’odio… e che aveva ragione ad esserlo. C’è molto di più in questi racconti, e c’è anche tanto non detto.

La raccolta è divisa in tre parti. La prima è formata da storie scritte tra il 2010 e il 2012 già pubblicate in precedenza. L’ambientazione di queste storie varia molto. Mi è piaciuta molto la premessa semplice e agghiacciante di “Rosso”, dove vediamo il capitano di un’astronave costretto a combattere da alieni che vengono eccitati dal colore rosso. Lo stile non è ancora maturo, ma il finale è soddisfacente. Migliora con Doposcuola, dove il protagonista va a scuola e si fa una passeggiata tra le rovine di quello che era un tempo il nostro mondo.

La seconda parte è la mia preferita, ed è composta dalla storia che fa da titolo alla raccolta. Di tutti i racconti è forse quello che mi è rimasto impresso di più. Pensate che ai personaggi del Risveglio degli Abissi di Wyndham andasse tutto troppo bene? Volete vedere umani e creature degli abissi interagire? Beh, questo è il racconto che state cercando.

Come molte delle sue storie anche questa è una distopia, ma è molto più lunga degli altri racconti e c’è spazio per sviluppare la storia del protagonista. La maggior parte dei suoi racconti sono brevi e spesso consistono di un personaggio buttato in una situazione estrema per vedere che succede, meccanismo ottimo per i racconti brevi ma meno efficace per le storie lunghe. “Idrostasi” inganna, perché si finisce per avere qualche speranza per il protagonista, che vediamo gravemente ferito mentre rivive alcuni episodi del passato.

Scopriamo che in questo universo l’umanità ha incontrato l’altra grande specie che vive sul nostro pianeta, una razza che viene dal profondo degli oceani e che viene soprannominata i Ricci. Umani e Ricci diventano ben presto dipendenti gli uni degli altri, perché ai Ricci servono gli umani per fare qualcosa che loro non sanno fare. Ma non tutti gli umani apprezzano i Ricci… e sto solo descrivendo la punta dell’iceberg: vediamo come è cresciuto il protagonista, a chi ha voluto bene, come il mondo intorno a lui funzionava… e quanto è delicata la relazione tra umani e Ricci. Una storia che vorrei veder tradotta in inglese.

La terza parte, “Dopo il Lampo”, contiene delle storie ambientate nello stesso universo ma in momenti diversi, o almeno questo è ciò che ho percepito. Arrivano degli alieni con un dono per gli umani, ma non tutti lo accettano. L’equipaggio di un sottomarino deve affrontare una catastrofe inaspettata. Una coppia di amanti progettano una rivoluzione. Sono storie ambientate sulla terra o molto lontano, e ad essere onesta non tutte sono al livello di Idrostasi, secondo me.

Nel complesso, anche se lo stile di Dadich necessita ancora di migliorie, l’esperienza di lettura rimane piacevole, resta l’impressione che sia sulla strada giusta.

Non ve lo nascondo, ci sono pessimismo e violenza in queste storie (motivata però). Non ci presenta un gran bel futuro, ma dopotutto Dadich è giovane (è nato nel 1985) e, come molti di noi, non vede un gran futuro all’orizzonte… e si sa che la fantascienza parla sempre del presente.


 

Author: Mirko Dadich

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: collection of short stories. It was sent me for reviewing purposes, but as usual this will not influence my review. There is no english translation so far.


Spaceship crews fighting for their lives. Worlds in ruin. Merciless intergalactic civilizations. Scientific experiments which require literal lifetimes. The fear of a world that has changed so much it’s not even human anymore. The love for someone which is lost in hate – and was right all along. There is much in Dadich’s stories, and much else is left unsaid.

This collection is divided into three parts. The first one is made up of stories written between 2010 and 2012 and already published before. The setting of these stories varies a lot. I loved the simple yet terrifying premise behind the very short “Rosso” (“Red”), which tells us of a spaceship captain and his crew, forced to fight by aliens who find the color red exciting. The style isn’t definitely mature here, but the ending is perfect. It goes better with “Doposcuola”, (Afterschool) where our main character goes to school… and goes for a walk among the rubble of what used to be our world.

The second part is my favorite one, aka the one devoted to the story which gives the collection its title: Hydrostasis. Of all Dadich’s stories, this is the one which stuck in my brain the most. Do you think things were just too easy for the characters of Wyndham’s The Kraken Wakes? Do you want to see humans interact with creatures from the abyss? Hydrostasis is the story for you.

Like most of his stories it’s a dystopia, but it’s definitely longer than his other stories, so there is some room for development for the main character. Most of his stories do not have room for this, as they take a character and push them into an extreme situation to see what happens, which works only in short stories. “Idrostasi” almost deceives you, makes you hope for something. The main character, a severely wounded young man, revives certain episodes of his past. And we learn that in this universe humanity has met the other great species which inhabits our planet, a race which comes from the depth of the oceans and that the main character calls Sea Urchins. Soon, humans and Urchins become dependent on each other, as Urchins need humans for something they cannot do. But not all humans appreciate Urchins… I’m just scratching the surface, mind you: as this is the longest story there is room to see how the main character grew up, who his friends and lovers were, how the world worked around him… and how delicate the relationship between humans and Urchins is. I hope this story gets translated someday.

The third part  “Dopo il Lampo”, (“After the Flash”) contains some stories which are set in the same universe but in different times, but I’m not sure if all stories are set in this universe.

Aliens come with a gift for humans, but not everyone wants it. A submarine crew has to face an unexpected catastrophe. A couple of lovers plan for revolution. Many different things happen, sometimes in space, far from us in time and space, and sometimes on our dear everyday Earth. Not all the stories in this part are as good as Hydrostasis.

Overall, while Dadich’s style could use some improvements here and there, it’s nothing that damages your reading experience, and he’s definitely on the right track.

I’ll be honest, there is pessimism and violence in these stories (though most violence is there for a reason). It’s not a pretty future Dadich offers us. But Dadich is young (born in 1985) and like many of us, he doesn’t see a pretty future lining up on the horizon. And sci-fi is always about the present.

 

Recensione / Review: Abaddon

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Autore: Giuseppe Menconi

Genere: fantascienza militare/space opera/horror

Anno: 2014

Note: pubblicato da Vaporteppa.


Il maggiore William Boore era un soldato efficiente, capace di uccidere chiunque gli si parasse contro senza troppi scrupoli. Le sue medaglie parlano chiaro: è un vero eroe, ed è persino riuscito a salvare un prigioniero importante in una missione che ha richiesto la vita di suo fratello. Ora, per sua stessa richiesta, si gode una vita tranquilla a San Francisco, lontano dall’azione in Russia o nel Medio Oriente. Si è fatto assegnare alla Abaddon, un’astronave nera e immensa che si trova sospesa vicino al Golden Gate dagli anni Sessanta. Da allora non è mai successo niente: nessuno sa niente della nave, perchè entrare è impossibile visti gli scudi invisibili che la proteggono, e nessuno è mai uscito da lì. Gli abitanti di San Francisco ci si sono abituati ormai, e William Boore ha chiesto di essere assegnato alla sorveglianza dell’astronave. Non vuole più rischiare la pelle adesso, gli basta fare la guardia alla Abaddon in attesa del lavoro da scrivania che gli spetta, e godersi la famiglia.

Ma – e c’è sempre un ma – William Boore è un codardo. Le sue medaglie diranno anche che è un eroe, ma la verità è molto diversa. Se chiedete a lui, vi dirà che le medaglie mentono. Ma alla Abaddon tutto ciò non interessa: i suoi scudi invisibili spariscono, e William Boore deve entrare con una squadra e risolvere il mistero della nave. Ma come può affrontare pericoli sconosciuti se non può nemmeno affrontare sè stesso?

 

Era un po’ che volevo leggere questo romanzo, per vari motivi. Tanto per cominciare la trama mi incuriosiva molto, e poi è stato pubblicato da Vaporteppa: seguo il Duca da anni, e so quanto è esigente in fatto di scrittura, perciò l’idea di una collana diretta da lui mi sembrava una buona garanzia di qualità, calcolando che la sua politica è quella di assistere gli autori e insegnare loro come esprimere al meglio le loro idee. Magari non mi piacerà la trama a livello di gusti, mi ero detta, però sarà scritto bene di sicuro: non si sta sull’inginocchiatoio sui ceci del Duca senza ottenere nulla.

 

Così mi sono messa a leggere… ed è venuto fuori che avevo ragione. Il romanzo scorre come acqua, senza spiegoni di nessun tipo (ma facendo avere al lettore tutte le info necessarie), l’azione è descritta nel dettaglio e il difetto di William Boore è bello palese. Anche se non riuscite a immaginare come risolverà il problema della Abaddon è chiaro che finché non risolverà il suo problema personale non andrà lontano.

Di per sè la storia fa pensare a un videogioco, e dopotutto l’autore ha dichiarato di essere un fan di Dead Space. Misteriosi corridoi, cose che vogliono ucciderti dietro ogni angolo… sì, sembra proprio di trovarsi in un videogioco, ma non mi lamento: contribuisce a rendere la storia ricca d’azione, e si notano i tentativi di rendere tutto il più realistico possibile quando si tratta di armi ed effetti collaterali.

I misteri della Abaddon si sviluppano in maniera interessante, e si notano riferimenti a certe serie tv e film (nominarli sarebbe fare spoiler), forse involontari. Avrei apprezzato un po’ più di sense of wonder, ma alla fine ci sono abbastanza elementi originali per impedire che sembri una copia di questo o quello. I dialoghi a volte sembrano scritti un po’ in doppiagese; la parola “fottuto” viene usata dove si userebbe l’inglese “fucking”, generando uno strano effetto da testo tradotto.
I personaggi femminili presenti si contano sulle dita di una mano (che ha perso un paio di dita).

A parte ciò ammetto di averlo letto in un paio di giorni, perché volevo proprio sapere come sarebbe andata a finire. E adoro trovarmi di fronte a un finale che non sarei mai riuscita a prevedere (finale molto soddisfacente, tra l’altro). Credo che leggerò altro di Giuseppe Menconi (Vaporteppa ha pubblicato, di suo, anche Il Grande Strappo e Sangue del Mio Sangue).
Abaddon non cambierà la vostra vita, l’universo e tutto il resto, ma è un bel libro, ben scritto e piacevole: vale la pena dargli una possibilità.

Nota all’edizione: Adoro il fatto che ci sia una postfazione dell’autore per spiegare alcuni riferimenti presenti nel testo (di alcuni me ne ero accorta, di altri proprio no). Avrei apprezzato se i pensieri del personaggio fossero stati in corsivo (che invece è stato usato per i cartelli).


 

Author: Giuseppe Menconi

Genre: military sf/ space opera

Year: 2014

Notes: available only in Italian so far (and it’s a shame).


Major William Boore was a hotshot in the military, killing everyone who stood in his way with ease. His medals speak clearly of him: he’s a true hero. He even managed to save an important prisoner in a mission that costed him the life of his own brother, and is now enjoying a relatively calm life. Following his own request, he is posted in San Francisco, far from the action in the Middle East or in Russia. He’s assigned to the Abaddon: a triangular, black spaceship which has been hovering next to the Golden Gate Bridge since the sixties.

No one knows anything about that spaceship, except that it’s there and it’s not going anywhere. Getting in is impossible, since its invisible shields will fry anything that gets close. The citizens of San Francisco have gotten used to his presence, and William Boore is glad to have an assignment that keeps him close to his wife and kid. No more risking his life, just a few years of spaceship babysitting and then a calm desk job that will allow him to see his kid grow up.

But, and you know there’s always a but, William Boore is a coward. His medals may identify him as a hero, but he hasn’t been a hero for a long time. If you ask him, he’ll tell you his medals lie. But Abaddon doesn’t care about it, and it suddenly drops its shields. It’s up to William Boore and his team to get into the ship and pierce its mystery. But how can William face the unknown if he doesn’t even know how to face his own problems?

 

I had had my eyes on this book for quite some time, and for many reasons. First and foremost the plot seemed right up my alley. Second, it’s part of a series of books published under the banner of Vaporteppa, and Vaporteppa (yes, it’s a literal translation of the word steampunk into italian) is a special project: the main behind it, Marco Carrara, doesn’t want your book but your idea, and if he’s into it he’ll teach you how to write it at your best. Hell, Vaporteppa’s motto is Quae Nocent Docent – what hurts you teaches you.

This is why I had some expectations about this book: I’ve been following Marco Carrara on the web for quite a while, I know how demanding he is, and if he publishes something it must be a good book. Maybe I will not like the plot, but I will not have any criticism about the structure of the story and the techniques used in writing, I told myself.

 

So I jumped into reading…and it turns out I was right. The book flows like water: it has no infodumps whatsoever and yet it manages to convey all information naturally most of the time, the action is described in detail, William Boore’s fatal flaw is right there, and even if you can guess he’ll not solve the Abaddon problem until he solves his own personal problem, you have no idea how he and his squad will make it through.

At first it reminded me of a videogame, and the author is a self-professed fan of Dead Space. Mysterious spaceship corridors, things that want to kill you behind every corner… it does have quite a videogame feel to it, but I don’t complain: it makes the action fast paced, with a visible attempt to make the action as realistic as possible when it comes to the use of weapons and their side effects.

The mystery of the Abaddon was developed in an interesting way, I detected references (maybe totally unintentional) to certain tv series and movies I cannot name due to spoilers, but overall I cannot say I am unsatisfied. The dialogues could use some improvements: not in the info that they convey, but in the general style (this is an issue I will expand further in the italian translation of this review, since it pertains to our language). Worth mentioning also that the amount of female characters is significantly low.

Some more sense of wonder wouldn’t have hurt, but there’s enough original elements to avoid making it feel to much of a copy/reference to this or that work of fiction. I feel compelled to say I finished it in a couple of days, because I really, really wanted to know how it would have ended: I definitely didn’t guess the ending before it happened, that I can tell you (and it’s a very satisfying ending).

Abaddon won’t probably change you perception of the life, the universe and everything else, but it’s a fast paced well written book that you will probably enjoy.

Recensione / Review: Nessun Uomo è Mio Fratello

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Autore: Clelia Farris

Genere: fantascienza, distopia

Anno: 2008

Note: vincitore del Premio Odissea nel 2009.


Enki Tath Min è il figlio di un agricoltore in un Indonesia futuristica. Nasce e cresce in campagna, dove aiuta suo padre a coltivare il riso e dove passa del tempo coi suoi amici, ragazzini della sua età. Col tempo tutti loro sembrano trovare la loro strada facilmente, anche con un discreto successo, e Enki è ancora lì alla fattoria, a occuparsi di un padre testardo e violento. E come se non bastasse, Enki è una Vittima. In questo futuro con l’adolescenza emerge sui corpi di tutti un simbolo, una C o una V. C per Carnefice, V per Vittima. Questi segni possono essere di varie dimensioni, e di solito vengono celati coi vestiti o tramite cosmetici: sono considerati una cosa molto privata, e per un buon motivo: ogni Vittima ha il suo Carnefice, e se i segni corrispondono il Carnefice può uccidere la Vittima senza ripercussioni. Ciò finisce per dividere la gente in due gruppi, influenzando lo sviluppo della società: le Vittime tendono a essere timide, e a evitare la violenza anche se ciò significa subire, mentre i Carnefici sono nel migliore dei casi sicuri di sé, nel peggiore dei veri e propri tiranni. La percezione del proprio marchio cambia il carattere di una persona… o è il contrario? Tanti scienziati studiano il ruolo sociale e medico dei marchi. Ma Enki ha altro a cui pensare, ed è la seconda parte del romanzo che ci porta con Enki in città, un mondo dai risvolti quasi noir, dove Enki trova un lavoro particolare che lo porterà a scoprire spiacevoli verità.

 

Questo è il primo romanzo di Clelia Farris che leggo, dopo tanti consigli e raccomandazioni di amici. Non posso certo dirmi insoddisfatta: lo stile è semplice (inteso come complimento) e scorrevole, il che garantisce una lettura piacevole e una buona immersione nella storia. Adoro la fantascienza che gira intorno ai risvolti sociali delle cose: come lettrice non voglio sapere come funziona la tecnologia per i viaggi spaziali, voglio sapere come influenzano la società e la vita delle persone… perciò sono rimasta soddisfatta da questo romanzo. La mia parte preferita è senza dubbio la seconda, quando si trasferisce in città e le cose si fanno davvero interessanti. In proporzione la parte in campagna mi è piaciuta un po’ meno, perché anche lui è un personaggio meno interessante… il che non spiega, per me, come finisca sempre per sedurre a destra e a manca, soprattutto perchè ho avuto l’impressione che queste scene non servissero alla trama, servivano giusto ad annoiarmi appena arrivava la prossima bella ragazza dalle labbra turgide, i fianchi seducenti o che so io. Sì, lo so, questa è una questione di gusti personali. Però come lettrice mi annoio nel vedere che tutti i personaggi femminili ricadono nella categoria “ci va a letto o fantastica sul farlo”. Intuiamo che Enki sia un bel ragazzo/bell’uomo, ma non posso farci niente, mi annoiano profondamente queste scene.

A parte questo, i pregi di questo romanzo ne superano i difetti, e rimane un romanzo che consiglierei. Ci sono un sacco di temi che trovo interessanti, come autodeterminazione, libertà di scelta e di creazione del proprio destino… sì, c’è decisamente abbastanza materiale per tenere un lettore di fantascienza incollato alla pagina.


 

Author: Clelia Farris

Genre: sci-fi, dystopia

Year: 2008

Notes: winner of the Odissea Award in 2009. The title literally means: “no man is my brother”. No english translation is available.


Enki Tath Min is the son of a rice farmer in a futuristic Indonesia. He grows up in the country helping his father and spending time with his friends. He doesn’t have a good relationship with his father, and as they grow all his friends seem to find their own path easily, all while Enki is stuck with his violent, stubborn father. To make things worse, he’s a Victim.

In this future, everyone gains a mark on their skin as they grow up, either a C or a V. V is for vittima, C is for carnefice. Victim and Executioner. Marks are usually kept hidden with clothes or cosmetics, and are seen as something incredibly private: after all, every Victim has their own Executioner, and if their marks match the Executioner can kill their victim without repercussions. This division of the population in these two categories has a special influence on society: Victims tend to be meek and to stay away from violence, even at the cost of suffering, while Executioners are self-confident at best and bullies or oppressors at worst. The perception of one’s mark changes a person’s character, or maybe it is the marks that simply determines it? Many scientists conduct studies of the social and medical role of marks. But Enki has much else on his mind, and it’s the second half of the novel which becomes interesting, as it takes almost a hard-boiled vibe. Enki finds a special job, one that leads him to many unexpected discoveries.

 

This was my first Clelia Farris novel, read after so many friends had recommended me her work. I can’t say I’m disappointed: her style is incredibly simple (in the best sense of the word) and fresh, guaranteeing a pleasurable read that will help your immersion in the story. I really loved they way she choose to deal with the Victim/Executioner binary, and how it influences society. I really love when sci-fi is focused on the impact on society: as a reader I’m not really interested in knowing how space travel is possible, but I want to know everything about how it changes society and everyone’s daily life. This is why enjoyed the second part of the novel far more than the first, since he moves to a big city and we get see much more different types of mark-bearers. I honestly did not enjoy the section set in the country as much, especially because he is, as a character, just less interesting. Which is why I have to admit I was a bit disappointed by how many women he manages to seduce, I felt like it added nothing to the plot except boredom at the umpteenth description of a beautiful, seductive woman with rosy lips and whatnot. Yes, this falls at least in part within the realm of personal tastes, but come on, there isn’t a female character he doesn’t have sex with (or he doesn’t dream about it). Sure, we get hints that he is good looking, but I felt it was most unnecessary. Or maybe I’m just easily bored by this kind of scenes, especially when they are present in a very good book like this one.

That being said, the positive traits of this book outnumber the negative ones, and the second part makes the book a very compelling read. The interesting themes abound: self-determination, freedom of choice and how can a person craft their own destiny are just examples (no spoilers!) and there’s more than enough to keep the sci-fi fan glued to the page.

Recensione / Review: Real Mars

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Autore: Alessandro Vietti

Genere: fantascienza, distopia

Anno: 2016

Note: vincitore del Premio Italia, pubblicato da Zona 42.


Come fa l’umanità ad arrivare sul pianeta rosso, se mancano i fondi? Beh, raccogliendo i soldi dagli sponsor, ovviamente. Ed è proprio questo il piano dell’ESA, e la navicella Europe 1 parte per raggiungere Marte con a bordo Ulrike, Therèse, Konstantin e Ettore, scelti tra i migliori per questa impresa storica. Gli sponsor non si accontentano di avere i loro nomi dappertutto: per anni l’equipaggio della Europe 1 verrà seguito da telecamere piazzate dovunque sulla navicella, diventando così il reality show definitivo. Quasi tutto il mondo paga e si abbona a Real Mars per poter osservare costantemente i quattro astronauti in tutti i momenti della giornata, facendo scommesse sui possibili rapporti amorosi e sulle crisi di nervi. Ben presto tutto il pianeta Terra diventa Real Mars-dipendente. E l’equipaggio della Europe, beh, sapevano che sarebbero sempre stati osservati… ma non si aspettavano la serie di eventi misteriosi che cominciano a verificarsi, incluse le voci di un possibile quinto membro dell’equipaggio che causano parecchie notti insonni. Real Mars è determinato a diventare il reality show più famoso della storia… ma a che prezzo?

 

Ambientato in quello che sembra un futuro molto vicino, Real Mars ci mostra molti personaggi italiani dello spettacolo e della cultura a noi ben noti, ma anche tecnologie futuristiche e un’esperienza di realtà virtuale così immersiva che non sarebbe fuori posto in un romanzo cyberpunk classico. L’intero romanzo è in equilibrio tra il tragico e il comico, mostrandoci gli aspetti più grotteschi del programma. Vediamo Real Mars dagli occhi di tanti cittadini del mondo, e per fortuna il romanzo non si limita a fare la morale alle “persone dipendenti dalla tv”, mostrandoci anche coloro per cui la vista di quelle quattro persone nello spazio è una via di fuga, di consolazione, di coraggio e tanto altro. Questi frammenti ci mostrano anche quanto e come il mondo è cambiato, e lo vediamo anche tramite le pubblicità che ovviamente vengono piazzate nei momenti cruciali dello show, come vuole la tradizione televisiva.

 

Che lo stile sia particolare lo si nota fin dalle prime pagine, e le metafore e il linguaggio usati da Vietti ci costringono a non dimenticare mai come ciò che è divertente è anche triste, e viceversa. Vero, alcune metafore sembrano esagerate o fuori posto a volte, perché è un gioco molto difficile da giocare ed è essenziale non sembrare una parodia dello stile che si vuole adottare. Se siete lettori che detestano le metafore in maniera assoluta, non credo sia il libro giusto per voi, perché ce ne sono parecchie… la maggior parte delle quali sarebbero un incubo in fase traduttiva. Anche se il finale è scioccante, ho avuto l’impressione che ci fossero alcune linee narrativa lasciate aperte. Forse per scelta, perché come problemi contano poco rispetto alle vicende del finale, ma avrei voluto saperne molto di più…

In ogni caso Real Mars è una distopia che vale la pena di leggere, e spero che un giorno venga tradotta, perchè ardo dalla curiosità di sapere cosa penserebbe un non-italiano di questo romanzo. Non starebbe male su uno scaffale vicino a The Martian.


 

Author: Alessandro Vietti

Genre: sci-fi, dystopia

Year: 2016

Notes: winner of the Italia Award, published by Zona42. No english translation exists yet.


How can humanity get on the Red Planet, if there’s no money for it? Well, you gather money from sponsors, of course. And that’s precisely what the ESA does, and the Europe 1 leaves the our world to reach a far distant one. Aboard the Europe 1 there’s Ulrike, Therèse, Konstantin and Ettore, four astronauts which have been chosen among the best. The sponsors aren’t satisfied with putting their names everywhere, of course: for years the crew of the Europe 1 will be followed by everyone on Earth thanks to cameras placed everywhere on their small ship, becoming the ultimate reality show. Pretty much everyone pays and subscribes to Real Mars to get the chance to observe the four astronauts in every moment of their days, betting on future love stories and nervous breakdowns. Indeed, the whole planet becomes quickly addicted to Real Mars. And the crew, well, they knew what they had signed up for… but strange things keep happening. There’s rumors of sabotage, rumors of a mysterious 5th crew member which causes them many sleepless nights. Real Mars seems determined to become the most famous reality show in history… but at what cost?

 

Set in what looks like a very close future, the novel features many famous italian personalities belonging to the worlds of television, of culture and so on, but also futuristic technologies and an immersive reality experience that wouldn’t be out of place in a traditional cyberpunk novel. The whole novel walks on the edge between tragic and hilarious, showing us the most grotesque aspects of such a pervasive show. We see Real Mars from the eyes of various citizens of the world, and luckily the novel goes beyond a simple critique of “people are addicted to technology/television”, showing us even those for which the sight of four people in space is consolation, escape, bravery and much more.

These fragments also serve the purpose of telling us how the world has changed, and to help us with it we even have the ads of various products, strategically placed before the crucial moments of the show, like reality tv demands.

It’s easy to notice since the first pages how peculiar the style is, and the metaphors and the language adopted by Vietti force us to never forget how everything funny is also sad, and vice versa. True, some metaphors sound a bit odd and out of place, because it’s a risky game to play and it’s important not to look like a parody of what the style is supposed to sound like. If, as a reader, you absolutely loathe metaphors, maybe this isn’t the best read for you, because there are a lot of them. Most of which would also be a nightmare if someone were to translate them.

While the ending is quite shocking, I felt there were some narrative threads which had been left open. Granted, maybe it’s a choice, as if those problems do not matter if compared to what happens in the end, but there’s much more I would have liked to know…

Still, Real Mars is a dystopia I consider definitely worth reading, and I hope it gets translated someday, because I would love to know what a non-Italian would think of this novel…. it wouldn’t be out of place on a shelf next to The Martian.

Recensione / Review: Delitti dal Futuro & Utopia Morbida

Autori: Autori vari, a cura di Gian Filippo Pizzo (Delitti dal Futuro), Fabio Lastrucci (Utopia Morbida)

Genere: fantascienza, giallo (con elementi cyberpunk)

Anno: 2016 Delitti dal Futuro, 2014 Utopia Morbida

Note: Il primo è una raccolta di racconti di fantascienza di autori italiani pubblicata da Istos Edizioni, il secondo è un racconto breve di fantascienza pubblicato da Asterisk Edizioni (e poi da Delos). Entrambi mi sono stati mandati in cambio di una recensione.


 

Delitti dal Futuro è una raccolta di racconti ambientati in Italia che uniscono elementi del giallo tradizionale e della fantascienza (non necessariamente cyberpunk). Quindi sì, ci sono crimini che vengono commessi: spesso si tratta di omicidi, con interessanti eccezioni, perché le leggi nel futuro cambiano e possono nascere nuovi crimini. Ma perlopiù si tratta di omicidi, perché per quanto la tecnologia possa progredire e il futuro possa essere diverso dal presente, la gente non smette di ammazzare. E qualcuno dovrà gestire queste morti (e non solo).

C’è un uomo che sta per essere condannato a morte e manda una lettera per spiegare le sue azioni. Un altro che viene arrestato e afferma di venire dal futuro. Una spia/soldato del Vaticano del futuro deve scoprire cosa c’è dietro a un evento terribile. Un agente riceve dei speciali potenziamenti per seguire tracce in maniera innovativa. Un professore che sa recitare a memoria la Divina Commedia viene ucciso apparentemente senza motivo. Sono futuri in cui succedono cose strane, e gli avvocati, detective e parenti delle vittime dovranno svelare dei misteri interessanti. Ammetto che mi sono piaciuti molto questi racconti, alcuni sono delle vere e proprie gemme, come Un’Altra Storia Nella Roccia Imposta di Franco Ricciardello e Il Profumo del Peccato di Giovanni Burgio. Ma per quanto sia normale per un recensore fare preferenze in contesti di antologie come questa, ci tengo a precisare una cosa: non ci sono storie brutte qui. Anche se alcune storie mi hanno coinvolta di più per vari motivi, sono tutte storie di qualità che vale la pena leggere. Gli elementi fantascientifici non sono mai relegati sullo sfondo ma sono collegati alla natura dei crimini, e alcune storie possiedono la complessità di personaggi e/o ambientazioni degna di romanzi veri e propri.

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Utopia Morbida non fa parte della raccolta, ma mi è stato inviato dall’autore nello stesso giorno di Delitti dal Futuro, e ho deciso di approfittare della coincidenza, soprattutto visto che è un racconto e non faccio recensioni di singoli racconti di solito.

Anche questa storia è ambientata in Italia, e ci mostra uno strano futuro. Il governo usa una forza militare, il Pugno, e un gruppo di scienziati e ricercatori, per risolvere un problema causato da una ribellione unica nel suo genere e che avrà conseguenze inaspettate… ma non vi dico altro! Mi è piaciuta la strategia di utilizzo di molteplici punto di vista per mostrare al lettore gli eventi attraverso tanti piccoli frammenti, anche se è un peccato che alla fine non ci sia un vero protagonista (forse Aida e Viola potrebbero essere considerate tali). Forse funzionerebbe meglio, come tecnica, in un romanzo più lungo. Detto ciò la storia e l’idea che ne costituisce la base sono interessanti, se non audaci – capirete leggendo.

Darò un voto unico a entrambi visto che, nel complesso, possono essere considerati dello stesso livello.

Voto: 8


 

Authors: Various authors, edited by Gian Filippo Pizzo (Delitti dal Futuro), Fabio Lastrucci (Utopia Morbida)

Genre: sci-fi, crime(with hints of cyberpunk)

Year: 2016 Delitti dal Futurouturo, 2014 Utopia Morbida

Notes: The first, whose title literally translates as Crimes from the Future is a collection of sci-fi crime stories by various Italian authors published by Istos edizioni, the second one is a sci-fi short story (literally translated as Soft/Comfortable Utopia) published by Asterisk edizioni. Both works were sent to me in exchange of a review, and I decided to put them together. As far as I know, no one of these has been translated into English.


 

Delitti dal Futuro is a collection of short stories set in Italy that mix traditional crime elements and the wildest sci-fi tropes. So yes, crimes are committed: mostly murder, with some notable exceptions, because laws in the future change and new crimes can be introduced. But mostly, it’s murder, because it doesn’t matter how advanced the technology gets, how different the future is, people still kill. And someone will need to deal with those deaths or other crimes.

A man is going to be executed to death, and sends a letter to explain his actions. A man is arrested and claims to come from the future. A spy/soldier working for a futuristic Vatican needs to find out why something terrible has happened. An agent is augmented to follow tracks in an unique way. A professor who can recite the Divine Comedy by heart is murdered for no apparent reason. Many weird things happen in these futures, and lawyers, detectives and relatives of the victims have to find out what’s going on. Personally I loved these little stories. There’s some veritable gems in there, my two favorite ones being Un’Altra Storia Nella Roccia Imposta (“Another Story Carved in Stone”) by Franco Ricciardello, and Il Profumo del Peccato (“The Scent of Sin”) by Giovanni Burgio, but really, while is it natural as a reviewer to have favorites when it comes to the short stories collected in anthologies, I want to reassure you of one thing: nothing here will disappoint you. So while some stories spoke to my heart/mind/soul/whatever as a reviewer more than others, there’s still great quality in here, and all stories are worth a read. The sci-fi elements are never background details but are deeply connected to the nature of the crimes, and some stories held the complexity of characters and/or setting and plot worth of bigger novels. If you can read Italian, read this, you’re going to enjoy this collection.

 

Utopia Morbida is not part of the collection, but was sent to me by the author on the same day as Delitti dal Futuro, and I’ve decided to take advantage of this coincidence, especially since it’s a short story and I usually don’t do reviews of single short story. This story too is set in Italy, and introduces us to a weird future. The government is using a military force, the Fist, and a group of scientists and researchers to solve a problem caused by a rebellion unique in its nature, and which will have unexpected results… No spoilers! I liked the strategy of employing multiple povs to show the reader what is happening through small fragments, even if it’s a pity because there is no unique main character (with the exception, perhaps, of Aida and Viola). It would definitely work better on a longer novel. That being said, the story and the idea behind it are interesting if not challenging – you’ll find out what I mean by reading it.

I am giving an unique vote to both works since, overall, they can be considered on the same level.

Vote: 8

Recensione / Review: Cronache di Mondo9

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Autore: Dario Tonani

Genere: Sci fi, steampunk, dystopia

Anno: 2015

Notes: Uscito come Urania Millemondi.


La raccolta unisce tutte le storie di Mondo9 pubblicate nel corso degli anni, ed è divisa in due parti: la prima, Mondo9, è una raccolta di racconti collegati l’uno all’altro da un fil rouge che scoprirete leggendo; la seconda, Mechardionica, è un romanzo breve di cui in futuro uscirà il seguito (e sono molto curiosa di leggerlo).

I racconti si possono definire steampunk nel senso in cui Mad Max si può definire dieselpunk: ci si riferisce al livello tecnologico, non ai momenti storici in cui sono di solito ambientati i generi. Niente signorine vittoriane, corsetti o ombrellini qui. Ma molti ingranaggi, e olio, e sporcizia. I racconti sono ambientati su un pianeta ostile con grandi aree desertiche. Non è tutto deserto però, ma in compenso non c’è clima o ambiente che non sia mortalmente pericoloso. Le sabbie di quel mondo nascondono molti pericoli e segreti, e solo le gigantesche navi del deserto possono viaggiare in relativa sicurezza. C’è una guerra in corso, ma non è chiaro chi è contro chi, e conta poco: ciò che conta è la vita degli abitanti di Mondo9: che siano capitani di navi, nomadi, raccoglitori di rottami o altro, devono affrontare giganteschi fiori mangiaruggine, sabbia esplosiva e una malattia che trasforma gli esseri umani in metallo.
Anche se Naila, la protagonista della seconda parte, è decisamente degna di nota, si ha l’impressione che le vere protagoniste siano proprio le navi.

Giganteschi titani su ruote che possono essere il luogo più sicuro del mondo e quello più pericoloso allo stesso momento. Salvano la vita del comandante Garrasco nel racconto Cardanica, ma a che prezzo? Difficile rivelare qualcosa senza rovinarvi la sorpresa della scoperta, quindi non dirò molto altro. Ci sono altri temi ed elementi, ma non vi dico niente… sarà bello scoprirli nella lettura.

Ho apprezzato molto lo stile di Tonani, l’universo che ha creato sembra molto reale e tutto sommato originale. Sembra quasi di sentire l’odore dell’olio e il suono degli ingranaggi delle navi durante la lettura. Vorrei dire che è una specie di Mad Max in chiave steampunk, ma non è del tutto vero: c’è il deserto, il metallo, la ruggine… ma è diverso. Non è una Terra postapocalittica, ma un altro pianeta, un luogo davvero alieno.

Rimane una lettura che consiglio. L’ho preso a Stranimondi due anni fa incuriosita dalla presentazione, ed era l’ultima copia rimasta. Sono felice di averlo preso perché l’ho finito nel giro di due viaggi in treno e per poco non dimenticavo di scendere, il che la dice lunga… è stato il mio primo excursus nella fantascienza italiana e il primo libro di un autore italiano recensito per il blog su Tumblr nel tentativo di incuriosire i lettori e di tentarli a provare una fantascienza diversa da quella anglofona. E mi ha fatto piacere scoprire che il cliché degli italiani che non sanno scrivere la fantascienza non è sempre vero.
Vote: 9


 

Author: Dario Tonani

Genre: Sci fi, steampunk, dystopia

Notes: The title literally translates as Chronicles of World9, and it is a collection of stories set in the same narrative universe. Only some of these have been translated into english so far, but since even steampunk patron saint Paul di Filippo appreciated them a lot and they won various prizes around the world, it is likely that some more stories will be translated in the future. The japanese translation of some stories is also available.

The volume I am reviewing is the collection of all Mondo9 stories united in a single book. It is divided in two parts: the first one, Mondo9, is made of short stories linked by a fil rouge you will have to discover for yourself, the second one, Mechardionica, is structured more like a short novel (which the author said will have a sequel I am eagerly waiting for).

These stories are steampunk in the sense that Mad Max is dieselpunk: it’s referred to the level of technology, not to the historical eras in which things tend to be set in those novels. No victorian ladies, corsets or parasols here. But plenty of gears – and oil, and dirt. The stories are set on a hostile planet where the desert, where most stories are set, is as hostile as the jungle, or as the mountains. The sand of this world hides many dangers and secrets, and only the giant desert ships can travel in relative safety. There’s a war going on, it’s unclear between who and it doesn’t matter: what matters is the life of people of Mondo9, be ship captains, nomads, scavengers, who have to deal with giant rust-eating flowers, explosive sand, and an illness that turns people into metal.

Although Naila, the main character of the second book is definitely noteworthy, you get the feeling that (especially in the first part), it’s the ships who dominate the scene. Cathedral-sized wheeled ships that can be the world’s safest place and the most dangerous one at the same time. They save commander Garrasco’s life in Cardanica… but at what price? It’s hard to tell you something about these stories without spoiling all the fun of the discovery. There are themes and subjects I am not touching – intentionally. Why spoiling the fun?

I really enjoyed Tonani’s writing, his world feels very real and, I dare say, original. You can almost smell the oil and hear the sound of the gears of those behemoths while reading. I would like to say it’s like a steampunk Mad Max – but that’s not entirely accurate: there is the desert, the gear, the metal…but it’s different. This is not a post-apocalyptic earth but a different planet which truly feels alien.

If you are italian and can get your hands on the Urania edition, do it because it’s definitely worth it. And it’s cheap, which always helps. English-speaking people can find the ebook of Cardanica on Amazon (link).

I know not many of you will be able to read the whole book, which is why I have had quite the internal debate whether to write this review or not. But the book is amazing. I bought it at StraniMondi, a sci-fi con in Milan, and I am very glad I got the last copy. I finished it in two train trips and it kept me so interested I almost missed my stop. And there is an ongoing cliché that italians can’t write sci-fi, so I am glad to see that there’s someone who can demonstrate that it’s not true.

Vote: 9